Anche i leoni del duomo vogliono l'acqua pubblica

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Lunedì consiglio comunale rovente sul tema della privatizzazione dell'acqua e manifestazione dei cittadini sotto il Palazzo: «Il servizio deve restare pubblico». Due grafici nel Piano d'Ambito mostrerebbero come le tariffe sarebbero destinate ad aumentare e come la remunerazione del capitale investito (vietata dal referendum) potrebbe arrivare al 20%

Si preannuncia una delle sedute più burrascose quella del Consiglio Comunale di lunedì, quando il sindaco Oreste Perri e l’assessore all’ambiente Francesco Bordi saranno chiamati a rispondere sul voto favorevole dell'assessore alla (semi) privatizzazione del servizio idrico provinciale. L’ordine del giorno  delle opposizioni consiliari, firmato da Daniele Burgazzi, Ferdinando Quinzani, Santo Canale e Giancarlo Schifano, invita il primo cittadino a «chiedere la convocazione dell'assemblea dei sindaci e di garantire una reale espressione del parere da parte dei rappresentanti eletti dai cittadini  e di rivedere, in virtù del percorso attuato e condiviso con i sindaci verso la creazione di una società unica dell'acqua, il parere espresso nel Cda del 11 ottobre» (leggi l'articolo). E questo è anche il motivo per il quale il Pd ha aderito, assieme ad altri esponenti del mondo politico, alla manifestazione organizzata nel Cortile Federico II dal Comitato Acqua Pubblica cremonese: «il colpo di mano con cui il Cda dell’Aato ha approvato un Piano d’Ambito che cancella la volontà popolare e contraddice la decisione già presa da 103 sindaci della provincia è un atto gravemente lesivo delle regole democratiche e del risultato referendario».
Ma nella giornata di lunedì, alle 18, avrà inizio anche  la manifestazione indetta dal Comitato, a cui si aderisce già  sui social network (dove si leggono  commenti  come «l’acqua è un diritto! Fuori il profitto!», oppure «l'hanno capita a Parigi e qua stiamo ancora facendo i ghirigori sull'acqua pubblica», e ancora «Il mondo con l’acqua alla gola: è merce o diritto?»), preceduta da decine di cartelli e striscioni appesi con un  flash mob dalla periferia al centro città, ai cavalcavia, a fonti e fontanelle, agli estintori, ai monumenti. Persino i leoni del Duomo, sui  cartelli appesi al collo, si scambiano battute in dialetto contro la privatizzazione dell’acqua (“Ghet sentit? I privatiza l’acqua?”, “Oh cat! Robe de mat!”). E il maestro Stradivari paragona l’acqua privata ad una «sinfonia stonata».
«Il nostro voto va rispettato» è la posizione espressa contro le motivazioni addotte dal Cda per l’approvazione della società mista di gestione del servizio: «se non privatizziamo l’acqua l’Ue ci sanziona? Falso, non vi sono comuni cremonesi sotto procedura d’infrazione». E ancora: «Un servizio idrico pubblico al 100% non è sostenibile? E come fa allora Lodi, dove non solo è pubblico ma addirittura genera utile?». Una protesta che però, commenta qualcuno su facebook, è e deve restare pubblica, sostenuta da tutti i cittadini, senza strumentalizzazioni di alcun tipo. L’obiettivo della manifestazione, spiegano dal Comitato, è trasversale alle forze politiche  e investe tutta la cittadinanza. Si vuole evitare che, ancora una volta, siano i cittadini-contribuenti a pagare e caro,  con rincari e aumenti in bolletta.
Difatti, dopo la smentita del fatto che alcuni comuni cremonesi sarebbero a rischio di procedura d’infrazione Ue (motivazione addotta dal Cda dell’Aato e sconfessata da un esame della lista dei Comuni soggetti a procedura d’infrazione, pubblicata sul sito della Regione, nella quale non vi sono Comuni cremonesi), altri particolari emergerebbero dal Piano d’Ambito. Uno dei due referendum sull’acqua dell’aprile 2011 stabiliva che il capitale investito non fosse remunerato (in sostanza: non vi possono essere utili nella gestione dell’acqua). Ma in alcuni grafici pubblicati nel Piano d’Ambito sarebbe invece prevista una remunerazione del capitale investito, che negli anni potrebbe attestarsi anche al 20%. Anche la curva tariffaria (come si può leggere nel grafico a fianco) sarebbe destinata ad aumentare negli anni sino a toccare, nel corso degli anni, quasi i 2 euro per metro cubo.
Sempre su facebook, qualcuno fa notare che in provincia di Imperia la gestione del servizio idrico sarà, nel prossimo futuro, tutta gestita dai Comuni. Tre giorni fa, difatti, l’assemblea dei Sindaci dell’Autorità d’Ambito idrico ha deciso, a stragrande maggioranza, che le gestioni del servizio idrico affidate a società miste pubblico privato o totalmente private non proseguiranno sino alla scadenza dell’affidamento. «Dunque, proprio tutti in Italia vogliono privatizzare, come ci raccontano per giustificare il “colpo di mano”?».

di Michele Scolari
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