Spending review: a rischio i servizi essenziali

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La spending review - la manovra che rivede i conti pubblici - si abbatte pesantemente sui Comuni lombardi, che rischiano di non riuscire a rispettare il patto di stabilità. La denuncia arriva dall’Anci Lombardia, come dichiara il segretario generale Pippo Superti. «La spending review, ormai approvata, porta nuovi pesantissimi tagli agli enti locali, che dovranno rinunciare a 500 milioni quest'anno e a 2 miliardi a decorrere dal 2013. Questo significa non poter più garantire i servizi essenziali».

Del resto negli ultimi anni i trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono passati da 15 a 6 miliardi di euro. «Con queste premesse, ci chiedono di perseguire l’obiettivo del patto di stabilità, che vale circa 3 miliardi e che per i Comuni negli ultimi anni ha significato non riuscire a pagare i propri fornitori e coloro che hanno lavorato per loro» continua Superti. «Nel 2011 in Lombardia i residui passivi dei Comuni – ossia i soldi già impegnati e destinati a pagare opere e servizi, che sono nelle casse ma che non possono essere spesi – sono pari a 6 miliardi di euro (40 a livello nazionale). Tra l’altro, come ha stabilito la Corte dei Conti, le conseguenze del patto di stabilità si riscontrano in una diminuzione del 20% dei servizi che i Comuni stessi possono realizzare». Una situazione che l’Anci denuncia con forza, fino a pensare ad una forma di protesta, che consisterebbe nel non rispettare il patto di stabilità, cosa che comunque per molti Comuni sarà inevitabile.

«Chiediamo al Governo di trasferire ai Comuni la totalità del gettito Imu, per far fronte ai costi. Ma se le cose non dovessero cambiare, sosterremo i Comuni che vorranno sforare il patto» sottolinea Superti.

«E’ finito il tempo del dialogo responsabile» rincara la dose il presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana. «Il dialogo con il governo è molto difficile quando dall’altra parte ci troviamo un ministro che ci bacchetta per mancanza di responsabilità. L’unico modo per far sedere questi signori e farli dialogare è la minaccia di sforare in modo volontario il patto di stabilità. Abbiamo superato il punto di una discussione responsabile. Servono iniziative rigide, basta con il dialogo da una parte sola. I Comuni devono essere duri, qui c’è il rischio concreto che saltino tutti i conti delle amministrazioni».

Il vice presidente, Alessandro Cattaneo sottolinea la difficoltà reale di molti Comuni che «hanno oggettivi problemi di liquidità», definendo queste visione del Governo «inquietante» e le decisioni assunte «irresponsabili» perché il carico sui Comuni è ormai insostenibile. Da qui la proposta: «la disobbedienza amministrativa che non garantisce i saldi economici, conclude, è forse la strada per suscitare interesse e attenzione».

Del resto quella della spending review è solo l’ultima “mazzata” che si abbatte sui bilanci comunali. Non dimentichiamo infatti i tagli che già da tempo hanno messo in difficoltà gli enti. «A partire dalla drastica riduzione dei fondi per le politiche sociali, che da 1,5 miliardi del 2008 sono passate a 1,5 milioni di oggi» spiega ancora Superti. «O ancora l’azzeramento del fondo per la non autosufficienza. Non è pensabile che i Comuni siano chiamati costantemente a mettere risorse per coprire quelle che vengono meno dallo Stato. La spending review era nata per razionalizzare le spese ed eliminare i costi inutili, ma si sta concretizzando invece come un’operazione di tagli lineari».

In più, le conseguenze dei tagli delle Province ricadranno sui Comuni in termini di nuove competenze, per le quali però non v'è certezza di copertura finanziaria. Il Comune di Cremona per il momento è ancora dentro il patto di stabilità, ma il futuro resta molto nebuloso. «Come tutti gli altri Comuni ci troviamo in una situazione di grave difficoltà» spiega l'assessore al bilancio Roberto Nolli. «Per noi sarà durissima rispettare il patto, e non possiamo certo garantire che ci riusciremo, anche se faremo di tutto per farcela. In ogni caso condividiamo appieno la protesta dell'Anci, perché così non si può andare avanti e non si riesce a lavorare: è come chiederci di combattere in un incontro di pugilato con le mani e i piedi legati: ormai ci rimane solo la faccia, su cui prendere pugni e con cui rispondere alle richieste sempre più pressanti dei cittadini».

Peraltro a Cremona bruciano ancora le conseguenze del non aver rispettato il patto nel 2009: «Per altri Comuni, più grossi e forti, come Brescia e Varese, era stato accettato l'emendamento, mentre per noi no. Purtroppo Cremona non ha santi in paradiso: contiamo troppo poco».

di Laura Bosio

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