«Bambini a scuola a cinque anni? Lasciamoli giocare»

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Il Ministro Profumo propone di anticipare l’ingresso alle elementari: «Più competitivi con l’Europa»
Nella scuola del futuro, secondo la visione del Ministro dell'istruzione Francesco Profumo, i ragazzi italiani non si diplomeranno più a diciannove anni, ma a diciotto, con il raggiungimento della maggiore età. Un progetto che punta all'uniformazione con il resto d'Europa e che può svilupparsi secondo due diverse strade: la prima è quella di una riforma del ciclo di formazione per ridurre il percorso di un anno, al pari appunto delle altre realtà europee. Il Ministero sembra però voler puntare sulla seconda opzione, ovvero quella di anticipare l'ingresso nelle scuole primarie di un anno, iscrivendo i bambini alla prima elementare a cinque anni anziché agli attuali sei, mantenendo il corrente percorso formativo della durata di tredici anni. L'obiettivo finale sarebbe quello di rendere più competitivi i giovani italiani sul mercato di lavoro internazionale. In Italia, non si tratta della prima volta che una simile proposta viene avanzata: già nel 1997 l'allora Ministro Berlinguer aveva avanzato l'ipotesi, facendo poi marcia indietro anche a causa degli scarsi consensi riscossi da parte dei sindacati e dei genitori.

Anche oggi, nonostante il progetto sia solamente in fase di studio, le proteste non hanno tardato a farsi sentire: psicologi ed esperti dello sviluppo infantile storcono il naso, così come molti genitori che non vedono di buon occhio una scolarizzazione a loro avviso troppo precoce. «A quale scopo far andare a scuola i bambini un anno prima, per sfornare disoccupati più giovani di un anno?» è il commento di Marta. «Mia figlia ha cinque anni e frequenta la scuola materna; sa già leggere e scrivere, ma credo abbia anche bisogno di giocare ancora», sostiene Stefania. Nessuna fretta nemmeno per Claudia, mamma di Filippo: «Mio figlio è in seconda elementare; nella sua classe l'anno scorso c'erano bambini di diverso livello, alcuni forse avrebbero potuto iniziare anche prima, altri non credo sarebbero stati altrettanto pronti». «Il vero problema - commenta invece Paolo - non è anticipare o meno l'ingresso nel mondo della scuola, è che l'intero sistema andrebbe riformato e reso al passo coi tempi: questo sì che farebbe la differenza e renderebbe le future generazioni più competitive sul mercato del lavoro a livello internazionale».

Di simile parere anche Alice: «Ci sono bambini che potrebbero accedere alla scuola dell'obbligo già a quattro anni ed altri che nemmeno a otto sono ancora pronti; per alcuni potrebbe essere un'ottima opportunità, per altri un impegno troppo grande. Penso dovrebbe rimanere una scelta del genitore». La proposta, insomma, trova pallido entusiasmo, mentre più uniformemente viene richiesta una revisione del sistema scolastico che sia degnamente competitivo e magari più breve: «Se dobbiamo guadare all'estero per stabilire l'età adatta per conseguire il diploma - afferma Luciana - prendiamo esempio anche per quanto riguarda il sistema d'istruzione; qui sì che abbiamo da imparare».

di Martina Pugno

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