“I Capuleti e i Montecchi” in scena al Ponchielli

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La stagione lirica del Teatro Ponchielli prosegue venerdì 26 ottobre alle ore 20.30 (turno A) e domenica 28 ottobre alle 15.30 (turno B) con “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini, opera che si pone a diretto confronto con il “Romeo et Juliette” di Gounod della passata stagione, confermando, pur nella diversità della resa musicale, il valore drammaturgico dell’opera di William Shakespeare. Scritta in poco più di un mese, su libretto di Felice Romani, l’opera dimostra come l’adattamento di materiale musicale e letterario preesistente possa portare anche a grandi successi. Infatti, pressato dalla Fenice, che aveva dovuto cancellare un titolo per la stagione in corso (1830), Bellini chiese a Romani di rimaneggiare il libretto già scritto per l’opera “Giulietta e Romeo” (1825) di Nicola Vaccai, mentre lui stesso rielaborò gran parte della musica scritta per la sua “Zaira”, ritirata dalle scene dopo l’insuccesso a Parma dell’anno precedente. Tuttavia, la rielaborazione di Bellini fu estremamente accurata, sia per adattare la musica ai nuovi versi sia per mettere in luce le qualità vocali degli interpreti già scritturati dal teatro, tra cui Giuditta Grisi, prima interprete del ruolo di Romeo. L’opera ottenne un grandissimo successo e fu subito rappresentata al Teatro alla Scala, in apertura di stagione, il 26 dicembre 1830.
La messa in scena cremonese rappresenta l’occasione di debuttare per molti artisti. Italiano d’origine, ma statunitense d’adozione per quanto riguarda la formazione professionale, il direttore d’orchestra Christian Capocaccia, che debutta nel Circuito Lirico Lombardo. Esordio italiano anche per il giovanissimo regista inglese Sam Brown, vincitore del primo premio all’European Opera-directing Prize 2011, con un progetto dedicato proprio all’opera belliniana. Nel cast figurano, inoltre, due delle vincitrici dell’ultimo Concorso Aslico: Damiana Mizzi nel ruolo di Giulietta e Florentina Soare nel ruolo “en travesti” di Romeo. In scena, anche Fabrizio Paesano, Pasquale Amato ed Alessandro Spina.

di Federica Ermete

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