Quelle storie d'ordinaria miseria dietro l'aumento dei furti al supermercato

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I furti nei supermercati della piccola e grande distribuzione sono in vertiginosa ascesa. E se  da un lato è noto che il taccheggio non costituisce propriamente reato da ergastolo (o da pena capitale, per i paesi che ancora la prevedono), dall’inizio dell’anno questo fenomeno ha subito un’incremento notevole (a maggio si era già attestato a +7,8% rispetto al 2011) con furti per un valore complessivo di oltre 3 miliardi.
E’ uno dei volti più tremendamente realistici di una crisi che non risparmia più niente e nessuno: una deprimente carrellata di storie d’ordinaria miseria, in una quantità che in Italia non s’era più vista da tempo (da prima della “belle epoque” seguita al boom economico degli anni ’50) e che l’ago delle stime segna, tutt’ora, in costante aumento. Non passa giorno che dai supermercati, anche cremonesi, non parta una telefonata ai centralini di polizia e carabinieri per segnalare furti subiti o tentati furti sventati per un soffio e sono sempre più i casi che le nostre forze dell’ordine si trovano a dover fronteggiare.
A finire in borse e borsette non sono più solamente prodotti “voluttuari”, dal valore di mercato medio alto, come laptop, lettori mp3, cellulari, software, videogame, dvd e cartucce per stampanti. Ormai dagli scaffali sparisce di tutto: dalla confezione di pasta ai barattoli di aromi, dalle bustine di dolcificante alla scatoletta di tonno, dai contraccettivi ai pannolini e agli omogeneizzati. Talvolta, è il caso degli alimentari, i prodotti vengono consumati all’interno del supermarket. E così, facendo la spesa, non è raro imbattersi in bottiglie mezze vuote, pacchi di pancarrè con tre o quattro fette in meno o confezioni di merendine aperte e riposizionate in modo da non dare nell’occhio. Ma il barometro delle tendenze rivela una preferenza anche per capi d’abbigliamento, creme e prodotti di bellezza, addirittura lamette e schiuma da barba.
Non sono solamente le gerarchie dei prodotti ad essere scomparse (come detto, si ruba di tutto): il bisogno sempre più generalizzato di generi di prima necessità ha contribuito ad annullare più in generale lo scarto tra buoni e cattivi, compreso il cliché che vorrebbe protagonisti soprattutto gli stranieri. Certo, il loro numero rimane alto ma l’identikit del ladro comprende anche persone tra le più insospettabili. Talvolta c’è chi cade nella tentazione di concedersi un piccolo lusso che lo stipendio non riesce a soddisfare. Ma per almeno il 50% dei casi, dalla mole dei casi emergono le sagome sinistre di donne e uomini “comuni”, spesso madri alle prese con un bilancio familiare sempre più ristretto, che appropriandosi indebitamente soprattutto di generi alimentari tentano di farlo quadrare. E tra coloro che vengono sorpresi a far man bassa tra le corsie non mancano anche “ex benestanti” caduti in disgrazia sotto i colpi di una congiuntura economica tra le più sfavorevoli dell’ultimo secolo.
Più che di ladri, quindi, sarebbe meglio parlare di persone che, in misura maggiore o minore, hanno bisogno di mangiare o di vestirsi e che non hanno i soldi per poter soddisfare le loro esigenze. Proprio per questo, discutendo con gli uomini della vigilanza sul target dell’età, è facile trovare degli anziani. Sono quelli che ci provano di più e solitamente la refurtiva al massimo arriva a pochi euro, cinque o dieci al massimo. Sgraffignano qualcosa per la cena o per il pranzo perché, con l’aria che tira, non hanno neppure il denaro a sufficienza per mettere insieme un pasto completo. Spesso l’intervento delle forze dell’ordine si conclude senza denuncia e con l’acquisto di quello che si voleva portare via senza pagare.
Tutto questo porta anche gravi ripercussioni sui bilanci dei punti vendita, con un esborso di denaro non indifferente per l'installazione di sistemi di sicurezza tra i più sofisticati, quali barriere ed antenne, adesivi, borchie per gli indumenti, localizzatori gps disattivabili, anche se non sempre questa serie di accortezze si rivela efficace per fronteggiare il pericolo di essere derubati, anche se spesso i commercianti preferiscono investire più volentieri in personale antitaccheggio. Ciò nonostante, rimane per tutti il dilemma: come fronteggiare un fenomeno che ha raggiunto siffatte proporzioni e che non vede battute d’arresto nemmeno di fronte alla buona volontà degli esercenti nel voler tentare all’acquisto conveniente attraverso forti sconti o programmi di fidelizzazione della clientela?

di Michele Scolari
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