Turismo culturale, dura la posizione di Bonali (Pd): «Per Cremona è l'unica possibilità per non affondare»

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La preoccupante flessione dell’afflusso di turisti  a Cremona «non suscita stupore in chi segue con attenzione la vita culturale della nostra città». Commenta così Daniele Bonali, consigliere del Partito Democratico e vice presidente della Commissione cultura, i dati trasmessi dalla Camera di Commercio di Cremona alla fine di una stagione estiva nella quale si son visti sempre meno turisti per le strade della città. Conseguenza, secondo il consigliere, di «una definitiva rinuncia (con conseguente spreco di somme ingenti di denaro pubblico) a progettualità concrete che avrebbero garantito una svolta vera al grado di attrattiva a cui Cremona potrebbe ambire nel campo del turismo culturale». Rispetto al 2011 l’afflusso turistico è calato del 28%, con -22% di turisti italiani e -34% di stranieri (a giugno con -40% di italiani e -39% di stranieri; a luglio con -37% di italiani e -9% di stranieri e ad agosto con una media di -20% per entrambi).

Colpa solo della crisi? Bonali punta il dito contro «una politica miope verso il turismo», sostanziatasi  in una serie d’iniziative definite  dal consigliere prive d’impatto, di attrattiva e di riscontro economico ma, soprattutto, sempre meno intercomunicanti tra loro, «senza un filo conduttore, una strategia globale esplicita e riconoscibile». Qualche esempio? «L’estate ha visto patetici tentativi in questo senso, ma chi si ricorda (o chi si è accorto) di “Nowhere/Now Here”, o della lirica in Cortile Federico II, ed altri simili intrattenimenti? Potremmo continuare». E all’orizzonte si intravede qualcosa di più interessante? «Solo la riproposizione di idee stantie: la presentazione della prossima Festa del Torrone ci dice che la direzione è sempre la stessa». In sintesi, pesa l’assenza di una visione globale della politica culturale cremonese, «determinato non tanto da una mancanza di fondi, ma soprattutto dall’utilizzo improprio di quelli che ci sono, oltre che dall’inadeguatezza costantemente dimostrata da un’assessore che ormai è assente su tutti i fronti».

A questo si aggiunge anche «il solito vecchio metodo dell’autoreferenzialità, del rifiuto del dialogo e del confronto. Penso al Museo del Violino, per il quale non sappiamo ancora nulla, neppure i piani di gestione che l’amministrazione intende adottare. Una non condivisione che rischia di avere effetti nefasti sulle scelte delle future amministrazioni. Su questo e su molti altri temi non abbiamo avuto la possibilità di esprimere in tempo la nostra opinione nelle sedi appropriate. Di questo passo, possiamo anche abolire la Commissione Cultura e tagliare il gettone di presenza ai consiglieri».
Si tratta, quindi, di una «politica miope» che rischia di far scomparire pian piano Cremona dalla scena non solamente lombarda. «Il fulcro dell’agroalimentare si è spostato a Parma, il polo universitario conta solamente succursali (Piacenza, Pavia, Milano). In questo senso, la progettazione di strategie per il turismo culturale si pone come la via d’uscita più plausibile per non affondare».

Dopo le critiche arrivano anche le proposte. «Noi abbiamo una strategia, con  al primo punto il proposito non di fare cultura ma di promuoverla attraverso la sussidiarietà. Nei prossimi mesi cominceremo a dare le nostre linee guida su come impostare il discorso. Tra queste c’è la riorganizzazione di tutto il sistema museale di Cremona, e non solamente per invertire la scarsità attuale di visitatori. Per questo occorre capire che attualmente non possiamo permetterci il grande sovrintendente o il grande conservatore con decine di addetti. In tutta la Lombardia (soprattutto al Museo “Santa Giulia” di Brescia e all’Archeologico di Bergamo) si stanno attuando sistemi meno dispendiosi e più didattici che stanno dando ottimi risultati attraverso il coinvolgimento di studenti dalle scuole superiori e dalle università, con evidenti vantaggi per entrambe le parti. Questo permetterebbe anche la crescita “in casa” di tour operators competenti, risolvendo anche l’annoso problema delle guide turistiche che non parlano lingue straniere (costringendo così all’impiego di risorse per gli interpreti). Contestualmente, pensiamo ad una campagna di esposizioni a costo zero, ovvero valorizzando anzitutto i beni culturali (e ce ne sono parecchi) che languono inutilizzati nei magazzini della Pinacoteca, del Museo Archeologico, ecc., azzerando i costi che comporta la richiesta ad altre sedi». Inevitabile che il pensiero corra anche all’aspetto occupazionale. «Se si vede che la programmazione ha un ritorno e se è proficua a livello di introiti, allora potranno aprirsi discussioni anche sul tema dell’occupazione. Tradotto: se il progetto decolla potrà fruttare non pochi posti di lavoro. Le risorse si creerebbero “in itinere” e ci sono i bandi europei che danno risposte attraverso progetti reali. Si pensi cosa porterebbe in tema di occupazione il recupero di complessi come il Parco dei Monasteri, con necessità di coprire posti per la manutenzione, la pulizia, l’amministrazione economica, i docenti, ecc. Solo occorre cessare di credere nella bacchetta magica e capire che bisogna muoversi per gradi. Solamente così sarà possibile vedere all’opera veri professionisti della cultura a fianco di veri professionisti del marketing e della comunicazione, dando contestualmente una direzione ed un senso ad una città sull’orlo del baratro».

di Michele Scolari
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