Accorpamento delle Province: perché non con Brescia?

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Sembrava che la questione Province passasse sotto silenzio: in realtà, si sono aperti tanti scenari, tanti problemi. La provincia di Cremona non ha i numeri per sopravvivere: che accadrà? Quali saranno i futuri assetti, per ora resta un mistero: il presidente della Provincia Massimiliano Salini dichiara, infatti, di voler trovare un accordo con Lodi e Mantova, ma di fatto pare che, per il momento, quest'ultima ipotesi non sia percorribile. Intanto crescono le preoccupazioni dei sindaci del territorio, rispetto alle future competenze di cui dovranno farsi carico dopo la soppressione della Provincia a cui, ricordiamo, resteranno le sole competenze in materia ambientale, di trasporto e di viabilità, salvo diverse decisioni della Regione.
Ne abbiamo parlato con Giuseppe Torchio, presidente del Gal Oglio Po ed ex presidente della Provincia.

La discussione sull'accorpamento delle Province continua, ma qualcuno sostiene che il presidente della Provincia, Salini, stia trascurando Mantova. E' vero? A quale rischio potrebbe portare tutto ciò?

«Mi pare si stiano facendo troppe proposte senza arrivare a una soluzione definitiva. Prima si punta verso Piacenza, che si trova in un'altra regione, un territorio vicino ma difficilmente componibile, e si dice ai giornali che si farà la "Santa Alleanza"; poi si va a Lodi e se ne ipotizza un'altra ma nel frattempo si sussurra quanto sarebbe meglio accorparsi con Mantova. In questo modo era matematico subire l'iniziativa dei territori: dapprima i sindaci di Crema e Lodi, che in piena e lecita libertà si incontrano a prescindere dalle Province interessate; poi l'assemblea dei sindaci cremaschi - convocata senza la Provincia; quindi una parte del Casalasco che se si va a Lodi sarebbe fatalmente attratta da Mantova, per non parlare dell'area dell'Oglio, che si dichiara attratta da Brescia. Per quanto riguarda la questione Mantova, ho incontrato proprio nei giorni scorsi - durante l'iniziativa di solidarietà con i terremotati dell'Emilia e del Mantovano - il presidente virgiliano Alessandro Pastacci, il quale si lamentava di essere stato mantenuto nell'angolo da Cremona.

Mi chiedo se l'incontro di Salini con il Pd, avvenuto nei giorni scorsi ad insaputa degli altri gruppi consiliari, preluda a una grande provincia del Po (Cremona-Mantova-Lodi) che metterebbe insieme l'area agricola della Regione con un milione di abitanti, oppure se esista qualche apertura alla proposta di una convergenza con Brescia, affacciata da più parti ma lasciata nel cassetto».

A proposito: lei aveva ventilato anche l'ipotesi di una fusione tra Cremona e Brescia: questo potrebbe portare dei vantaggi al nostro territorio? E se sì, quali?

«Non a caso avevo accennato a questa ipotesi, perché conosco la vitalità, la forza e l'estro dei bresciani, che compongono una realtà di prim'ordine sul piano finanziario, senza gli esuberi di Mps (Monte Paschi Siena) che ha inglobato Banca Agricola Mantovana, o del Banco Popolare che ha inglobato le Popolari di Crema, Cremona e Lodi. Qualcuno ignora la finanza cattolica bresciana? La capacità imprenditoriale della Leonessa? Le intese nel campo delle autostrade e delle infrastrutture come nel settore delle società dei servizi pubblici locali? Certo non si può ignorare come la capacità di impresa bresciana si sia sviluppata anche a livello della stessa agricoltura cremonese.

A mio avviso è importante la capacità di dialogo e di alleanza con le aree forti. Con Martinazzoli alleato abbiamo istituito il Pendolino diretto con Roma, realizzato la A 21 Piacenza-Cremona-Brescia, ipotizzato una nuova polarità aeroportuale a Montichiari. I nostri attuali amministratori, invece, stanno facendo morire tutto. Hanno perso il Pendolino, privatizzano le autostrade, dopo aver fatto le opere sul bresciano dicono che la Cremona-Mantova non avrebbe una mole sufficiente di traffico e mettono il difficoltà la stessa funzionalità del Migliaro. Sono succubi dei milanesi che hanno inserito i propri uomini nelle partecipate, al posto dei cremonesi, e non sono capaci di immaginare una task force in grado di contrastare una politica trentennale che ha drenato tutte le risorse per lo sviluppo a Nord di Milano mentre il Sud è stato abbandonato».

Al di là di quelli che saranno gli esiti di questa operazione, secondo lei dall'eliminazione della Provincia ne deriveranno benefici? I Comuni sono pronti a ricevere eventuali nuove competenze?

«Oggi come oggi i Comuni non sono nelle condizioni di accogliere le deleghe proposte. Basti pensare che solo due presidenti delle conferenze dei sindaci su 14, di fronte alla situazione drammatica dei tagli del welfare, si sono presentati al negoziato con la Regione, e che molti rappresentanti nemmeno si presentano alla Conferenza delle Autonomie Locali; o ancora si pensi che la Regioni li ha di fatto estromessi proprio dalla legge sulle risorse idriche. Con questi presupposti mi chiedo come faranno a gestire situazioni delicate come urbanistica, territorio, cave e discariche, quando il voto pro quota e non più pro capite dei grandi comuni metterà fatalmente i più piccoli nella posizione di essere succubi delle loro decisioni, impegnati in un processo di aggregazione di funzioni che proprio la provincia ha propiziato. Tra l'altro tutto questo si accompagna con l'abolizione del voto diretto per il presidente ed il consiglio provinciale e tornando ad una situazione medievale dei "grandi elettori". Inoltre i Comuni dovrebbero assumere il personale. Ma con i chiari di luna di Roma che incamera e non delega le risorse, l'esperienza insegna che "forse e tardivamente" giungeranno le risorse nel frattempo anticipate».

Il fatto che determinate funzioni passino alla Regione cosa potrebbe comportare per il nostro territorio?

«Ho l'impressione che si stia assistendo a una riforma "gattopardesca". Preferivo allora amministratori a titolo onorifico, invece della loro soppressione, perché non ho mai pensato che possano essere stati i 17 euro lordi di gettone di presenza ai consiglieri - ora soppressi nei comuni come in provincia - a trascinare sul lastrico la Repubblica quanto le decisioni verticistiche di un ceto politico spesso incapace di emendarsi e troppo preoccupato di perpetuare sé stesso. E in una Regione con 1540 comuni e 10 milioni di abitanti, invece di concentrare competenze nei Pirellone 1 e 2 forse dovrebbe essere il momento federalista della devolution per le cave, le discariche, l'amianto... o dobbiamo attendere che ne mandino ancora un po' nelle patrie galere per capire che questo centralismo burocratico fa arrabbiare la gente e non aiuta a governare in maniera corretta?».

di Laura Bosio

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