Acqua privatizzata, Burgazzi: «Quando la provincia sarà commissariata chi farà i bandi?»

+ 23
+ 23


«Dopo il Consiglio comunale di ieri solo la magistratura può fermare il percorso di privatizzazione del servizio idrico». Nelle parole di Daniele Burgazzi, consigliere del Partito Democratico, si coglie tutta l’amarezza per la respinta dell’ordine del giorno (25 i voti a favore e 16 i contrari, leggi l'articolo) presentato dall’opposizione consiliare. «Abbiamo chiesto al sindaco Perri e all’assessore Bordi a motivare le ragioni di questa accelerazione e a spiegare perché il voto del comune di Cremona è diventato improvvisamente favorevole. Ma la risposta, seppure ha riguardato aspetti tecnici indubbiamente c, non ha soddisfatto la domanda, che rimane tutt’ora aperta. Ci aspettavamo che entrambi almeno si presentassero a noi con una  richiesta di condivisione del piano ma ciò non è avvenuto. Tutto questo a fronte di un quadro politico e amministrativo che è sul punto di un radicale mutamento. A cominciare dall’assetto provinciale, perché la nuova mappa che si sta delineando prevede l’accorpamento di Cremona con Mantova e Lodi, dove il servizio idrico è pubblico: ciò significa che l’attuale assetto del servizio idrico, che va verso la privatizzazione, dovrà essere ripensato radicalmente. Il riassetto provinciale porta poi con sé un’altra domanda: di fronte ad un commissariamento della provincia chi farà i bandi in un simile contesto?
«Come partito ora intraprenderemo un’azione informativa che non escluderà anche distribuzione di volantini e stand in giro per la città. Nel frattempo si attendono gli sviluppi dell’azione di contrasto intrapresa dai sindaci del territorio con il ricorso al Tar. Dall’analisi effettuata da avvocati amministrativisti vi sarebbero gli elementi per intraprendere un’azione legale, che rappresenta l’ultima possibilità di fermare l’ingresso di privati nella gestione del servizio idrico, scongiurando tutti i rischi per i cittadini che una gestione privata potrebbe comportare».
Rischi che riguardano una remunerazione del capitale investito che potrebbe sfiorare il 20%, come indicato in un grafico contenuto nel testo del Piano d’Ambito, assieme ad un possibile aumento delle tariffe, anch’esso contemplato nel documento dell’Aato e ricordato inoltre da un cartellone appeso ai pilastri del Cortile Federico II nel corso della manifestazione organizzata ieri pomeriggio dal Comitato. Vi si legge come a Cremona la tariffa derivante dal servizio pubblico sia circa la metà di quella delle città toscane dove la gestione è invece affidata a privati. A Cremona il totale della bolletta per consumi annui pari a 200 metri cubi si attesta a 245,50 euro, mentre a Siena, Grosseto, Arezzo, Prato, Pistoia e Firenze tocca, e in alcuni casi supera, i 500 euro.
Ma i rischi non si fermano ad aumenti che andrebbero a gravare sulle tasche dei cittadini. «C’è anche il pericolo sensibile di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata» ha sottolineato il consigliere Idv Giancarlo Schifano nel suo intervento di lunedì in Consiglio. «E’ risaputo che la criminalità organizzata (mafia, ‘ndrangheta e camorra) fiuta il business e lo segue. Perciò non è solo un problema economico: la gestione dell'acqua da parte di grandi società private allontana i consumatori dai livelli decisionali e dove è potente la criminalità organizzata, l'affidare a società private la gestione di delicati servizi pubblici porta a gravi infiltrazioni criminose, all'aumento della corruzione, a pesanti conseguenze per i cittadini (tendenza che richiede una risposta ferma con strumenti di controllo strettissimi e richiesta obbligatoria dei certificati antimafia).  E’ stato dimostrato come in alcune città italiane (ad esempio Latina) la privatizzazione del servizio idrico ha già portato a simili infiltrazioni malavitose: questo accade attraverso società all’apparenza pulite ma con membri appartenenti alla malavita organizzata oppure incensurati ma controllati dai clan. Questi cercano di annidarsi in situazioni dove si fatica a mantenere l’acqua in mani pubbliche, pronti ad entrare in azione con società magari a prestanome. Nella nostra provincia credo siano sono sotto gli occhi di tutti gli intrecci con la ‘ndrangheta svelati dai recentissimi sviluppi delle indagini giudiziarie sulla discarica di amianto di Cappella Cantone. Ciò significa che il rischio nel nostro territorio c’è, e anche consistente. A Lodi , dove il servizio è pubblico, questo pericolo è stato ampiamente ridimensionato. Per questo spero che, una volta presentato il ricorso al Tar, la magistratura operi con indagini accurate».

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su