Province, secondo i sindaci cremaschi è essenziale salvaguardare i diritti dei cittadini

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La Provincia di Cremona non ha i requisiti previsti dal Governo per permanere: allora, cosa cambierà per il territorio? Nell’attesa che vengano definite le nuove realtà provinciali, mediante gli accorpamenti, il Comune di Crema si è attivato, promuovendo un’assemblea dei Sindaci per discutere le tante opzioni possibili. Il dibattito è destinato ad accendersi. Non solo Crema, ma anche alcuni Comuni del cremasco preferirebbero aggregarsi, per questioni di vicinanza geografica, condivisioni di servizi e identità culturale, a zone limitrofe come la bassa bergamasca nel caso di Sergnano, Capralba o Vailate, o come il bresciano, per quanto riguarda Soncino. Abbiamo ascoltato alcuni esponenti del mondo politico cremasco. Su una cosa sono tutti concordi: Crema non deve perdere il ruolo di punto di riferimento per il cremasco.

Il sindaco Stefania Bonaldi ci ha spiegato: «Credo che in questo momento i territori debbano essere protagonisti, sia sul profilo istituzionale,  sia con un coinvolgimento delle categorie economiche e sociali. Certamente la storia ed i legami del passato hanno il loro peso, ma sulla nuova geografia provinciale è opportuno riflettere a mente serena e con uno spirito “laico”, in quanto è giusto che influiscano anche elementi quali l’economia, i collegamenti viabilistici, eventuali nuovi legami culturali, i flussi del pendolarismo. In questo senso ritengo interessante e suscettibile di riflessioni, comunque, da valutare insieme al territorio, la vicinanza con il lodigiano, specie laddove il cremonese spostasse davvero il proprio baricentro verso l’area mantovana. Non mi spiacerebbe pensare ad una provincia dell’Adda, che potrebbe raccogliere anche il trevigliese e Cassano d’Adda. In ogni caso è chiaro che la decisione è complessa e richiede una valutazione insieme al territorio cremasco».

Antonio Agazzi, ex candidato sindaco del Pdl, commenta:  «Giudico positivamente l'ipotesi di aggregazione tra le attuali province di Cremona, Lodi e Mantova, a patto che il capoluogo - ovvero il baricentro decisionale e la sede dei principali servizi - resti collocato a Cremona. Se si decentrasse a Mantova, il cremasco e il lodigiano sarebbero marginali: in tal caso, liberi tutti e, quindi, il cremasco potrebbe considerare con favore un’integrazione con la provincia di Bergamo, magari portando con sé anche il territorio di Lodi. Si tratta, allora, di trovare una soluzione che non ci releghi ai "confini dell'impero", causando disagi ai cittadini che dovessero rapportarsi con servizi ubicati in un capoluogo eccessivamente distante».

Simone Beretta, uomo forte del Pdl in città, è convinto che la nostra provincia debba in primis rimanere unita: «Parto dal dato imprescindibile che il nostro territorio, la nostra provincia, rimanga unita. Poi, che si porti dietro Lodi». Contrario alla riorganizzazione delle province il consigliere comunale della Lega Nord, l’onorevole Alberto Torazzi: «Per la Lega,  i tagli da fare sarebbero quelli delle prefetture e non quelli delle province» spiega.  «Se proprio dobbiamo scegliere, l’idea di Crema con Lodi ed altre realtà della bassa Lombardia, è quella che riteniamo più consona e che permette la tutela di alcuni servizi. L’accorpamento con Mantova rischia di spostare alcuni servizi in quella direzione e quindi di allontanarli dai cremaschi, in alcuni casi di oltre 100 km. Infine, cosa da non sottovalutare, ci sono delle specificità economiche, agricole ed identitarie che ci avvicinano sicuramente più a Lodi che ad altre realtà».

La tutela dei servizi per i cittadini del territorio cremasco è anche la bussola che muove il ragionamento di Emanuele Coti Zelati di Sinistra Ecologia e Libertà. Il consigliere comunale ritiene che la questione del nuovo soggetto provinciale debba tenere conto dell’interesse dei cittadini e che sia giunta l’ora di dare a Crema la leadership territoriale mancata sino ad oggi: «Dobbiamo pesare» commenta, «non solo come città, ma come città capo-comprensorio. Qualunque scelta venga fatta vanno salvaguardati i servizi per i cremaschi chiedendo garanzie per la nostra aggregazione. Spero che in questo caso non si ripeta lo stesso “errore” di ritardo fatto per il tribunale, ma si provi a coinvolgere tutto il territorio, non solo a livello istituzionale ma anche portando al tavolo le aziende e i rappresentanti delle categorie economiche».

Mette invece un freno alla questione,  Agostino Alloni. Il consigliere regionale del Partito Democratico ritiene di non avere una risposta alla domanda diretta “Con chi preferiamo andare?”. Per lui, i tempi non sono ancora maturi. Va avviato un ragionamento che non può essere fatto su stimoli ideologici o di singole preferenze: «Bisogna identificare ambiti ottimali» spiega Alloni, «e non cadere nelle logiche campanilistiche. Il ragionamento geografico non tiene. Si deve ragionare cercando di mettere insieme territori complementari dal punto di vista economico, culturale e soprattutto dei servizi perché vi sia una fattiva integrazione e l’essere accorpati l’uno all’altro rappresenti per i territori un valore aggiunto e non una serie di disagi». Una prima indicazione ufficiale verrà il 31 luglio,  con l’incontro che il sindaco Bonaldi ha indetto con i sindaci del nostro territorio. Saranno loro infatti, i veri protagonisti della discussione.

Di Michela Bettinelli Rossi

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