Melega: «Perri si è dimenticato chi lo ha sostenuto»

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Critiche pesanti all'amministrazione Perri da parte di chi - nel 2009 - aveva sostenuto in prima persona la sua candidatura: stiamo parlando di Agostino Melega, coordinatore della lista civica "Obiettivo Cremona con Perri", che denuncia il disinteresse da parte degli eletti nei confronti di chi li aveva sostenuti. «Oggi manca totalmente un collegamento del sindaco Perri con la rappresentanza della base che lo ha eletto. Questa Giunta sta in piedi sul nulla: ci sono due assessori della Lega che non sono più referenti del loro partito, il Pdl è ormai polverizzato, e delle liste civiche si sono dimenticarti da un pezzo. La lista che presiedevo era strettamente legata a Perri, ma lui non si è mai fatto vedere, nonostante i membri si fossero resi disponibili, come volontari, a fare da intermediari con gli elettori, portando le loro istanze. Si tratta di quarantenni qualificati, professionisti e volenterosi, che però sono stati completamente ignorati, finché non abbiamo deciso di allontanarci del tutto da questa Giunta».

Condivide l'opinione dell'assessore Roberto Nolli rispetto all'attuale crisi del centrodestra? Egli ha detto che "non c'è più spazio per questa politica". Cosa ne pensa?

«In realtà questa crisi è in atto da anni, e c'era già ai tempi della campagna elettorale. Ne è stato prova un fatto emblematico: la sede elettorale - che era stata approntata nella Galleria XXV Aprile durante la campagna elettorale - è stata chiusa il giorno dopo la vittoria, non permettendo ai cittadini neppure di andarsi a congratulare. Questo ha dimostrato da subito una chiusura nei confronti della città. Oggi mi trovo a dare ragione a quanto affermato da Ferdinando Quinzani nella sua intervista su "Il Piccolo", e  a concordare con la sua analisi spietata dell'interno del Pdl. Lui è stato lungimirante, perché aveva capito anni fa quanto stava accadendo all'interno del partito. Del resto anche l'aver confermato ai posti di potere personaggi scelti dalla precedente amministrazione è stata una mossa sbagliata. E se proprio si voleva agire in questo senso, il sindaco avrebbe dovuto convocare i propri sostenitori e definire un discorso di larghe intese con i partiti dell'opposizione, con trasparenza e apertura. Cosa che non è stata fatta. Venendo a Nolli, se critica così tanto questa politica, perché non si dimette dal partito?».

Ma è vero che la politica è scollegata dalle esigenze delle persone?

«Assolutamente si. Sono venuti meno i partiti, influenzati da modelli americani, dove il partito lavora solo in occasione delle elezioni, per poi sparire. A Cremona abbiamo consiglieri che partecipano alle commissioni solo per ricevere il gettone di presenza, e poi passano il tempo a giocare con il cellulare, e non partecipano alla discussione. Questo non è certo un modo per stare vicini ai problemi della gente, che per questi motivi si allontana dalla politica».

Cosa ne pensa dell'idea lanciata da Nolli, di un movimento che riparta dai sindaci, come Perri o Renzi?

«Non credo in un movimento dei sindaci, perché bisogna ripartire dalle persone comuni: associazioni, comitati, gruppi di discussione politica e via di seguito. Parlare di mettere a capo di un nuovo movimento politico i sindaci, che sono figli di questa situazione di crisi della politica, non ha senso».

Quindi, questa  Giunta …?

«E' una Giunta deficitaria, che rappresenta solo se stessa e non chi l'ha eletta. Essa non tiene conto della pluralità di voci presenti sul territorio, ma solo di alcune, sicuramente importanti ma non uniche. Il ruolo del politico è quello di essere mediatore dell'interesse di tutti, invece qui sembra di essere in un regime oligarchico».

Lei è stato tra i promotori del programma di questa Amministrazione. A distanza di due anni e mezzo ritiene che sia stato rispettato?

«Tante cose sono state accantonate. L'ultima in ordine di tempo è la realizzazione della pista ciclabile a Cavatigozzi: portai io Perri a parlare con i residenti, in campagna elettorale, ed essi lo votarono proprio per avere questa pista, di cui invece non c'è neppure l'ombra. Inoltre è mancata la capacità politica di rispondere alla crisi. La debolezza della rappresentanza politica ha portato all'aumento del potere dell'apparato - inteso come macchina comunale. Un potere che oggi impedisce alla Giunta di fare una seria riforma amministrativa. Mi chiedo perché nessuno pensi che la corruzione potrebbe entrare anche in un organismo comunale. Per combatterla è necessaria la rotazione, ma qui a Cremona non si è mai vista. Intanto il Comune versa in una situazione di arretratezza incredibile: basti pensare che per aprire un'attività a Crema bastano poche settimane, a Cremona ci vogliono almeno sei mesi. Bisognerebbe svecchiare il sistema, ma questa Giunta non è stata in grado di farlo».

Cosa serve oggi a Cremona, secondo lei?

«Mi auguro che con il ricordino delle Province si crei uno spazio di confronto che porti a modificare certi equilibri storici e superati. Ad esempio, di Mantova potremmo imitare il sistema culturale, con percorsi di altissimo livello, che l'hanno portata ad essere meta turistica importante. Da Lodi speriamo invece di ottenere l'apertura mentale che può derivare dall'influsso milanese. Poi, come dicevo, bisogna rinnovare completamente la macchina amministrativa.

Infine servono i giovani. Serve che in ogni gruppo, associazione e altro di qualsiasi tipo venga inserita una sostanziosa quota giovane».

Secondo lei, dunque, la politica dei partiti ha esaurito il suo ruolo?

«Prima o poi si dovrà tornare ai partiti, ma in questo momento c'è la necessità di passare dalla partecipazione civica: serve un passaggio in cui la gente si metta in gioco direttamente con le proprie idee e le proprie iniziative, e che poi vada a formare una nuova classe politica, rinnovando completamente il sistema dei partiti, che in futuro dovranno sempre più lavorare in una visione europea, seguendo magari il modello anglosassone.

Oggi, infatti la vera risposta ai nostri grandi limiti politici e antropologici è proprio quella di riuscire ad arrivare a un federalismo europeo, trasferendo alcuni poteri verso l'alto: solo così ci saranno le condizioni per un vero rinnovamento. Per come stanno oggi le cose, non siamo credibili».

 di Laura Bosio

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