L'Italia dei sogni infranti

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Diminuiscono i lavoratori stranieri, immigrati solo di passaggio e diretti verso il resto d’Europa
Il nostro sarà anche il Bel Paese, ma di certo non è più una sorta di Terra promessa per tanti stranieri, che sempre meno di frequente hanno la possibilità di realizzare i propri sogni di una esistenza migliore, qui da noi. I settori produttivi non sono più una risorsa, al contrario perdono forza lavoro, come rivelano i più recenti dati rilevati dalla fondazione Leone Moressa: l’occupazione straniera nelle piccole imprese registra in Italia un calo dello -0,8% (stimato in 11 mila occupati in meno) nel corso della prima parte del 2012. Tale situazione sembra essere destinata a confermarsi anche nel 2° semestre, in cui è previsto un calo ulteriore del –1,3% (pari a quasi -18 mila unità). A livello settoriale, la perdita di occupati sarà considerevole soprattutto nei comparti della produzione (-3,1%) e dell’edilizia (-2,6%). Le speranze degli stranieri, insomma, stanno vacillando, tanto che i flussi migratori riflettono un calo degli arrivi regolari e una maggiore propensione a sfruttare il suolo italiano solo come un temporaneo momento di passaggio verso il resto d'Europa. 


Tale tendenza a livello nazionale si riflette anche nel nostro territorio, secondo quando testimoniato dall'operatore della Caritas Cremonese Alessio Antonioli: «Non abbiamo ancora i dati ufficiali relativi all'ultimo periodo, ma posso anticipare che gli arrivi recenti sono, in effetti, pochi, quantomeno per quanto riguarda quelli regolari, gli unici sui quali si possono avere informazioni certe. La crisi in questo gioca un ruolo significativo. Con il Decreto flussi bloccato, gli imprenditori italiani non possono richiamare lavoratori dall'estero. Anche i ricongiungimenti familiari sono problematici in tempo di crisi, perché gli immigrati già presenti sul territorio devono poter dimostrare di avere reddito sufficiente al mantenimento proprio e dei membri della famiglia in arrivo».

Per effetto della crisi, a rivolgersi all'associazione non sono soltanto immigrati da poco entrati nel Paese, ma anche stranieri che si ritrovano senza lavoro: «Le storie di chi chiede il nostro aiuto sono estremamente diverse tra loro. Attualmente molti degli ospiti presenti nel centro sono profughi libici. Sono però in aumento anche coloro che si rivolgono a noi in seguito alla perdita del lavoro e a lunghi periodi di disoccupazione, anche superiori a due anni. Persone che magari hanno già maturato dieci, dodici anni di contributi, ma che dopo la perdita dell'impiego faticano a ricollocarsi». Infranto il “sogno italiano”, gli stranieri guardano altrove, e sempre più spesso lo fanno anche gli italiani.

di Martina Pugno

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