Acqua, la protesta dei cittadini: «Tre persone non decidano per tutti»

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CREMONA Mentre in Sala Quadri il consiglio respingeva l'ordine del giorno delle opposizioni contro la privatizzazione dell'acqua, una manifestazione trasversale ai colori politici e trasparente come l'acqua in cui oltre seicento cittadini hanno circondato il Palazzo comunale per chiedere una sola cosa: «che tre persone non decidano per trecentosessanta»

Nessun vessillo di partito è comparso alla manifestazione di lunedì organizzata dal Comitato Acqua Pubblica cremonese per chiedere al sindaco Oreste Perri ed all'assessore all'Ambiente Francesco Bordi di rivedere la posizione favorevole del Comune in merito alla decisione dell’Aato sull’ingresso di privati nella gestione del servizio idrico provinciale. Mentre in Sala Quadri l’opposizione consiliare dava battaglia, vedendosi poi respingere l’ordine del giorno firmato da Daniele Burgazzi, Ferdinando Quinzani, Santo Canale e Giancarlo Schifano, fuori dal palazzo centinaia di cittadini manifestavano a suon di fischietti, pentole, tamburi, e tanti slogan, uniche bandiere quelle bianche e blu del Comitato, assieme al tricolore italiano dell’Anpi («perché i diritti che ci hanno rubato nascono dalla Resistenza e si incardinano nella Costituzione Repubblicana »): tutti insieme in una manifestazione trasversale ad ogni colore politico, per chiedere «che tre persone non decidano per trecentosessanta». Seicento cittadini, tra cui anche molti giovanissimi, dapprima raggruppati nel Cortile Federico II e poi snodati in una lunga catena umana che ha circondato l’intero Palazzo comunale, si sono uniti per protestare contro quello che il Comitato ha bollato come «un colpo mortale alla democrazia e alla vita politica di Cremona», inferto da un’Amministrazione che «con questa decisione ha chiuso nel modo peggiore la propria storia politica».
«Ciò che sta a cuore mio e dell’intera Amministrazione sono la salvaguardia del territorio e dei cittadini, per cui qualsiasi scelta è determinata dall’interesse della gente» è stata la risposta all’ordine del giorno in Consiglio da parte del primo cittadino, che ha sottolineato la posizione «non ideologica» del Comune, ripercorrendo alcuni passaggi istituzionali e sostenendo «l’impossibilità di sopportare un impegno di 370 milioni di euro all’interno di una gestione solo pubblica». Motivo ripreso anche nell’esposizione tecnica dell’assessore all’Ambiente Francesco Bordi (a difesa del proprio voto favorevole alla società mista), che si è riferito anche all’attuale tariffa, che è «la più bassa d’Europa», e alla «situazione obsoleta degli impianti di depurazione e delle reti fognarie di molti comuni del cremonese», che per questo sarebbero «soggetti a procedura d’infrazione Ue». Esposizione che ha però sucitato l’ira di Daniele Burgazzi (che ha anche sollevato la questione di «chi farà i bandi quando sarà avvenuto il commissariamento della provincia», leggi l'articolo), perché «l’assessore Bordi e il sindaco Perri, pur sottolineando punti importanti, non hanno risposto alle questioni fondamentali: perché l’accelerazione improvvisa della gestione privata del servizio idrico? Perché l’inserimento all’ultimo momento nell’ordine del giorno della delibera sul Piano d’Ambito è stata inserita solamente 24 ore prima della riunione del Cda, con un “colpo di mano”? E perché perché il voto del Comune di Cremona è diventato improvvisamente favorevole alla semi privatizzazione? ». In realtà, ha sottolineato nel suo intervento Maura Ruggeri, la posizione del Comune «è una scelta esclusivamente politica. Non è vero infatti che i privati sono necessari. Non è vero che l’opzione per la società mista è una scelta obbligata determinata da criticità ed urgenze rispetto alla gestione della rete idrica da parte di alcuni comuni. Le urgenze sono previste nel piano finanziario recentemente presentato all’assemblea di Padania Acque; nessun Comune si trova attualmente in regime d’infrazione da parte della Ue, i pochi Comuni che si trovano effettivamente in situazione critica hanno davanti il tempo necessario per intervenire».

di Michele Scolari
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