«Latte, intervenga la politica»

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A Cremona, dal 25 al 28 ottobre, la Fiera del Bovino da Latte
La situazione del settore lattiero-caseario è sempre più critica, e la diatriba sulla remunerazione della materia prima non accenna a placarsi. La Fiera del Bovino da Latte, in programma a Cremona dal 25 al 28 ottobre, sarà l'occasione per fare il punto su una vicenda intricata, come conferma anche il presidente di Cremona Fiere e di Libera Agricoltori, Antonio Piva. «I numeri sono buoni, bisogna dirlo: quest'anno abbiamo pareggiato il record di presenze stabilito l'anno scorso, e questo significa che le aziende investono su queste tematiche. Auspico quindi che questa Fiera sia occasione per dare un momento di respiro al settore agricolo e agroalimentare. Tuttavia le criticità sono molte, a partire dal drammatico problema della partita "latte". Manca la volontà di collaborare da parte degli acquirenti, oltre alla miopia dei livelli istituzionali, che reputano rischioso intervenire sul tema, e non dicono nulla». Intanto i produttori continuano a pagare un prezzo che, secondo Piva, «è assurdo e non rientra nelle logiche di mercato. Basti pensare che nei bilanci delle cooperative di trasformazione vi sono dividendi di 13 centesimi in più al litro rispetto al prezzo pagato dall'industriae questo non è tollerabile».

L'allarme lanciato dalla Confagricoltura è quindi forte: «Se non cambia il livello di valorizzazione economica del latte alla stalla, gran parte delle aziende italiane si troverà in una situazione di grave difficoltà». Secondo l'associazione, «malgrado gli accordi di conferimento all’industria di trasformazione siano scaduti il 1° di ottobre, ancora non è stato possibile sedersi attorno ad un tavolo per un esame responsabile del mercato, che non consente più alle imprese di far quadrare i conti e, di conseguenza, mantenere l’attività produttiva su livelli economicamente accettabili». Confagricoltura ricorda che la contrazione della produzione nazionale comporterebbe, oltre a gravissime ripercussioni sul tessuto economico del Paese, un aumento delle importazioni di latte per i prodotti generici, andando ad incidere anche su quelli a denominazione d’origine, la cui trasformazione non può prescindere dall’esclusivo impiego di latte di alcune aree. Secondo Piva, deve allora intervenire la politica. «I veri ministri sono sempre intervenuti in questo senso, facendo da intermediatori sulla vicenda. Ma questo governo tecnico non fa nulla, e se non si risolleva il prezzo del latte perderemo il 30% delle aziende del settore prima della fine dell'anno». Anche nel settore delle carni, che in Fiera avrà ampio spazio, seppur il mercato dia segnali soddisfacenti, non si registra una situazione positiva. «Il problema è che i costi di produzione sono altissimi e continuano ad aumentare » spiega Piva. «In particolare i costi delle materie prime, mangimi compresi, sono schizzati alle stelle, e questo ha portato a una minore remunerazione per i produttori, eliminando quella piccola percentuale di premialità che il settore vantava».

di Laura Bosio

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