Le troppe vittime dell’irresponsabilità

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Un impatto terribile. Si sono spente così, tra vetri infranti e lamiere accartocciate, le vite di Giovanni Rossi, commercialista, e Annamaria Bernardi, coproprietaria di una tabaccheria, i due cremonesi scomparsi nella tragedia stradale intorno alla mezzanotte di venerdì scorso a Castelvetro Piacentino. Una scomparsa che, assieme al dolore per un vuoto incolmabile, lascia anche tanta rabbia, tra i parenti, tra gli amici, sul web, nei social forum, ma anche tra chi ogni giorno si batte in difesa delle vittime della strada, ormai troppo frequenti e spesso troppo frettolosamente dimenticate.
Non usa mezzi termini Manuela Barbarossa, presidente dell’Aivis (Associazione vittime della strada) e nota psicanalista e studiosa della teoria psicanalitica freudiana, definendo come un’ennesima sconfitta il dramma automobilistico in cui hanno perso la vita i due cremonesi. «Una sconfitta per i cittadini, i quali ancora una volta hanno avuto la percezione tangibile della scarsità di sicurezza nella quale ancora versano molte strade», paventando anche una sconfitta per i familiari delle vittime.
Cosa rischia ora il 27enne alla guida dell’Alfa che, lanciata a velocità elevatissima sul rettilineo della provinciale piacentina, all’incirca all’altezza del Toys ha centrato in pieno, tamponandola, la Kia dei due coniugi? «L’introduzione dello specifico reato di omicidio stradale è senz’altro una buona idea ma ha un unico limite: la sua attuazione ha dimostrato di avere tempi geologici ». La sentenza record pronunciata il 23 luglio ad Alessandria, dove è stato condannato a 21 anni e 4 mesi l'imprenditore albanese che viaggiando contromano sull’autostrada A/26 uccise 4 ragazzi francesi, ha senz’altro offerto un notevole impulso per modifica del codice per introdurre il reato di omicidio stradale. Ma i tempi sono ancora troppo lunghi, la carneficina sulle strade prosegue e cala la fiducia nella fattibilità di una legge ad hoc da parte del Parlamento.

ESCLUDERE IL PATTEGGIAMENTO COMPORTEREBBE LA CERTEZZA DELLA PENA

Eppure vi sarebbe una scorciatoia, proposta proprio dall’Aivis. «Una soluzione molto più veloce da mettere in pratica potrebbe essere l’esclusione del patteggiamento in determinati casi di incidenti stradali. In questo modo le modifiche da apportare al codice penale sarebbero minime. Pensiamo a reati come quelli di mafia che già oggi escludono la possibilità del ricorso al patteggiamento. Secondo noi dunque – conclude la Barbarossa – il rito alternativo dovrebbe essere esclusa se chi guida il veicolo è ubriaco, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti oppure procede oltre i limiti di velocità. E poi per tutti i casi di recidiva». In questo modo, per via indiretta, si verrebbe ugualmente a configurare una fattispecie di omicidio stradale. «L’iter per l’introduzione dell’omicidio stradale è ancora in corso, per l’abolizione del patteggiamento invece occorrerebbe al massimo un quarto d’ora». La sua urgenza si fa sentire tanto più a fronte di quella che Barbarossa, che è anche psicanalista, definisce l’«inconscia impunità » dei pirati al volante, ovvero il «sentirsi invincibili e per questo impunibili». La percezione dei responsabili è quella di riuscire sempre a cavarsela in sede giudiziaria e proprio qui intende colpire questo strumento: ovvero, quella certezza dell’applicazione della pena che già nel XVIII secolo Cesare Beccaria prescriveva per un’utilità davvero sociale del diritto, impedendo al cittadino di arrecare danni alla collettività e di evitare che altri possano seguire l'esempio del reo.

UNO DOSSO AVREBBE POTUTO EVITARE LA TRAGEDIA?

Se uno o più dissuasori della velocità (il cosiddetto “dosso” rallentatore) fosse stato piazzato sul tratto della tragedia, avrebbe potuto evitare il dramma? «Essendo la strada provinciale, la gestione della viabilità non è di mia competenza, ma della Provincia di Piacenza» ci dice il sindaco di Castelvetro Francesco Marcotti. Ora si attende la risposta dell’assessore provinciale piacentino alla Viabilità Sergio Bursi. Intanto a Castelvetro il primo cittadino fa sapere che «Stiamo studiando una soluzione per rendere ancor più sicuro il tratto interessato. La presenza della polizia locale è costante e al momento è già stata approvata e finanziata dalla Provincia una pista ciclabile per mettere in sicurezza proprio il punto in prossimità dell’argine. Verrà appaltata nei prossimi giorni». 
E un semaforo? 
«C’è già, anche se serve più per regolare l’uscita dalle strade laterali e di notte è spento». Magari si potrebbe dotare di una fotocellula rilevatrice di velocità (come quello sulla mezzana - il tratto prima del ponte sul Po) su un rettilineo che sembra quasi una pista di decollo? 
«Il fatto è che ho già piazzato semafori dappertutto in paese, dall’autostrada in poi, tra consensi ma anche molte critiche. Stiamo in ogni caso riflettendo su misure più incisive da adottare».


di Michele Scolari
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