Operazione Green Hill. Un esempio per la Francia

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Dopo il sequestro dell’allevamento di Montichiari, la protesta si sposta oltralpe contro il centro di Mezilles.
Proseguono gli affidamenti dei beagle salvati dall'allevamento Green Hill di Montichiari: altri 34 cani hanno trovato casa in questi giorni grazie agli affidi temporanei disposti dalla Procura di Brescia a seguito del sequestro della struttura. Si tratta di cinque fattrici e nove cuccioli che erano rimasti all'interno dell'allevamento in attesa della fine del periodo di svezzamento. La selezione dei candidati affidatari operata dai veterinari delle associazioni Lav e Legambiente si sono rivelate, al contrario di quanto erroneamente pubblicato da alcuni organi di stampa, un successo. Proprio nei giorni scorsi, infatti, è stata diffusa dal quotidiano “Bresciaoggi” la notizia di restituzioni a causa del difficile carattere dei cani nati e cresciuti all'interno dell'allevamento e perfino di abbandoni da parte di alcune famiglie affidatarie. Immediata è stata la risposta della Lav, che ha ridimensionato l'accaduto, sottolineando come i casi citati siano solamente tre, contro oltre 2500 affidi temporanei andati a buon fine. «Solamente i candidati ritenuti veramente idonei, su ben 9000 richieste giunte solo alla Lav - ha dichiarato il presidente dell'associazione Gianluca Felicetti - sono stati contattati per andare a prendere il cane. Alla luce di queste cifre, tre casi di affidatari rivelatisi “indecisi” risultano ancor più irrilevanti». Intanto, la notizia dei risultati ottenuti dall'operazione Green Hill, nata dalle contestazioni ad opera di alcune associazioni animaliste e sfociate nel sequestro della struttura di Montichiari, ha valicato i confini nazionali, diventando un esempio anche per la Francia: la protesta si sposta ora a Mezilles, a 30 chilometri da Auxerre, contro il Centre d'elevage du domaine des souches, dove sono attualmente presenti tra i 1500 e i 2000 cani destinati ai laboratori per i test e la vivisezione. Il timore, da parte degli animalisti italiani, è che una volta chiuso definitivamente l'allevamento di Montichiari sia il centro francese a rifornire i laboratori presenti sul territorio nazionale. Anche le associazioni italiane, dunque, si uniscono alle proteste di quelle francesi, in particolare di “One voice”, la prima ad essersi mobilitata.

Nei prossimi giorni si svolgeranno alcune manifestazioni nei pressi dell’ambasciata e dei consolati francesi in Italia: il 7 settembre a Roma in Piazza Farnese dalle 9 alle 12 e a Milano in via della Moscova (stessa ora) e una a Napoli, di fronte al consolato di Via Crispi (dalle 10 alle 14). Il giorno successivo sono previste una manifestazione a Torino in piazza Carlo Felice (dalle 9 alle 12), e una a Livorno, dalle 14 alle 18. Contro i responsabili dell'allevamento italiano sono in corso le prime fasi del processo, che già vedono l'aggravarsi della posizione degli imputati rispetto alle accuse originarie: accanto al reato di maltrattamento di animali, per Ghislaine Rondot, Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente legale rappresentante della Green Hill 2001, direttore dell'allevamento e veterinario responsabile del canile, si aggiunge l'accusa di uccisione di animali senza necessità. Il reato è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi. Dall'ispezione successiva al sequestro probatorio della struttura disposto il 18 luglio è infatti emerso che molti beagle sono stati soppressi perché affetti da disturbi che potevano essere curati, ma che non li rendevano più idonei alla sperimentazione. Tale ipotesi avvalorerebbe il sospetto degli inquirenti riguardo ad un utilizzo dei cani non solo per gli esperimenti della ricerca scientifica, come sostenuto dall'azienda, ma anche per la cosmetica.

di Martina Pugno

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