Torna il bosco sulle rive del Po con salici, olmi, frassini e querce

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Malatesta, presidente del Consorzio Forestale Padano: «Non è archeologia ecologica e avrà valenza anche economica»
Tornano i boschi a ridosso del fiume Po. Dopo che la vegetazione spontanea è stati messa a repentaglio negli ultimi d e c e n n i d a l l a ma n o dell’uomo, ora gli enti pubblici si preoccupano di procedere alla riforestazione almeno delle aree golenali e delle isole. In verità nella nostra provincia, e nel casalasco in modo particolare, da anni il Consorzio Forestale Padano (che unisce pubblico e privato) che ha sede a Casalmaggiore è impegnato nel progetto, di volta in volta assecondando l’intervento dei singoli comuni. Ma a far decollare l’iniziativa stavolta è la Provincia di Mantova, che ha deciso di destinare ben 700 ettari di aree golenali alla riforestazione. In pratica, interrompendo le sequenza di pioppi in filari regolari che ormai monopolizzano la golena (ma, attenzione, non in concorrenza con gli stessi), si piantumeranno le essenze tipiche quali il salice, l’olmo, il frassino e la quercia. L’area interessata è parte di dieci comuni virgiliani, tra i quali Suzzara e Dosolo, a pochi chilometri dalla Provincia di Cremona. Non è stato semplice per la Provincia mantovana arrivare alla stesura del bando per l’incarico della piantumazione. Infatti l’area in questione, si è scoperto, era stata già concessa dalla Regione Lombardia ai privati. Si è aperta quindi una lite giudiziaria che ha visto prevalere la Provincia, che ora quindi può legittimamente procedere.

Il progetto è lo stesso già sperimentato nel casalasco (dove Casalmaggiore è il capofila, con oltre 200 ettari interessati), e prevede di ampliare aree naturali esistenti e di realizzarne di nuove lungo l’asta del Grande Fiume, cercando di riportare i boschi spontanei quasi scomparsi anche dalla memoria. Il miglioramento sarà non solo di tipo paesaggistico, e quindi turistico, ma anche ecologico: innanzitutto l’habitat favorevole consentirà una migliore riproduzione della fauna, quindi si garantirà una migliore purificazione dell’acqua e l’assorbimento di CO2 in atmosfera. Nessuno pensi però che si tratti di una mera operazione di “archeologia ecologica”, come afferma proprio il presidente del CFP (Consorzio Forestale Padano) Carlo Alberto Malatesta: «Non si tratta di questo, l’approccio è diverso e favorisce anzi l’economia locale, dando opportunità alle ditte presenti. Il nostro Consorzio gestisce già oltre 1000 ettari tra le province di Cremona e Mantova, siamo una mosca bianca, in quanto tra i pochi che non si occupano di semplice manutenzione. Ci siamo trovati ad invertire una tendenza, grazie ad interventi volti a ricreare il bosco, e si tratta d un’azione in parte già visibile». Soci del CFP sono aziende private e ben 34 comuni, di cui 26 cremonesi e 8 mantovani. Il Consorzio parteciperà ovviamente al bando, che scade il 14 settembre. «Voglio sottolineare – prosegue Malatesta – che il bosco non verrà realizzato a scapito dei pioppicoltori, ma si tratterà di aree marginali della golena a ridosso del fiume.

A Cremona l’approccio era stato diverso in quanto le domande di concessione e gestione sono gestite dai singoli comuni, qui l’iniziativa è stata alcuni anni fa della Provincia: una partita più complessa ma l’identico sistema. Verranno realizzate infrastrutture verdi vere e proprie che non si sovrapporranno allo sfruttamento economico delle aree già in atto”. Casalmaggiore è sede (in piazza Garibaldi) e “capitale” del CFP, e lo dimostra anche la recente iniziativa che ha visto lunedì il Comune e lo stesso Consorzio firmare una convenzione che affida allo stesso la gestione del verde in alcune aree: tra queste acnche la nuova rotatoria presso la scuola media Diotti.

di Vanni Ranieri

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