Acqua pubblica, la "terza via" di Biondi

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Un'unica società interamente pubblica e partecipata da tutti i comuni della Provincia assieme ad un fondo per coloro che non riescono a sostenere la tariffa. «Ma se il pubblico dovesse rivelarsi inadeguato si aprirebbe la via per l'ingresso di privati nella gestione del servizio»

«Un unica società di gestione del servizio idrico, pubblica e partecipata da tutti i comuni cremonesi» è la proposta di Giovanni Biondi in merito al dibattito in corso per la decisione dell'Aato di semi-privatizzare la gestione del servizio idrico provinciale con l'ingresso di società private (leggi l'articolo). Una proposta avanzata da tempo dal consigliere provinciale di Cremona, che sottolinea l’utilità della discussione approfondita in corso sull’ingresso di privati nella gestione del servizio idrico ma anche la necessità di mantenerla «spoglia da pregiudizi idelogici. Nel dibattito in corso mi sembrano emersi numerosi elementi contradditori e posizioni enfatizzate. Meglio mantenere il realismo necessario per affrontare la questione. Personalmente sono anni che tengo una posizione lineare e coerente, anche come impegno durante i sei anni di presidenza dell’Autority dell’Acqua». La proposta contempla, come detto, una società unica e pubblica di gestione del servizio («due società, se si considera la distinzione tra “patrimoniale” e “gestionale”» specifica il consigliere) partecipata dai comuni, «ma non dalla Provincia. Questa si configurerebbe come soggetto super partes, guidando l’Autority dell’acqua, con funzioni di vigilanza, pianificazione del Piano d’Ambito, definizione della tariffa, ecc. Realizzato questo disegno poi, in base alla normativa, si vedrà se con queste società fossero possibili investimenti. Ma qualora le condizioni del patto di stabilità creassero difficoltà, si aprirebbe la possibilità per la gestione a capitali privati». Contestualmente, un’altra proposta del consigliere andrebbe a tutelare anche le condizioni di difficoltà per chi non riesce a sostenere il costo delle tariffe: «Si tratta di un fondo (nel Piano d’Ambito) da distribuire ai servizi sociali dei Comuni, finalizzato ad andare incontro a queste situazioni. Ogni Comune riceverebbe una cifra per aiutare le famiglie. Esperienze analoghe a questa sono già state sperimentate all’estero e hanno dato i loro frutti. Con questo metodo sarebbero i sindaci, che hanno il polso della situazione sul territorio, a valutare quali sono le situazioni più bisognose di aiuto economico».

di Michele Scolari
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