Casa di riposo, il centrosinistra si interroga

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Crema - Dopo il no dell'amministrazione comunale al progetto «Cittadella per gli anziani», proposto dalla Fondazione Benefattori Cremaschi, il sindaco Stefania Bonaldi ha avviato un tavolo di confronto con tutti gli attori impegnati a vario titolo nel settore della terza età, per dare il via al suo obiettivo: realizzare una fotografia dell'esistente e fornire risposte ad ampio raggio, che non si limitino alla questione della residenzialità ma che affrontino interventi più ampi, finalizzati all'integrazione degli anziani nel tessuto sociale.

«L’accezione sanitaria di residenzialità deve lasciare spazio a una prospettiva sociale e comunitaria» precisa il sindaco. «Lo sviluppo di residenzialità alternative alle Rsa sembra essere un’esigenza prima che una scelta, considerati la crescita della domanda e i relativi mutamenti legislativi e di finanziamento. In generale, occorre rimettere al centro del programma la complessa rete di servizi e opportunità per gli anziani, che già oggi sono presenti in città e che, nei prossimi anni, dovranno necessariamente trovare uno sviluppo innovativo, sostenibile e coordinato, per non rischiare di trovarci impreparati a numeri e fenomeni che già oggi sono problematici, ma che domani saranno esplosivi. Per uscire dagli schemi e promuovere nuove strategie di intervento, serve creatività, per cui si lavorerà tutti insieme, confrontandosi per individuare obiettivi specifici e concreti, che dovranno tradursi in scelte progettuali da perseguire entro i prossimi anni».

Quattro i filoni di lavoro: riqualificazione dei servizi e delle opportunità di domiciliarità, aggregazione e tempo libero, sviluppo di nuove forme di residenzialità e riconoscimento della dimensione di valore all'interno della popolazione anziana della comunità. La Fondazione Benefattori Cremaschi rimane ovviamente una delle protagoniste di questo confronto, soprattutto sul versante della residenzialità, e proprio al suo presidente, Walter Donzelli, chiediamo un parere riguardo al nuovo corso.

«Quello adottato dall'amministrazione comunale è un metodo sicuramente opportuno e, da parte nostra, intendiamo collaborare, nel rispetto dell'autonomia di ciascuno. Ci rivedremo tutti ai primi di settembre e, in quella occasione, avremo una panoramica della popolazione anziana e dei suoi bisogni. Di certo, posso dire che, per quanto ci riguarda, abbiamo liste d'attesa attorno alle 200-250 persone. Per questo motivo, pur essendo d'accordo con la nuova visione del Comune, non più improntata alla sola residenzialità, sono altrettanto convinto che l'esigenza di quest'ultima non si ridurrà: prima di tutto per l'entità delle richieste che ho sottolineato prima e, poi, perché riteniamo che l'assistenza domiciliare tout court non possa essere sostitutiva dell'assistenza in strutture apposite, anche per le difficoltà, non solo economiche, che deve affrontare una famiglia che voglia accudire un proprio parente a casa sua».

A questo proposito, proprio in seguito alla diminuzione dei contributi regionali che, tra l'altro, a partire dall'anno prossimo, verranno assegnati sotto forma di voucher su misura per ogni ospite della casa di riposo, è urgente l'esigenza di fornire un servizio qualitativamente valido e a costi competitivi, che avrebbe potuto essere garantito da una struttura adeguata e funzionale, come poteva essere la «Cittadella dell'anziano». Questa ipotesi, però, appartiene ormai al passato. Il presente, invece, parla di un aumento delle rette - il secondo in un anno - e di un disavanzo di 750mila euro, dovuto proprio alla diminuzione del budget regionale e all'aumento del costo della vita. Dal tavolo di confronto, è emersa l'ipotesi alternativa di ristrutturare l'ex Misericordia, nell'edificio davanti al kennedy.

Il presidente Donzelli ne è consapevole, ma non nasconde qualche perplessità: «Attualmente, siamo già divisi in due strutture diverse. Se aggiungiamo una terza,  i costi saranno destinati ad aumentare ulteriormente. Un esempio banale: si richiederebbe l'apertura di una nuova portineria. Senza contare che, per il restauro, dovremo vendere alcuni nostri beni e che la situazione economica non è rosea. È bene ricordare che siamo un ente di diritto privato, per cui dobbiamo fare molta attenzione alla gestione dei conti, in quanto il disavanzo è interamente a carico nostro, non ce lo ripiana nessuno».

L'ambizione della Fondazione, comunque, è quella di arrivare a coprire tutti i servizi per anziani e, al momento, ne manca solo uno: gli appartamenti protetti. Per riuscirci, però, deve vincere la concorrenza di un'altra fondazione, quella dell'Housing sociale, a cui il Comune sta pensando di farli realizzare all'interno degli ex Stalloni. «Gli appartamenti si definiscono “protetti” perché chi li gestisce deve garantire una serie di servizi, che vanno dalla lavanderia, all'infermieristica e al pronto soccorso» invita a riflettere Donzelli. «Servizi  che, per avere costi sostenibili, dovrebbero essere collegati a una struttura che li offre già. In questo caso, quello dell'ex Misericordia è un edificio adatto allo scopo».

di Gionata Agisti

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