Riordino delle Province, le prossime tappe

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto sul riordino delle Province, e, posto che il provvedimento non subisca modifiche in fase di trasformazione in legge, la  macchina amministrativa si dovrà muovere con rapidità per rispettare tutte le scadenze: dal 1° gennaio prossimo le giunte delle Province italiane saranno soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali.

Entro il 30 aprile 2013, le Province oggetto di riordino dovranno «realizzare la ricognizione dei dati contabili ed economico-finanziari, del patrimonio mobiliare, incluse le partecipazioni, e immobiliare, delle dotazioni organiche, dei rapporti di lavoro e di ogni altro dato utile ai fini dell’amministrazione, a decorrere dal 1° gennaio 2014, delle Province istituite» si legge nel decreto. Il quadro  dovrà comunque essere pronto  entro novembre 2013; infatti, la data delle elezioni per la costituzione degli organi delle nuove Province è fissata dal ministro dell'Interno in una domenica compresa tra il 1° e il 30 novembre dell'anno 2013.

In particolare, diverrà capoluogo di provincia il comune, tra quelli già capoluogo di provincia, avente maggior popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo tra i medesimi comuni.

Per quanto riguarda la nuova Provincia che comprende Lodi-Cremona-Mantova, sarà quindi Cremona, per maggioranza di popolazione (72.000 residenti, contro i circa 49.000 di Mantova e i 44.500 di Lodi). «Ciò non significa che la struttura cremonese avrà un peso più rilevante» fanno sapere dagli uffici della Provincia. «Si dovrà creare una situazione paritaria in cui tutti i territori hanno la stessa rilevanza. Gli enti ora hanno circa un anno di tempo per mettersi in contatto tra loro e per riorganizzarsi sulla base del nuovo decreto». Di fatto, la nuova Provincia «succede a quelle ad essa pre-esistenti in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto, anche processuale» recita il decreto.

Per quanto riguarda il personale, sicuramente chi non ha un contratto a tempo indeterminato non lo vedrà rinnovare, mentre chi è già fisso dovrà essere riassegnato. «Il passaggio dei dipendenti di ruolo delle Province pre-esistenti a quelle istituite avviene nel rispetto della disciplina prevista dall’articolo 31 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Decorsi trenta giorni dall'avvio dell'esame congiunto con le organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato, in assenza dell'individuazione di criteri e modalità condivisi, le nuove Province adottano gli atti necessari per il passaggio di ruolo dei dipendenti» si legge nel decreto.

Resta invece in dubbio la questione della sede: il decreto  non prevede esplicitamente sedi decentrate sul territorio, ma dalla Provincia fanno sapere che «si farà in modo di ridurre al minimo il disagio degli utenti, ipotizzando la realizzazione di presidi distaccati».

 

Torchio: «Concentrare il potere nelle mani della Regione è dannoso»

Il riordino  delle Province, che ne ridurrà fortemente il numero, non è un'operazione indolore, e sta provocando proteste, preoccupazioni, incertezze e recriminazioni. «A fronte del fatto che le Regioni si stanno dimostrando un disastro un po' ovunque, mi chiedo se abolire le Province sia stata la strada giusta» commenta Giuseppe Torchio, consigliere provinciale ed ex presidente della Provincia. «Oggi ci troviamo di fronte a un potere sempre più accentrato nelle mani della Regione, che sta occupando tutti gli spazi possibili, togliendo ogni diritto al territorio». Qualche esempio: il tema dell'agricoltura. «Si è fatta una grande Provincia, come quella di Lodi, Mantova e Cremona, che di fatto rappresenta il primo distretto agricolo in Italia, ma le competenze sul tema dell'agricoltura passano alla Regione, accentrandosi nella realtà milanese, dove l'agricoltura non è affatto rilevante. Allo stesso modo preoccupano le sorti di altre deleghe importanti, come viabilità, scuola, lavoro, che erano strategiche. Del resto, abbiamo già avuto diversi esempi di quanto possa essere dannoso il centralismo regionale: la vicenda di Cappella Cantone insegna. Le Province già contavano troppo poco di fronte al colosso Regione. Ora cosa accadrà?».

C'è poi il tema delle deleghe che passeranno ai Comuni, su cui c'è ancora molta confusione. «Mi chiedo se poi verranno erogate le risorse per gestire tali deleghe» si chiede Torchio. Tutto questo, poi, a fronte di quale risparmio? Secondo il consigliere «si parla di cifre davvero irrilevanti. Il taglio dei consigli provinciali, ad esempio, corrisponde allo 0,08% dei costi complessivi. Una operazione simile andava pilotata con un passaggio politico, in modo da creare un consenso popolare, invece non si è fatto nulla. E questo, in un clima di già forte astensionismo dal voto e di anti-politica diffusa, in cui molti rimpiangono la Prima Repubblica, rischia di aggravare ulteriormente la situazione».

di Laura Bosio

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