Cremona - Italia Futura, un laboratorio di idee

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Nasce anche a Cremona Italia Futura, l'associazione creata da Luca Cordero di Montezemolo. È presieduta dal trentunenne Roberto Maria Dall'Olmo, dipendente pubblico, con Gerardo Paloschi, dirigente d’azienda, come vice. Della squadra fanno parte anche gli imprenditori Stefano Premoli, Nadia Bragalini, Daniele Saviola, e Marco Stanga, commerciante. Nel settore delle risorse umane e selezione del personale opera invece Bruno Falanga. Nell’ambito delle professioni hanno aderito Alessandra Azzali, Beatrice Ponzoni e Gianluca Mete. Altri nomi, impiegati in vari ambiti lavorativi: Pier Mario Bassi, bancario, Corrado Gozzetti, amministrativo d’azienda, Michele Toninelli, ingegneria ed energie alternative, Simona Azzali, comunicazione ed università e Fabiano Ferrari, sicurezza aziendale. Abbiamo parlato della nuova associazione con il coordinatore provinciale Dall'Olmo. «Italia Futura è nata nel luglio 2009 su iniziativa di Luca di Montezemolo, con l’obiettivo di promuovere il dibattito civile e politico su temi di interesse pubblico, quali l’economia, il lavoro e la società» spiega.

«Da subito, si è dimostrata un vero e proprio laboratorio di idee, nel quale hanno trovato ospitalità e convergenza persone di varia estrazione ideologica, andando a scardinare il rigido bipolarismo della Seconda Repubblica che forzatamente ci aveva abituato a schemi preimpostati. In Italia Futura, invece, siamo andati naturalmente oltre questa prospettiva, cercando di costruire un modello che potesse andare oltre la fallimentare esperienza degli ultimi vent’anni. Così si è riusciti a coniugare una forte anima liberale con un’area riformista, che ha saputo ritrovare una casa naturale dopo anni nei quali era stata relegata ai margini del pensiero socialdemocratico. Allo stesso tempo l’anima laica ha saputo trovare un equilibrio con quella cattolica, consapevole che le sfide che la globalizzazione, la crisi e i nuovi orizzonti verso i quali la nostra società sta andando, necessitano sempre più di un soggetto unitario che sappia esprimere un modello nuovo capace di farsi motore di quelle esigenze cha la società civile necessita per evitare di adeguarsi al declino che l’incapacità gestionale di certa classe dirigente ha ulteriormente acuito».

Ma questo “laboratorio di idee” potrebbe concretizzarsi in un movimento più strettamente politico? «Ad oggi, Italia Futura è un’associazione che certamente guarda alla politica ma che per ora non intende scendere in campo direttamente. Grazie al forte legame che ha costruito con la società civile, Italia Futura capisce bene che, a causa di comportamenti discutibili tenuti dalla politica, la forbice che separa i cittadini da quest’ultima si apre ogni giorno sempre di più. Da parte nostra non intendiamo effettuare alcun tipo di patto o accordo volto alla conservazione di questo assetto politico, ormai incapace di dare risposte alle esigenze del Paese. Ad Italia Futura non interessano certi tipi di operazioni. Con questo Italia Futura allo stesso modo si tiene ben lontano dall’antipolitica, perché sappiamo bene che se fatta bene e con passione, è la politica la sede privilegiata dove i cittadini dovrebbero confrontarsi sulla gestione della cosa pubblica. Il problema è che in Italia coloro che avrebbero dovuto essere cittadini come tutti al servizio della comunità, si sono trasformati in politici di professione alla ricerca del proprio interesse. Anche da qui nasce la nostra recente battaglia sulla ricandidatura di solo il 20% dei parlamentari di ogni schieramento. Il nostro obiettivo è dunque coinvolgere persone nuove con solo qualche rappresentante della buona politica a cui dobbiamo rendere il merito di aver agito bene». Nel panorama politico nazionale, dove si colloca Italia Futura? Quali sono le sue prospettive? «Come dicevo, Italia Futura unisce persone di area liberale e riformista. Anche se è di tutta evidenza che la nostra non sia un’associazione che si pone agli estremi dell’arco costituzionale, mi piace pensare che quello che stiamo sviluppando possa essere un progetto che sappia andare oltre la destra o la sinistra, ipotesi che rievocano scenari da ‘900. Infatti, il nostro cammino verso il 2013 verosimilmente ci porterà a costituire una Lista Civica Nazionale, lontano da logiche strettamente di partito ma che sappia raccogliere tutte quelle espressioni di malcontento positivo e propositivo, dove giovani e donne possano concorrere alla proposta di un modello nuovo. Un modello che dovrà avere una forte matrice europeista. Purtroppo, troppo spesso i valori europeisti vengono messi in discussione, dimostrando così l’arretratezza di certe aree politiche italiane rispetto al contesto entro il quale l’Italia opera. Il mondo sta cambiando, le esigenze delle persone mutano, essere antieuropeisti significa arroccarsi dentro a qualcosa che per fortuna o per sfortuna oggi comunque non esiste più. Se dobbiamo guardare avanti il futuro non può che essere l’Europa quale soggetto che possa costituire un punto di riferimento che gli stati nazionali difficilmente potranno surrogare ». Un commento sull’attuale governo Monti, e sulla possibilità di un Monti bis?

«Il giudizio che si deve dare sul governo Monti non può che essere positivo. Con questo appare evidente che i margini di miglioramento ci sono, soprattutto sul versante della crescita. Bisogna però partire da un presupposto: quando questo governo è entrato in carica la situazione in cui versava l’Italia era disperata; spesso non ce ne rendiamo conto, perché sulla quotidianità certi fattori incidono solo dopo parecchio tempo, ma senza voler polemizzare o addossare colpe, è evidente come nell’autunno 2011 la possibilità di scivolare in situazioni come la Grecia o peggio fossero davvero realistiche. A Monti e agli italiani con i loro sacrifici va dato il merito di aver rialzato la testa ad un passo dal baratro. Abbiamo riacquistato una credibilità internazionale dimenticata ed è stato fatto ordine nei conti pubblici. Tutto questo ha avuto inevitabilmente un prezzo sulle tasche degli italiani ed è proprio per questo che certi comportamenti dell’attuale classe politica sono macroscopicamente contrari al buon senso. Ai giovani è necessario dare modelli diversi e proporre prospettive che non siano in totale contraddittorietà con quelle di chi ci comanda. Bisogna ripartire dal merito e dalla concorrenza».

Veniamo alla nostra città. Italia Futura a Cremona: chi ne fa parte? Quali sono i vostri obiettivi? «Italia Futura arriva in Lombardia nell’aprile 2012. Con altri quindici amici lombardi abbiamo costituito il Comitato Promotore Italia Futura Lombardia, presieduto da Alberto Fontana, persona da anni impegnata nel terzo settore. Da quello che era un movimento nazionale ci siamo trasformati progressivamente in un movimento territoriale vicino alle persone. Come in tutte le regioni abbiamo aperto sedi locali e proprio settimana scorsa abbiamo formalizzato la nascita di Italia Futura Cremona, costituita da venti soci fondatori e da numerosi soci aderenti. Tutte persone che ormai da qualche mese stanno facendo un percorso accomunato dalla volontà di poter essere protagonisti di un rinnovamento spesso promesso ma mai realizzato. Sul territorio ci piacerebbe declinare quella che è l’ottica generale del movimento. Riteniamo, infatti, che Cremona possa giocare ancora un ruolo importante nel panorama regionale e nazionale. Non ci piace l’atteggiamento di chi si rassegna al declino come se questo fosse un fatto ineludibile ed allo stesso tempo contesta ogni tentativo di slancio e rinnovamento. La città deve tornare ad essere un polo di attrazione, per la nostra economia e per i nostri giovani che anche all’ombra del Torrazzo devono trovare un futuro all’altezza delle loro aspettative».

di Laura Bosio

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