Acqua privatizzata e nuova provincia: un connubio difficile?

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La decisione dell’Aato per la (semi) privatizzazione del servizio idrico provinciale cade in concomitanza di profondi mutamenti sul piano politico ed amministrativo, sul piano regionale ma anche provinciale che rischia di avere ripercussioni anche sulla gestione del servizio idrico. La nuova mappa che si sta delineando, confermata dal documento del decreto legge, prevede l’accorpamento di Cremona sia con Mantova che con Lodi, dove il servizio idrico è pubblico. Un riassetto che porta con sé numerosi interrogativi: dalla possibilità di un radicale ripensamento dell’intero assetto del servizio idrico appena approvato, alla questione dei bandi di gara («Chi li farà a fronte del commissariamento della Provincia?» chiedeva qualche giorno fa Daniele Burgazzi, consigliere comunale del Partito Democratico). Ciò significa che anche il Piano d'Ambito di Cremona andrà ripensato radicalmente, ovvero sarà tutto da rifare?
«La scelta che ha fatto infuriare una marea di cittadini cremonesi fino ad accerchiare la casa comunale - spiega il consigliere provinciale Giuseppe Torchio - è una scelta sbagliata che metterà in conflitto la volontà dei lodigiani di mantenere i settore idrico interamente pubblico con quella dei tre re magi dell’Aato che ci hanno fatto trovare questo bel regalo. Siccome la materia idrica andrà gestita unitariamente non potendo erogare acqua pubblica fino a mezzogiorno e acqua privata dalle dodici a mezzanotte, studieranno la diavoleria di privatizzare anche i lodigiani. Anche se il quadro è incerto per una serie di incognite. La tariffa dovrà essere decisa non tanto dal “piano d’ambito” ma dall’Authorithy apposita che dovrà altresì risolvere la questione della remunerazione del capitale che, in base ai conteggi esposti, dovrebbe incidere per il 20%. Un grande pasticcio se si pensa che ad avviso della Corte dei Conti il ricavato della messa in vendita delle quote di Padania Acque, voluta da Salini, non potrebbe essere utilizzata per alimentare i fabbisogni finanziari dell’Ente. Comunque lo stridore della forzatura voluta dalla provincia ed avallata dal comune di Cremona denota una mancanza totale di lungimiranza oltre a scatenare forti reazioni da parte dei cittadini elettori, che si sono sentiti defraudati di un diritto. Con gli annunciati ricorsi al Tar ed alla Magistratura civile e penale si rischia di traguardare alle calende greche un processo che poteva essere molto più breve con la coesione degli amministratori locali».
Il commissariamento potrebbe incrementare i rischi dell’affidamento del servizio alla società mista? «Secondo mie notizie - prosegue Torchio - la sede della nuova provincia dovrebbe essere Cremona in virtù del capoluogo più numeroso ma il commissario dovrebbe essere nominato l’attuale presidente della provincia più numerosa, e cioè Pastacci di Mantova. Sindaci e comitati per l’acqua pubblica mi sembrano molto decisi ad adire le sedi competenti per far valere le loro volontà, ribadite in tutte le sedi. Comunque, queste vicende unite a quelle di Cappella Cantone, spero possano aprire gli occhi alla gente alle ormai imminenti scadenze regionali e nazionali». Dunque chi gestirà i bandi di gara (tenendo conto del fatto che il ruolo di commissario potrebbe essere affidato al presidente in carica)? «Si interpreta che andrà a fare il commissario il presidente in carica della più numerosa delle tre provincie che andranno a fondersi. Penso che se qualcuno deciderà contro il volere della popolazione e degli amministratori locali sarà punito molto duramente alle scadenze politiche nazionali e regionali e l'esperienza della discarica di amianto dovrebbe funzionare da ragionevole deterrente. Se non sarà così sappiamo che il tempo è galantuomo e le forzature si ritorceranno su quanti le useranno, più o meno a sproposito. Anche la questione Sciumé ha la sua importanza».
«In realtà - spiega invece l’avvocato Antonino Rizzo - il problema di chi gestirà i bandi di gara non si pone. Il commissario è infatti un organo straordinario che unisce in sé i poteri del presidente, della giunta e del consiglio provinciali. L’ente in sé dunque continuerà a funzionare, anche se è implicito che sta alla presidenza del commissario mostrare buon senso politico». Anche sui potenziali problemi che potrebbe generare il differente modello di gestione tra Lodi (pubblico) e Cremona (società mista), il legale invita alla prudenza: «Sono cose che si affronteranno per gradi. E’ prevedibile che con la nuova provincia si presentino un sacco di problemi, con il passaggio dagli enti vecchi ai nuovi. Nel 1078 con la riforma sanitaria che vide il passaggio dai vecchi enti ai nuovi, quelli poi divenuti le Asl, sono emersi contenziosi che sono durati una ventina d’anni. E’ giusto porsi delle domande ma determinate problematiche vanno risolte per gradi».

di Michele Scolari
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