Cremona - Vaccino influenzale, il «no» dei più giovani

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Cresce il numero dei vaccinati nelle fasce a rischio, ma resta molta diffidenza tra la popolazione.
Vaccinarsi contro il virus dell'influenza è un atto di responsabilità sociale, ha dichiarato in settembre sulle pagine del nostro giornale il dottor Angelo Pan, medico infettivologo dell'azienda ospedaliera di Cremona. Il vaccino, ha sottolineato il medico, costituisce attualmente l'unico modo per proteggere dalla possibilità del contagio, in particolare, le categorie a rischio, per le quali le complicazioni potrebbero causare disturbi di grave entità o il decesso. Da rifare annualmente, la vaccinazione diffusa per la campagna 2012-2013 proteggerà da tre diversi ceppi: quello A/H1N1 del 2009 e due nuove mutazioni, B e H3N2. Tuttavia, a detta dello stesso virologo, nonostante la percentuale della popolazione che annualmente si sottopone al vaccino è in crescita, sono molti coloro che scelgono di non sottoporsi alla vaccinazione, anche in ambiente medico, nel quale il vaccino, proprio per via del continuo contatto con i pazienti, è particolarmente consigliato. Le ragioni alla base della scelta di non vaccinarsi possono essere molteplici, tra i quali i timori legati alle possibili controindicazioni, che il mondo sanitario teme possano crescere in seguito alla notizia del ritiro di oltre due milioni di dosi. Le reazioni sono, in questo caso, variegate: «Ho due bambini piccoli, vanno alle elementari», spiega Simona, giovane mamma. «L'anno scorso hanno passato più tempo a casa malati che a scuola, quest'anno penso proprio che li vaccinerò».

Una scelta, quindi, che non si fa influenzare dalle recenti notizie, mentre per Fulvio sono perfino fonte di rassicurazione: «Se le dosi sono state ritirate, vuol dire che vengono effettuati i dovuti controlli e presumibilmente sono sicuri. Mi pare una conferma in più invece di un motivo per ripensarci. Per età rientro nelle categorie a rischio, quest'anno mi vaccinerò, come ho fatto gli anni passati». Più scettico, invece, Fernando: «Non mi vaccino mai, non c'è nemmeno la sicurezza che il vaccino sia efficace, va a finire che mi vaccino e poi ammalo lo stesso... a questo punto, tanto vale». Il vaccino, infatti, ha una copertura inferiore al 100% e richiede alcuni giorni per risultare effettivamente attivo, dunque se il contagio avviene in concomitanza con la vaccinazione essa può risultare inefficace. Sono in molti, dunque, a confermare le abitudini già mantenute nel corso degli anni passati, indipendentemente dalle informazioni diffuse dalle campagne ministeriali a sostegno del vaccino: «Sono asmatica e ho spesso problemi alle vie respiratorie. Il vaccino quindi lo faccio tutti gli anni e penso lo farò anche quest'anno. Ammetto di avere un po' di timore date le notizie relative agli effetti collaterali che si sentono ogni tanto, ma non è questo ritiro a fare la differenza, anzi, è segno che almeno vengono effettuati accurati controlli». Se le persone che rientrano per motivi di età nelle categorie a rischio sono quelle che più frequentemente ricorrono a questa forma preventiva, più scettiche sono le mamme nei confronti della vaccinazione per i propri figli, come Sonia: «Ho valutato la vaccinazione di mia figlia, ma non me la sento. Un po' ho paura degli effetti collaterali e del fatto che a riguardo le informazioni siano confuse, un po' non mi convince il fatto che, d'altra parte, la vaccinazione non è in grado di garantire una protezione completa ed efficace al 100%».

Anche Alberto, papà di un bambino di tre anni, conferma: «Non penso che vaccinerò mio figlio. Alla fine l'influenza è sempre esistita, eppure si è sempre fatto a meno del vaccino. Capisco l'importanza in caso di altre malattie, o di soggetti a particolare rischio, ma in caso contrario preferisco che mio figlio si faccia gli anticorpi naturalmente, come è sempre stato». Se, dunque, a vaccinarsi sono in prevalenza le persone oltre i 65 anni e i genitori sembrano ritrosi nei confronti del vaccino per i figli, a porre dei decisi «no« sono soprattutto i giovani, come Veronica e Cristian, entrambi studenti: «Non mi vaccino contro l'influenza, magari riesco ad ammalarmi nel giorno delle interrogazioni«, scherza la prima, mentre il secondo commenta: «In realtà, non mi sono nemmeno mai posto il problema, penso che il vaccino abbia senso soprattutto per gli anziani». Emerge, dai commenti raccolti, una pluralità di decisioni e di motivazioni alla base, che però si fondano prevalentemente su una valutazione legata al singolo individuo: in pochi, invece, sembrano tenere conto del ruolo sociale della vaccinazione, come invece sottolinea Ivana: «Il vaccino lo faccio ogni anno. Lavoro a contatto con persone anziane e non vorrei essere veicolo di contagio.

Penso che per il personale medico e per determinate categorie di lavoratori, a contatto con le persone a rischio, debba essere obbligatorio. Ma si vaccina anche mio marito, convintosi proprio l'anno scorso». La notizia del ritiro delle dosi, dunque, non sembra avere influenzato più di tanto le decisioni degli italiani, sebbene abbia fatto sorgere qualche dubbio in più, come per Sergio: «Ho quasi ottant'anni: il vaccino lo faccio tutti gli anni e lo farò anche quest'anno. Se ci sono dei rischi, cosa posso dire, spero che vada bene. Tanto, se non mi vaccino, dicono che rischio di morire. Se mi vaccino, lo dicono lo stesso. Ci si dimentica che alla mia età, si rischia di morire comunque».

di Martina Pugno

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