Prezzo del latte, azioni sindacali e politiche

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Piva: «Stiamo mettendo in campo iniziative volte alla integrazione del prezzo, per far fonte all’aumento dei costi»
I produttori latte continuano a vivere il momento difficile che da diverso tempo li schiaccia tra l’aumento dei costi di produzione e il prezzo del latte alla stalla che fino al 30 settembre è fissato in 38 centesimi al litro. Maurizio Roldi – vice presidente della Sezione latte della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi – ha commentato la situazione precisando che per quanto riguarda il primo aspetto vi è poco da dire: i costi delle materie prime a livello mondiale sono in forte incremento. Mentre per ciò che concerne il prezzo del latte, effettivamente oggi è sottopagato e l’attuale retribuzione non è in linea con gli andamenti del mercato che a livello mondiale sta dando segnali di decisa ripresa. Mettendo insieme i due aspetti ne emerge un quadro di grave difficoltà dei produttori che in buona sostanza stanno lavorando in perdita. Una rapida analisi sui principali attori del mercato lattiero caseario mostra come i prezzi del latte alla stalla in Nuova Zelanda hanno avuto un incremento del 5,49% nel mese di giugno rispetto al mese di maggio. Aumento anche più marcato si è avuto negli Stati Uniti dove negli ultimi due mesi (luglio e agosto) l’incremento è stato di oltre il 10%. Ma il dato più significativo che attesta di una nuova mobilità del mercato viene dall’Olanda dove il latte spot, alla fine del mese di agosto, ha toccato i 46 centesimi con un incremento di oltre il 50% rispetto alla fine del mese di giugno. Fenomeno non isolato visto che in tutta Europa il latte spot si sta muovendo al rialzo. Segnali che se confermati nelle prossime settimane, aprono uno scenario nuovo sulle trattative del prezzo del latte che è in scadenza a fine settembre, e che devono infondere segnali di fiducia ai produttori ed una maggiore forma di responsabilità e collaborazione da parte dei trasformatori che se vogliono continuare ad avvalersi del latte locale per le produzioni tipiche, devono adeguarsi alle condizioni di mercato e alle necessità dei produttori.

Ma, oltre alla logica del gioco delle parti che gli industriali si ostinano a tenere ad oltranza, ad ottobre entrano in vigore le norme sulla commercializzazione introdotte dal ‘pacchetto latte’ e recepite dal nostro Governo all’interno del cosiddetto decreto sviluppo. Secondo tali indicazioni da ottobre il latte dovrà essere conferito ai produttori in accordo con un contratto di fornitura, con la specifica delle condizioni di cessione del prodotto, e regolarmente sottoscritto dalle parti. Condizione questa che ad oggi è ancora inesistente per tanti allevatori produttori di latte e che può portare ad una loro maggiore tutela. Il Presidente della Libera Antonio Piva si è detto molto preoccupato per la situazione che si è delinata, e proprio per questo da diverso tempo sta chiedendo segnali importanti da parte del mondo politico con l’adozione di misure adeguate alla gravità della situazione. Per questo la Libera si sta impegnando a mettere in atto tutte le azioni di tipo sindacale e politico che possano consentire di andare a sottoscrivere un prezzo di cessione del latte in linea con i mercati. «Ma oltre al livello politico » ha proseguito Piva «le azioni che stiamo perseguendo sono volte a chiedere una integrazione del prezzo corrente a causa del grande aumento dei costi di produzione, carburanti in particolare, e questa azione ha già dei precedenti messi in atto, a seconda dei casi, sia da parte industriale che da parte allevatoriale. E poi stiamo lavorando per modificare e mettere a punto le condizioni di fornitura del latte all’industria di trasformazione a partire dal primo di ottobre secondo regole nuove e certe previste dal ‘pacchetto latte’ in grado di fornire maggiori garanzie ai produttori».

A cura di Libera Agricoltori

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