Mortale a Castelvetro, ecco le analisi: il 27enne guidava sotto l'effetto di alcol e droga

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Si sarebbe notevolmente aggravata la situazione giuridiziaria di Diego M., il 27enne di Castelvetro Piacentino: in seguito ai risultati degli test tossicologici, il quadro probatorio a suo carico si aggraverebbe balzando da uno a tre capi d’imputazione: all’accusa di omicidio colposo plurimo andrebbero ad aggiungersi quelle di guida in stato d’ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Nella mattinata di oggi infatti è stato comunicato ai Carabinieri di Monticelli d’Ongina il risultato degli esami tossicologici ed alcolemici condotti sul 27enne, tutt’ora ricoverato all’Ospedale di Piacenza. Il giovane, sarebbe risultato positivo ad entrambi: in sostanza, la sera del 31 agosto, Diego M. avrebbe avuto nel sangue una quantità di alcol oltre i limiti consentiti. Non solo, ma gli esami avrebbero confermato anche la presenza nel sangue di sostanze stupefacenti.
Verso le 23.30 dello scorso venerdì 31 agosto, alla guida della propria Alfa Mito, sul tratto di strada provinciale piacentina di fronte al negozio Toys a Castelvetro, il giovane aveva violentemente tamponato la Kia con a bordo il commercialista Giovanni Rossi e sua moglie Annamaria Bernardi: entrambi tragicamente deceduti in seguito all’impatto violentissimo che ha scaraventato la Kia contro un palo della luce in cemento.


ESCLUDERE IL PATTEGGIAMENTO COMPORTEREBBE LA CERTEZZA DELLA PENA

«L’introduzione dello specifico reato di omicidio stradale è senz’altro una buona idea ma ha un unico limite: la sua attuazione ha dimostrato di avere tempi geologici » spiega Manuela Barbarossa, psicanalista e presidente dell'Aivis. Eppure vi sarebbe una scorciatoia, proposta proprio dall’Aivis. «Una soluzione molto più veloce da mettere in pratica potrebbe essere l’esclusione del patteggiamento in determinati casi di incidenti stradali. In questo modo le modifiche da apportare al codice penale sarebbero minime. Pensiamo a reati come quelli di mafia che già oggi escludono la possibilità del ricorso al patteggiamento. Secondo noi dunque – conclude la Barbarossa – il rito alternativo dovrebbe essere esclusa se chi guida il veicolo è ubriaco, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti oppure procede oltre i limiti di velocità. E poi per tutti i casi di recidiva». In questo modo, per via indiretta, si verrebbe ugualmente a configurare una fattispecie di omicidio stradale. «L’iter per l’introduzione dell’omicidio stradale è ancora in corso, per l’abolizione del patteggiamento invece occorrerebbe al massimo un quarto d’ora». La sua urgenza si fa sentire tanto più a fronte di quella che Barbarossa, che è anche psicanalista, definisce l’«inconscia impunità » dei pirati al volante, ovvero il «sentirsi invincibili e per questo impunibili». La percezione dei responsabili è quella di riuscire sempre a cavarsela in sede giudiziaria e proprio qui intende colpire questo strumento: ovvero, quella certezza dell’applicazione della pena che già nel XVIII secolo Cesare Beccaria prescriveva per un’utilità davvero sociale del diritto, impedendo al cittadino di arrecare danni alla collettività e di evitare che altri possano seguire l'esempio del reo.

Michele Scolari
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