"Non c'è più spazio per questa politica"

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Il sindaco Oreste Perri come esponente di punta di un nuovo modo di fare politica, che sia trasversale e che raccolga consensi dal centrodestra al centrosinistra moderato. E' l'idea di Roberto Nolli, che in una lunga intervista al "Piccolo" spiega che cosa auspica per il futuro della politica cittadina: un movimento moderato legato al Partito popolare europeo, che raccolga forze politiche con ideali e valori comuni. Secondo Nolli, ormai il Pdl è finito, e con esso anche un modo di fare politica basato su "inciuci" per prendere voti, per l’interesse personale, composto in buona parte di nani e ballerine e persone disoneste come le ultime vicende, in giro per l’Italia, stanno a dimostrare.
Partiamo da una sua affermazione: “Fermiamoci qui il Pdl è finito, il partito non esiste più…”
«Mi permetta di partire con una premessa. Nella mia vita sono stato iscritto al Fronte della Gioventù, dall’età di quindici anni, poi al Movimento Sociale, ad Alleanza Nazionale e infine al Pdl, quando c’è stata la fusione. Dopo anni di militanza, sono stato dapprima eletto come consigliere di opposizione nell’amministrazione Bodini, secondo mandato, quindi, a cinquant’anni, dopo 35 anni, il Pdl mi ha chiesto la disponibilità per diventare assessore al Bilancio, in funzione, soprattutto, della mia ventennale esperienza nella gestione dei bilanci pubblici e di grandi aziende (Nolli è dottore commercialista, Ndr). Sull’ipotesi di una mia nomina anche lo stesso Perri, che conosceva la mia esperienza, si era detto favorevole. Dapprima ho rifiutato, perché temevo che non avrei avuto il tempo di gestire anche questo incarico, preso tra famiglia e lavoro. Dopo il mio rifiuto una parte del partito, quella che io definisco “dei nani, delle ballerine e, oggi aggiungo, dei pagliacci”, ha percepito come un bene il mio rifiuto, anzi era quello che auspicava: questo avrebbe infatti permesso loro di insediare una persona decisamente più malleabile, politicamente parlando. E’ stata questa consapevolezza, questa convinzione che le cose sarebbero andate in un certo modo a farmi accettare, alla fine, l’incarico. Così sono tre anni che amministro – per uno stipendio di 20mila euro all’anno, rinunciando a molti incarichi professionali - combattendo contro queste persone che hanno sempre cercato di mettermi i bastoni tra le ruote. Ho raccontato tutto questo non perché voglio fare il martire, ma perché quello che sto provando sulla mia pelle è quanto caratterizza l’attuale sistema politico italiano, ed è anche il sistema che oggi vige in tutti i partiti, di destra o sinistra che siano. E' proprio questo che non funziona, ossia il continuare a cercare di influenzare la politica, condizionando chi arriva ad amministrare con promesse e offerte, in modo da piegarlo al sistema.Di fronte a tutto questo ho deciso di ribellarmi. Assistiamo oggi alla decadenza di chi ha mischiato in un unico partito, nel Pdl intendo, diverse provenienze politiche che non si sono mai amalgamate e di chi ha sempre cercato di controllare dall’alto ogni candidato a un incarico pubblico. Oggi la selezione di chi comanda avviene in base alla sua capacità di entrare nelle grazie di Berlusconi o del boss territoriale».
Perché nessuno si è ribellato prima?
«Perché vigeva una sorta di patto di non belligeranza. Il centrosinistra ha governato la città per tanti anni in una logica di “orticello elettorale”, in cui riusciva a racimolare il 51% che permetteva di vincere sempre le elezioni, garantendo un flusso di denaro che, a cascata, arrivava ad accontentare tutti. In questo modo sono riusciti a gestire un territorio che non è di sinistra raccogliendo, attraverso vari accordi, voti anche dall’altra parte. A livello nazionale con tangentopoli il sistema politico è crollato, ed è venuto a crearsi un vuoto. Le quinte e ultime file della Dc, che sembravano le uniche a non essere coinvolte dal crollo, sono diventate le prime e sono salite sul carro dei vincitori. Di qui abbiamo avuto un ventennio di berlusconismo e di una classe politica che nasce dal nulla, senza una base e senza una storia. Ne sono conseguiti dei vertici di partito né preparati né supportati da un background politico ma soprattutto morale».
Quindi secondo lei il Pdl è morto anche qui da noi, come altrove?
«A Cremona i vertici hanno fallito quanto quelli di tutte le altre realtà, perché hanno seguito una logica contraria alla volontà del popolo, preferendo accordarsi ad alto livello, con il risultato che oggi sul territorio l’unico rappresentante in Regione (Gianni Rossoni, Ndr) è cremasco. A livello nazionale, dopo Lamberto Grillotti, il centrodestra di Cremona non ha più avuto un candidato. Così a livello nazionale: abbiamo avuto un breve parentesi con Giovanni Jacini, dopodiché tutti i candidati sono stati imposti dall’alto, come Verro o la Santanché. Neppure a Roma il Pdl di Cremona ha eletti: per la città abbiamo solo Pizzetti, che è del Pd, e tutti gli altri sono cremaschi. Anche per quanto riguarda gli enti provinciali o regionali, compresi quelli legati alla Sanità, abbiamo sempre avuto dirigenti tutti imposti dall’alto».
Lei dice: i vertici del Partito hanno fallito. Chi e in cosa hanno fallito?
«Nell’ultimo congresso territoriale del Pdl c’è stato un tentativo di cambiamento, ma non è stato sufficientemente coraggioso. I giovani che attualmente rappresentano il partito sul territorio, Rossi e Bertusi, avrebbero dovuto spingere per un cambiamento più forte. Avevo dato loro il mio appoggio, ma d’altro canto il vero problema è a monte: a Milano piuttosto che a Roma manca un sistema che da spazio al cambiamento vero, e la tendenza è sempre quella del “frena e gestisci”».
Lei ritiene quindi che nella situazione attuale il Pdl, anche qui da noi, andrebbe incontro inevitabilmente ad una debàcle elettorale?
«Se un partito non sa percepire le sensazioni del popolo non ha senso di esistere. Oggi non c’è più spazio per questa politica: o lo si capisce o è inutile andare avanti. Oggi “il re è nudo”, e l'unico modo di rispondere a questa situazione è valutare chi si candida al comando sull'affidabilità delle sue idee, sul suo valore morale e sulla sua storia politica».
Quindi? Che fare?
«Bisogna ripartire dai Perri, dagli Alemanno, dai Tosi, dagli Scapellini, ma anche da Renzi. Da quelle persone che sanno portare dei valori e dei principi. Se le persone accorrono numerose ad ascoltare Renzi, lo fanno perché non vogliono Grillo e sperano di trovare qualcuno di affidabile, qualcuno in cui credere che sappia gestire il bene comune, che possa fare qualcosa di concreto per la gente».
Propone allora un lista civica con Perri come candidato sindaco? Il tanto discusso “listone Perri”?
«Non proprio una lista civica. Perri dovrebbe essere il rappresentante di questo nuovo movimento che fa capo al Partito popolare europeo (Ppe), che va da Tosi a Renzi appunto, e che condivide valori in cui la gente si ritrova. La soluzione che propongo non è quella di un unico partito, ma di una federazione di due o tre partiti che raccolgono consensi dalle posizioni moderate di destra e di sinistra, in una logica di Partito popolare europeo. A questo punto, però, anche dall'altra parte serve che ci sia una soluzione intelligente: come ha detto Veltroni al Lingotto, la sinistra è minoritaria in Italia, ma non deve per questo pensare di andare al potere attraverso l'inciucio tra Vendola e Casini, con alleanze che sono destinate a non reggere, ma facendo passare la convinzione che l'idea progressista sia quella vincente. In questo modo avremmo una lotta tra due compagini con degli ideali di base, e non delle proposte basate su accordi segreti e inciuci».
Una nuova coalizione politica capeggiata da Perri, aperta a chi?
«Secondo me, ricandidandosi in ambito moderato, potrebbe condividere alcune scelte con una parte del Pd, diventando così il punto di riferimento di un'area allargata, raccogliendo il meglio di Alemanno e di Renzi, attingendo anche tra le persone preparate del centrosinistra. Ma Perri potrebbe anche candidarsi come rappresentante regionale del Ppe, raccogliendo consensi. Perri è un uomo di destra e schierato, ma a livello locale non avrebbe problemi a governare con chi arriva dalla sinistra: questo lo mette nella posizione di essere promotore di un nuovo modo di fare politica, fondato sui valori di un campione del mondo, con un grande senso etico e morale. Dunque se a livello nazionale egli è schierato e ha una chiara idea della sua appartenenza politica, in città può coinvolgere tutte quelle persone di buon senso che abbiano delle idee e determinati valori. Si farebbe portatore di un messaggio esportando il proprio modo di governare senza rinnegare i propri valori. Oggi la gente vuole persone che si sacrificano per realizzare una nuova classe politica. Si può avere un eroe che pur non abilissimo nell'amministrare, abbia i valori morali per scegliere bene i propri amministratori e amministrare bene con loro. A questo proposito l'attacco di Magnoli (vedi il" Piccolo" di sabato 22 settembre, Ndr): “Se Perri non ce la fa, si vada al voto” è sbagliato, non si fa più politica così, è ancora la vecchia politica e tutti dovrebbero capirlo. Bisogna diffondere in tutta Italia un nuovo modo di fare politica. Naturalmente Perri non dovrebbe fare tutto da solo: serve attorno a lui un sistema di persone che lo sappiano sostenere e sappiano portare avanti con lui questa nuova concezione del modo di fare politica».
Ma Oreste Perri aveva dichiarato al nostro giornale che non si sarebbe candidato per un secondo mandato. Ha cambiato idea?
«Perché non lo chiedete a lui? Credo che ci voglia coraggio per imbarcarsi in questa impresa, e so che per lui questo sarebbe un impegno decisamente gravoso. Se dice che non vuole fare ancora il sindaco, è perché sa quanto ciò costi. Per questo è importante che attorno a lui si crei un solido gruppo di sostenitori. A questo proposito, so che diversi soggetti sarebbero pronti a sostenerlo. Lui ha tutti i numeri per riuscire: ha dei valori che si riflettono sulla sua storia e sul suo stile di vita, che sa esprimere anche in campo amministrativo. In questi anni ha resistito alle pressioni dei partiti, scegliendo sempre le persone in base alle loro capacità e non per appartenenza politica, ne sono un esempio Albertoni, Galli, Bodini».
Dunque, oggi, lei si fa promotore di questo progetto, immagino abbia… come dire, sondato il terreno?
Si c’è molto interesse, ma non faccio nomi.
Non dubito riguardo all’interesse intorno a questo progetto, se non altro per l’entusiasmo che lei ci mette, grazie assessore.

di Daniele Tamburini e Laura Bosio

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