Cremona - «Stop alla cementificazione selvaggia»

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Approvato dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sul risparmio del territorio, per garantire il giusto equilibrio tra terreni agricoli e aree edificabili.
Strade, case, nuovi quartieri: cresce in modo esponenziale, in Lombardia, la porzione di territorio coperta da asfalto e cemento. In questo scenario si inserisce un disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri circa un mese fa, che pone un limite alla cementificazione. Ne abbiamo parlato con Massimo Terzi, noto architetto cremonese. «Questo disegno di legge mira a garantire un giusto equilibrio tra terreni agricoli ed aree edificabili, proteggendo l’agricoltura ed il paesaggio come elementi essenziali di quella cornice ambientale che si è formata nei secoli diventando parte fondamentale di quello che era il nostro bellissimo Paese. Questa legge, allora, rappresenta un riconoscimento a quanto proclamato dall’art. 9 della Costituzione ed a quanto è collegato alla tutela della salute “come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”. E’ un provvedimento lungimirante, che potrebbe concretamente contribuire alla “salvezza dell’Italia” indirizzandola sulla retta via, moderando lo spreco e la dissoluzione di quelle che sono le sue vere e proprie uniche grandi risorse. Quelle che, come spesso vado ripetendo, “nessuna Cina” ci potrebbe copiare. Quelle caratteristiche uniche ed universalmente ammirate dell’identità italiana che potrebbero permetterci di costruire un modello di sviluppo potenzialmente complementare a quello industriale».

Quale potrebbe essere l'impatto di questo disegno di legge, nel nostro territorio?
«Quello cremonese è un territorio complessivamente ancora preservato da tutti quegli interventi degradanti che hanno invece subito le aree metropolitane. Per questo, il disegno legge risulta per noi particolarmente importante: finalmente sembra prendersi in seria considerazione un disegno di legge urbanistico a favore dell’agricoltura, dei suoli fertili e del loro ruolo strategico nella tutela e sviluppo del nostro territorio che, per una serie di motivi, potrebbe essere considerato la "svizzera italiana". Nell'agricoltura vi sono tantissimi elementi importanti che non vanno trascurati: la conservazione del paesaggio, il tema della qualità alimentare, la promozione delle energie alternative e l'agriturismo». Lei ha detto che il territorio cremonese è ancora preservato dall'urbanizzazione incontrollata. C'e' rischio di perdere questa caratteristica? «In realtà in parte abbiamo già vissuto un'edificazione eccessiva, negli ultimi 30 anni. Oggi intorno alla città abbiamo una cintura di case con un'estensione pari a cinque volte il centro storico, e questo è decisamente troppo per un comune come il nostro. Ricordiamo che in città vi sono ben 1.600 alloggi vuoti, che non si sa ne' a chi vendere ne' a chi affittare». Eppure in città si continua a costruire... «Ora non conosco lo stato di elaborazione del Pgt. Mi si dovrà spiegare se tale piano appoggerà la Strada sud, che ritengo sia un errore, e il Terzo ponte, su cui ho delle riserve: interventi di cementificazione che non so quanto possano realmente servire al territorio.

Dal punto di vista edilizio avevo già segnalato da tempo la mia contrarietà allo sviluppo in verticale come mezzo per risparmiare territorio agricolo; ritengo infatti che tale impostazione possa contrastare con la morfologia di una città che ha nel Torrazzo il suo elemento emergente. Sarebbe invece opportuno lavorare sul recupero dei vani oggi inutilizzati: solo quelli sarebbero sufficienti per soddisfare il fabbisogno edilizio dei prossimi 10 anni. Il nostro territorio va difeso e credo che dovremmo cogliere al balzo l'opportunità offerta da questo disegno di legge, che potrà rappresentare l'occasione per fare una ricerca specifica e innovativa sul territorio, creando uno sviluppo sostenibile». Quali sono stati gli errori fatti nel nostro Paese, dal punto di vista del consumo di territorio? «Purtroppo, nell’entusiasmo del momento, dobbiamo rimarcare che è un provvedimento tardivo, come tutti possono giornalmente constatare, perché la Repubblica, proprio quando ci si aspettava che fosse portatrice, insieme a speranze ed ideali, di una prassi ed un costume nuovo, ci ha reso testimoni impotenti, dal dopoguerra ad oggi, di una devastazione del territorio che è impressionante.

Dagli anni cinquanta, - con la giustificazione della ricostruzione -, ad oggi - con la giustificazione dell’accrescimento dello sviluppo - non si è riusciti ad indirizzare la modernizzazione su criteri meno devastanti. Abbiamo distrutto, cementificato, alterato sino ad arrivare ad una crisi che ci ha portato sull’orlo del fallimento. Il paesaggio è stato cancellato da questa furia, la produttività e qualità agricola menomata, la salute alimentare messa in dubbio, il settore turistico indebolito. In tutto questo, i cremonesi provengono da una storia di sapienza contadina che potrebbe insegnare molte cose». In che senso? «La generazione che ci ha preceduto aveva adottato, suo malgrado, la sobrietà come vero e proprio stile di vita, non potendosi permettere il lusso di sprecare nulla di quanto offriva la natura. Era una civiltà naturalmente “ecologica” perché basata sull’utilizzo di risorse rinnovabili. Siamo in un territorio dove l'ambiente dovrebbe essere naturalmente anche più prezioso che altrove, stante la qualità dei prodotti ed i guadagni che se ne traggono e se ne potrebbero trarre. Ora pur nelle gravi difficoltà che contraddistinguono questo momento, questo disegno di legge ci può permettere un serio ripensamento e la difesa di quanto rimane, ma nel contempo riabilitare e segnalare tra i territori virtuosi. Prevede, infatti, una soglia massima di superficie agricola edificabile, il continuo monitoraggio del consumo effettivo di suolo agricolo, un premio per i Comuni virtuosi, l’abrogazione dell’uso degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti ed un incentivo per il recupero degli edifici rurali. Queste condizioni possono fornire un terreno di elaborazione originale per una qualità dello sviluppo orientato verso settori “diversi”e per costruire elementi d’innovazione. Sarebbe conveniente che tutti i rappresentanti della comunità cremonese valutassero positivamente questa opportunità e dessero tutta la loro disponibilità e collaborazione perché il progetto abbia un esito positivo prima della fine della legislatura ».

di Laura Bosio

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