La navigazione del Po si ferma a Cremona

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La denuncia di Giorgio Albera: «Si fanno interventi a monte e a valle, ma noi siamo tagliati fuori»
Non posso esimermi da intervenire per denunciare l'ennesimo "schiaffo"di Regione Lombardia alla "vera" navigazione fluviale, quella della idrovia padano-veneta che ha come terminale il Porto di Cremona» spiega l'ex presidente dell'Azienda regionale per i porti di Cremona e Mantova, Giorgio Albera, il quale sostiene quanto sia assurdo che si lavori per rendere navigabile il Po a valle e a monte del nostro territorio, mentre tra Cremona e Mantova la navigabilità commerciale è garantita soltanto per duecento giorni l'anno. «Da un lato sono partiti i lavori a Isola Serafini, per un importo di 70 milioni, mentre dall'altro lato, a Mantova, si sta costruendo la conca di Valdaro» spiega ancora Albera. «Ma che senso ha tutto ciò se poi qui da noi non si può transitare per oltre 150 giorni l'anno?». Cremona, dunque, isolata anche su questo versante?

«Si parla di fare la grande Provincia del Po, ma di fatto, con il recente sblocco dal Ministero dell'Ambiente del secondo lotto della nuova Conca di Valdaro - che collegherà direttamente le banchine portuali private del Porto di Mantova al Canale Mantova-Mare - si completa il disegno regionale di "fermare" la navigazione fluviale a Mantova, dimenticando il Po fino a Cremona» spiega meglio Albera. «Scelte che testimoniano come, per Regione Lombardia, la capitale del Po sia ormai il capoluogo virgiliano». In tutto questo, resta al palo il progetto dell'Aipo, che con un investimento di 70 milioni permetterebbe di rendere il Po navigabile per tutto l'anno con interventi "a corrente libera" (“Progetto di sistemazione a corrente libera del fiume Po tra Cremona e Foce Mincio”).

«Nessuno prende in considerazione tale progetto, con il risultato che il nostro porto sarà condannato al definitivo isolamento con enormi danni per l'economia del territorio» sottolinea l'ex presidente. «Il nostro è l'unico porto fluviale italiano davvero operativo, eppure lo si vuole rendere inutile, mettendo così a rischio anche la realizzazione della nuova area industriale di Tencara, posta al terminale dell'Idrovia Padano-Veneta». Del resto, Cremona non godrà neppure dei finanziamenti legati al progetto "Vie d'acqua Expo 2015": «Nei giorni scorsi, il sindaco di Monza ha annunciato l'indizione del primo appalto (6 milioni di euro) per la impermeabilizzazione del letto del Canale Villoresi» spiega ancora Albera.

«Premesso che il buon senso comune avrebbe suggerito che la Regione intervenisse prima sul nostro Canale navigabile, che da Acquanegra a Tencara è ridotto a un colabrodo, il totale di spesa previsto per la realizzazione delle opere idriche connesse a Expo 2015 ammonta a 175 milioni di euro, di cui ben 77 destinati al cosiddetto "canaletto" per collegare il Naviglio Grande col Canale Villoresi. Ma ciò che scandalizza maggiormente è che questo "canaletto" - secondo il Dossier regionale presentato al Bie - avrebbe una portata d'acqua di soli 2 metri cubi al secondo, sarebbe per buona parte interrato, e soprattutto non navigabile. Questa è la prova che con Expo 2015 si è scelto di finanziare opere che hanno un mero scopo scenografico: realizzare un canale con una bella pista ciclabile che gli corre di fianco offre un immagine di sensibilità ecologica, ma nulla di più». Albera denuncia quindi il comportamento delle Regioni (Lombardia ed Emilia Romagna), giudicandolo «schizofrenico e privo di dialogo».

«Che senso ha finanziare opere da decine di milioni che sono assolutamente inutili e non portano ad alcun risultato? Stiamo facendo i conti con la peggior logica dell'Italia "sprecona", in cui si investe in opere sganciate da qualsiasi logica territoriale. Chiedo quindi un intervento urgente dello Stato, perché si finisca di sprecare soldi pubblici, soprattutto in un momento di crisi come questo, in cui le risorse sono così scarse». Oggi è quindi necessario «riassegnare la priorità alla navigazione sul Po, rinunciando all'inutile e costoso "canaletto" milanese, e finanziando i progetti che abbiano una reale valenza per il territorio » conclude Albera.

di Laura Bosio

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