«Sindaco per un secondo mandato ? Se troverò la forza interiore»

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Oreste Perri risponde all’appello dell’assessore Roberto Nolli: «Concordo con le sue idee: servono persone capaci e corrette. Ma sono stanco e deluso da questa politica»
L'intervista rilasciata dall'assessore Roberto Nolli al nostro giornale, la scorsa settimana, ha suscitato un certo scalpore: Nolli, infatti, alla luce dell'ennesima ondata di scandali legata al mondo della politica e delle istituzioni, rivolgeva critiche piuttosto pesanti anche al proprio schieramento politico e lanciava l'idea di un nuovo movimento politico, che potesse essere ben rappresentato da Oreste Perri, sindaco di Cremona. Ne abbiamo parlato con lui. Sindaco, avrà letto l’intervista fatta a Roberto Nolli e pubblicata la scorsa settimana sul nostro giornale. L’assessore critica aspramente il Pdl e una certa politica, dove personalismo e affarismo imperversano. In questi giorni, inoltre, si riaffaccia la questione morale. Anche la Chiesa ha fatto sentire la sua voce attraverso il cardinale Bagnasco, e don Vincenzo Rini, su queste pagine e sul settimanale “La Vita Cattolica”, insiste sulla necessità di una “buona” politica, anche per non correre il rischio di una sempre maggior disaffezione al voto e ai meccanismi democratici. Lei che ne pensa?

«Condivido ciò che ha detto l'assessore Roberto Nolli: credo che il sistema politico attuale debba essere completamente rivisto, soprattutto alla luce delle situazioni incresciose che stanno emergendo quotidianamente. Ciò che mi colpisce, tuttavia, è come mai nessuno si sia accorto prima di quanto stava accadendo. Servirebbe allora maggior chiarezza, sia su chi ha sbagliato che su chi avrebbe dovuto controllare, perché si parla di comportamenti talmente macroscopici che è difficile credere che possano essere passati inosservati. Vogliamo parlare dei partiti?

In questi anni tutti, chi più chi meno ma nessuno escluso, hanno fatto parte del sistema. Molti politici, non dico tutti, hanno portato avanti una politica autoreferenziale, che mirava all'interesse personale e non certo a quello del paese. Per alcuni di loro, la politica, è diventato un lavoro a tempo pieno. In altri paesi l'attività politica di una persona dura un solo ciclo - basti pensare a Bush, Blair, Sarkozy... - e l'Italia dovrebbe prendere esempio ossia al massimo due mandati: se si è lavorato bene e si viene rieletti, e poi ognuno torna al proprio lavoro. E' necessario cambiare rotta. Siamo un paese ricco di risorse umane e capacità lavorative, ma spesso, scelte politiche sbagliate ci mettono in ginocchio».

Sempre Nolli, sul nostro giornale, si fa promotore di un movimento politico di svolta, che riunisca persone capaci, di alto valore etico e morale, per guidare la città e non solo. “L’unica salvezza è ripartire dai sindaci: da Alemanno, da Perri, da Tosi e magari arrivare fino a Renzi. Questi sono gli unici in grado di cambiare il sistema Italia”. Queste le parole di Nolli. Come si vede lei in questa lista?

«Condivido l'idea di Nolli, non tanto per quanto riguarda la mia persona, ma per i suoi concetti di fondo: sono infatti convinto che andare in Regione o a Roma senza essere passati dall'attività di amministrazione comunale o provinciale non permette di conoscere a fondo le problematiche dei territori; invece normalmente è così che accade. Ecco, allora, che sarebbe giusto ripartire dai sindaci. Sono d'accordo anche sul fatto che oggi servono persone capaci e corrette, che facciano fare alla politica un salto di qualità, non solo a livello locale, ma anche nazionale. Tuttavia non credo di meritare di stare nella lista fatta da Nolli: non mi sento pronto per un discorso di questo tipo.

Ma per quanto riguarda Cremona?

Sono capitato a governare la città nel periodo peggiore, e ho dovuto affrontare moltissimi problemi; ma ho anche realizzato delle cose positive, facendo passare il messaggio che l'avversario politico non deve essere un nemico e che le idee, se sono buone, non importa da quale parte arrivino. Ho cercato di implementare una mentalità che fosse portatrice non dell'interesse di parte ma di quello della città. Come ho sempre detto, voglio essere il sindaco di tutti, e non solo di chi mi ha votato. Certo, sono arrivato qui con il centrodestra, che ringrazio per l'appoggio fornitomi, ma è giusto prendere anche ciò che di buono c'è nel centrosinistra. Non è più il momento di fare il gioco delle parti, e soprattutto non abbiamo diritto di farlo: oggi la cosa più urgente è pensare ai problemi della gente. Unendo le nostre forze possiamo raggiungere grandi risultati, e la vicenda Tamoil ne è stata un chiaro esempio».

Tuttavia alla guida di questo nuovo movimento, l’assessore Nolli vede lei, signor sindaco…

«Credo che Nolli mi sopravvaluti. Però lo ringrazio per la fiducia che nutre nei miei confronti... probabilmente in me vede la determinazione dell'uomo che pensa alla propria città. Lui ha una grande stima dei valori che porto avanti e del fatto che mi impegno al limite delle mie capacità psicofisiche. So di avere valori forti, che ho appreso crescendo tra la gente di Cremona, una città che di valori è sempre stata ricca, come dimostra la grandissima presenza di volontariato che il nostro territorio vanta Credo che, all'inizio, molti di loro si aspettassero che io fossi lo sportivo che arriva in ritardo al lavoro perché si ferma a bere il caffè, e che magari va via prima. Invece hanno conosciuto la mia determinazione, la mia perseveranza, il mio voler andare a fondo nelle cose: non sempre si riesce, come non sempre si riesce a vincere, ma contano la convinzione con cui si gareggia e la volontà di farcela. Mi viene in mente quando attraversavo il fiume in piena, con la corrente contro; remavo con forza, vincevo la corrente, ma restavo fermo dov'ero, pur riuscendo a contrastare la forza dell'acqua. Oggi, con questa crisi, ci troviamo nella stessa situazione: con una corrente forte che non ci fa andare avanti. Allora è necessario non perdere posizioni, in modo da poter ripartire quando sarà il momento».

Lei aveva dichiarato al nostro giornale che non si sarebbe candidato per un secondo mandato. Queste opinioni, queste dichiarazioni fanno immaginare che ci abbia ripensato…

«In realtà quello è ancora il mio pensiero. Sto attraversando un periodo di grande stanchezza, e anche di delusione nei confronti della politica, di questa politica. Sono, anche, stufo di sentire attacchi personali che arrivano da parte di certi politici: hanno tutto il diritto di criticarmi come sindaco, un diritto sacrosanto, ma non lo hanno di criticarmi come persona, perché non sono né migliore né peggiore di molti altri normali cittadini. Oggi chi mi chiede di andare avanti e ricandidarmi mi mette in difficoltà, perché pensare al dopo mi spaventa un po'. Per ora voglio solo concentrarmi nel lavoro da portare a termine entro questo mandato, contraccambiando la fiducia datami dai cittadini. Anche perché il mio mandato non è ancora finito, c'è ancora molto da lavorare e i problemi sono tanti, il momento è difficile. Occorre mantenere alto l'impegno anche se sono consapevole che non sarà possibile realizzare tutto quello che mi ero prefissato"

Quale dovrebbero essere le condizioni per le quali potrebbe essere disposto a presentarsi per un secondo mandato?

«La condizione principale è sentire ancora dentro di me la forza interiore di stare con il piede schiacciato sull'acceleratore per altri cinque anni. In secondo luogo ho bisogno di essere sostenuto dalle persone che mi sono intorno, ma non solo. Per questo motivo quando leggo le dichiarazioni di chi mi esorta a continuare da un lato mi fanno piacere dall'altra mi preoccupano, perché mi caricano addosso delle responsabilità che oggi non voglio. Tra l'altro quando vedo certi sindaci che vanno in giro a fare campagna elettorale mi chiedo come facciano. Io ho già troppe cose a cui pensare, non avrei il tempo».

Lei ha firmato, insieme ad altri sindaci, un appello per la rifondazione del Pdl: questa iniziativa va vista nel senso della proposta di Nolli?

«Premetto che non sono iscritto a nessun partito, ne tantomeno al Pdl, pur essendo legato a un'area di centrodestra. Ho semplicemente sottoscritto l'iniziativa del sindaco Alessandro Cattaneo, (sindaco di Pavia Ndr) di cui sono amico. E' un sindaco giovane e brillante, che vorrebbe fare ordine nella scelta delle persone e degli obiettivi. Condivido il suo pensiero, il non voler rimanere radicato a ideali che devono sì essere presenti, ma che devono anche essere accompagnati da idee moderne, nuove, fresche e dinamiche. Di qui la decisione di sottoscrivere la sua proposta».

Torniamo a Cremona. Tra le tante critiche che le vengono rivolte, c’è quella secondo la quale le scelte della sua Amministrazione non vengono condotte, diciamo così, in autonomia…

«Le scelte dell'amministrazione vengono discusse e condivise sia in giunta che all'interno della maggioranza, come è normale che sia. Del resto ho sempre avuto il pregio di dare ascolto un po' a tutti. Però alla fine le decisioni finali le prendo io. Fa comodo dire che io seguo l'una o l'altra persona, o che faccio quello che mi dicono Arvedi o Piva. Semplicemente do ascolto e appoggio a chi fa qualcosa per la città, o ha da dire qualcosa, e credo che queste persone abbiano fatto molto per Cremona. Se oggi abbiamo chiuso il buco in piazza Marconi, realizzato il museo del violino e una nuova bellissima piazza, è perché ci sono soggetti che lavorano sodo per rendere la nostra città più attraente. Da solo il Comune, economicamente, non ci sarebbe riuscito, non sarebbe stato possibile. Una cosa le voglio dire: mi dispiacciono molto gli attacchi personali che ultimamente mi capita di leggere. Nella mia vita ho lottato per la bandiera e per la Patria, e chi mi da della "velina" probabilmente non solo non mi conosce ma neppure sa cosa sia la Patria. Come già detto, ho dei valori molto alti che nessuno ha diritto di scalfire. Li ho imparati in famiglia, in oratorio e nello sport, e a mia volta li ho trasmessi, facendo l'allenatore e l'insegnante. Valori che condizionano il mio modo di essere e di comportarmi come uomo e come amministratore. Per dirne una quando vengo in Comune parcheggio l'auto in via Cadore, fuori dalla Ztl, e vengo fino a Palazzo a piedi, per rispetto di tutti i cittadini. Nella piramide del potere non mi vedo sulla punta: preferisco vederla come una piramide rovesciata, dove il primo cittadino è colui che serve tutti gli altri; in sostanza non voglio usare la città per me stesso, ma voglio usare me stesso per la città. So benissimo che non sto facendo tutto bene, ma faccio il possibile per riuscirci, e non farei mai nulla che andasse contro gli interessi di Cremona. Piuttosto preferirei andarmene ».

Un’ultima cosa: il Consiglio delle autonomie locali della Lombardia ha proposto di accorpare la Provincia di Cremona con quella di Lodi. Non le sembra una soluzione minimale, forse la più debole per Cremona, in prospettiva di potenzialità e di sviluppo?

«In effetti si. Tanto che, con Salini e la responsabile dell’Unione Piccoli Comuni, dottoressa Ivana Cavazzini, ci siamo astenuti dal votare la soluzione proposta. Tuttavia sembra che la Regione ora voglia riprendere l'ipotesi della grande Provincia del Po, con Lodi, Cremona e Mantova, che ci è decisamente più congeniale. Un'altra cosa che non ci ha trovato d'accordo è quella di un presidente delle nuove province scelto per nomina: secondo me il nome deve uscire dalla volontà della gente, e quindi dalle elezioni, e non essere calato dall'alto».

di Laura Bosio e Daniele Tamburini

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