Vacanze estive, privilegio per pochi

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Il tanto temuto esodo del primo week end di agosto che si pensava avrebbe paralizzato la rete autostradale non si è verificato, per la gioia degli automobilisti che si sono effettivamente messi in viaggio. Meno felici, invece, i gestori delle attività nelle principali località turistiche, che devono fare i conti con un agosto decisamente meno florido se paragonato agli scorsi anni. Rispetto allo stesso mese del 2011, Federalberghi denuncia infatti un calo del giro d'affari pari al 22%.

La crisi, insomma, continua a farsi sentire e a pesare sul bilancio delle famiglie italiane: rispetto allo stesso periodo del 2011, cresce del 29,5% il numero delle persone che decidono di trascorrere le ferie in città, rinunciando alle vacanze. «Tutta l'estate è con il segno meno - precisa il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca - quasi 6 italiani su 10 rimarranno a casa”. A subirne le conseguenze saranno in modo pressoché indistinto tutte le principali località turistiche, anche quelle che da sempre costituiscono i principali poli di attrazione: "La regina dell'estate sarà la Calabria e la spesa media per la vacanza sarà di 741 euro (776 nel 2011)».

In particolare, ad influire sulla decisione di non partire contribuiscono i continui aumenti dei prezzi dei carburanti, che dirottano anche le scelte dei vacanzieri verso mete vicine. Considerando una media di 5 pieni, tra viaggio di andata, spostamenti, uscite varie e ritorno a casa, si tratta di una batosta aggiuntiva, rispetto alle ferie del 2011, pari a 58 euro in più per automobilista, secondo le stime del Codacons.

L'auto costituisce uno dei principali costi non solo per quanto riguarda il carburante, ma anche per i tradizionali controlli precedenti alla partenza: anche i check up dal meccanico subiscono, in media, notevoli rincari. «Il controllo ordinario dell'autovettura  - fa sapere il Codacons - prima della partenza richiede 39 euro in più rispetto al 2011 e 11 euro aggiuntivi al gommista, ammesso che non vi siano interventi straordinari da eseguire. Si passa poi ai pedaggi autostradali, aumentati del 3,51%, ai rincari delle tariffe dei posteggi e all'aumento indiscriminato delle strisce blu: per queste voci la maggiore spesa sarà pari a circa 20 euro ad automobilista. Il capitolo multe graverà mediamente per 26 euro aggiuntivi rispetto al 2011, tra autovelox e soste vietate. Chi desidera lavare l'auto almeno due volte, dopo essere arrivati in vacanza e una volta tornati a casa, pagherà 4 euro in più rispetto allo scorso anno». Le spese relative all'auto non finiscono qui: ad esse va aggiunta anche l'rc auto, in aumento a causa di tasse provinciali e rincari delle singole compagnie. «Gli automobilisti che dovranno rinnovare tra agosto e settembre la propria polizza, pagheranno 64 euro in più», conclude il Codacons. Sommando le singole spese, si riscontra quindi un aumento medio di 222 euro per automobilista che decide di mettersi alla guida per godersi le proprie vacanze: un privilegio che, quest'anno, meno della metà degli italiani potrà permettersi.

Tra coloro che invece si godranno il meritato riposo al di fuori della propria città, le mete si avvicinano: il 68% preferirà la spiaggia; segue la montagna con il 15,6% e le località termali e del benessere con il 4,2%, mentre tra coloro che decideranno di recarsi all'estero la scelta ricadrà essenzialmente sulle grandi capitali europee (50,4%), a discapito di mete più lontane ed esotiche.

Nonostante la presenza dei turisti stranieri è chiaro il messaggio lanciato del presidente Bocca: "Non si era mai visto un calo così generalizzato e devastante di uno dei settori che potrebbe, se opportunamente supportato, rappresentare il primo volano per la ripresa economica del Paese". Inequivocabili le ragioni alla base della rinuncia alle vacanze: il 51,6% dei casi dipende da motivi economici, rispetto al 42,8% del 2011. Un altro 17,1% dichiara motivi di salute, l'11,1% parla di motivi famigliari, un altro 9,1% dichiara motivi di lavoro ed un 6,3% indica che farà vacanze in un altro periodo. «La crisi, dopo aver falcidiato la classe medio-bassa, adesso sta colpendo il ceto medio e la situazione ci obbliga a richiedere a Governo e Parlamento lo stato di crisi del settore, unico strumento indispensabile per definire mezzi e misure dei quali il turismo non può più fare a meno».

di Martina Pugno

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