TIMO (thymus vulgaris)

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di Ermanna Allevi
Il Timo ha accompagnato l'umanità da sempre, tenuto in grande considerazione per il suo utilizzo in cucina, per quello medicinale e per le credenze popolari a cui è legato. Il suo nome deriva dal greco: Thymos, che significa “coraggio” e anche “respiro dell'anima”, riferito all'energia e al coraggio dell'uomo. Appartiene alla famiglia delle Labiate, posta sotto il governo di Marte (che si rifà al mito del guerriero), governa le difese del corpo. Le piante marziali sono in grado di stimolare il sistema immunitario contro le invasioni da parte di agenti nocivi (batteri, funghi, virus). Gli Egizi lo usavano, insieme ad altre erbe, per l'imbalsamazione delle mummie. I soldati romani lo utilizzavano per trovare il coraggio nelle battaglie, veniva poi utilizzato anche per combattere le pestilenze. Nel tempo diventò un vero e proprio amuleto per dare coraggio a chi lo portasse con sé. Si narra che il Timo sia stato generato dalle lacrime di Elena, icona dell'eterno femminino, personaggio dell'epica greca. Il nome stesso potrebbe discendere dal legame di quest'erba con la religione, il verbo: thyo significa “fare sacrifici” e il timo veniva bruciato nei rituali religiosi. Si chiama anche “Erba di Maria”, perché la leggenda racconta che sia stato usato per il giaciglio di Maria durante la fuga in Egitto e per questo viene ritenuta l'erba del buon augurio. Dal punto di vista della medicina “olistica” , viene rapportata alla ghiandola del Timo, la quale controlla e regola il flusso di energia nel nostro organismo e il rapporto fra: “timo-ghiandola” e “timo-fiore”, fu fatto già da Galeno (grande medico greco antico), il quale attribuì a questa pianta grandi proprietà. I Greci solevano fare fumigazioni con il timo per combattere le malattie infettive, Ippocrate come Dioscoride ne conoscevano le proprietà antisettiche. Ricchissima è la storia legata a leggende su questa pianta e questo ne conferma la larga diffusione e conoscenza. Verso la metà dell'ottocento il chimico francese Lallemand riuscì ad estrarre l'olio essenziale al fine di utilizzarlo come antibiotico , un uso che durò sino alla prima guerra mondiale e alla scoperta degli antibiotici moderni. Contiene flavonoidi, responsabili dell'azione antispastica sulla muscolatura liscia, tannini, serpillina, saponine e triterpeni ad attività antibiotica. Grazie alle sue proprietà antimicrobiche, antifungine, espettoranti, mucolitiche, antispastiche e digestive può essere impiegato per malattie da raffreddamento, tosse, cattiva digestione, candidosi e micosi in genere. Va evitato in gravidanza e il suo olio essenziale, applicato esternamente, può provocare dermatiti. In Liguria viene chiamato: Capocustri, Tummu, Tumetti; in Piemonte: Timi, Timid; in Lombardia: Erba salterella, Timm; in Veneto: Peerel; in Emilia: Temu, Tem; in Toscana: Poeriu, Piperella, Sermollino salvatico; in Umbria: Amorino; in Abruzzo: Tuma; in Sicilia: Timu, Tummineddu; in Sardegna: Arrigamu, Tumbu.

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