Italia, la patria dei vegetariani

+ 26
+ 35


Cosa accomuna maggiormente Italia e India? A sorpresa, è proprio l'alimentazione: i due Paesi si contendono infatti il primato per il numero di vegetariani presenti tra la popolazione. Se è vero che il primo posto spetta alla terra orientale, il nostro Paese segue a ruota con una percentuale crescente che si attesta attualmente intorno al 10%, come afferma l’Associazione nazionale vegetariani, sulla base di una recente ricerca svedese. Che sia per ragioni ideologiche, che sia invece per ragioni legate alla salute, un italiano su dieci rifiuta di introdurre carne nei propri piatti; con il crescere dell'attenzione si accende anche il dibattito riguardo ad eventuali rischi, in particolare legati ad una dieta vegetariana fai da te e poco consapevole. Per fare chiarezza, abbiamo intervistato  il dottor Antonio La Russa, esperto di dietetica, nutrizione clinica e disturbi dell'alimentazione.

Quale è l’apporto ottimale di carne nella dieta?

Non esiste un accordo unanime nella comunità  scientifica,  ma si può ragionevolmente proporre un  consumo moderato di carne magra (120-150 g. non più di 2-3 la settimana  nell’ambito di una alimentazione mista). Nei Paesi occidentali,  le abitudini dietetiche sono alla base del 30% di tutte le neoplasie. L’eccessiva assunzione di proteine animali in genere, il consumo frequente di carne rossa, l’elevato consumo di grassi animali e l’ingestione di sostanze cancerogene che si sviluppano con la cottura alla griglia, affumicatura, insaccatura, sono associate allo sviluppo di tumori del colon-retto, del pancreas, della prostata. Si può leggere, a questo proposito, un articolo su Sapere & Salute, ottobre 2008, alla pag. 24.  L’alimentazione vegetariana è associata ad una ridotta mortalità, oltre che per cardiopatia ischemica e malattie cerebro-vascolari, anche per tumori.

Ci sono effettivi vantaggi nel non mangiare carne?

I risultati di una rassegna basata sull’evidenze scientifiche più recenti hanno mostrato che la dieta vegetariana è associata a una riduzione del rischio di morte per cardiopatia ischemica. I vegetariani evidenziano, inoltre, livelli inferiori di colesterolo legato alle lipoproteine LDL e di pressione arteriosa, nonché ridotti tassi di ipertensione e di diabete mellito di tipo 2 rispetto ai non-vegetariani. I vegetariani tendono ad avere un ridotto indice di massa corporea (BMI) e ridotti tassi di tutti i tipi di cancro. Le caratteristiche di una dieta vegetariana che possono ridurre il rischio di malattie croniche includono ridotte assunzioni di acidi grassi saturi e colesterolo, e più elevate assunzioni di frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, semi oleaginosi,  prodotti della soia, fibre e fitocomposti.

Quali sono i sintomi da tenere sotto controllo che potrebbero essere indicatori di qualche carenza?

Il rischio di carenza è presente soprattutto per la vitamina B12 e per il ferro.

Quali gli errori più diffusi da parte dei vegetariani o dei vegetariani “fai da te”? Quali i rischi legati a questo tipo di alimentazione?

Una dieta vegetariana equilibrata, con supplementi di ferro e vitamina B12, non comporta alcun rischio per la salute. Il fai da te comporta sempre dei rischi in termini di distribuzione qualitativa e/o quantitativa degli alimenti. Ma questo vale per tutti, vegetariani ed onnivori. Dichiarato dagli stessi vegetariani, spesso il rischio è quello di consumare un eccesso di formaggi, per quanto riguarda i latto- vegetariani, e un eccesso di zuccheri raffinati in generale; questo è vero soprattutto nei primi periodi di cambiamento e di passaggio ad un regime alimentare nuovo,  prima che si crei una reale consapevolezza e un rapporto corretto con il cibo.

di Martina Pugno

Segnala questo articolo su