Elezioni regionali, per la prima volta il Pdl cremonese trema

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Vent’anni tra i banchi di maggioranza al Pirellone, se non direttamente in giunta. E adesso, di colpo, si affaccia il rischio che il centrodestra cremonese possa non avere suoi rappresentanti in Regione Lombardia. A pochi giorni dallo scioglimento della giunta Formigoni e dal varo della nuova legge elettorale lombarda, e in vista delle elezioni di fine gennaio, nel Pdl locale crescono dubbi e interrogativi. Sì, perché anche se il quadro è ancora magmatico, in continuo assestamento, in città nessuno è pronto a dare per scontata l’elezione di almeno un consigliere regionale in quota al Pdl.

Decisamente più quotata – anche tra le fila dello stesso centrodestra – è l’ipotesi che su al Pirellone Cremona riesca a spedire un consigliere del Pd e uno del Movimento 5 Stelle. A bocca asciutta, complici scandali e percentuali ridimensionate in un amen, resterebbero dunque il Pdl e la Lega.

Tradizionalmente, il nostro collegio ha sempre espresso due consiglieri (basti pensare all’ultima tornata: Alloni per il Pd e Rossoni per il Pdl). Con la nuova legge elettorale, è stato detto, a Cremona potrebbero andare tre seggi. Questo perché è stato eliminato il cosiddetto “listino” del presidente: sedici nominativi pronti a entrare di diritto in Consiglio in caso di vittoria del candidato presidente al quale il listino era collegato. Ora, senza il listino, questi sedici seggi (sul totale di 80) verrebbero “spalmati” tra le varie province lombarde in virtù dei futuri risultati elettorali.

Ecco perché in molti hanno ritenuto (e ritengono) che il numero dei consiglieri cremonesi sia destinato a passare da due a tre. I più smaliziati, tanto dal Pdl quanto dal Pd, tuttavia, avvertono: dare per scontato il terzo consigliere sarebbe un errore grossolano.

Basta esaminare il dato cremonese delle precedenti elezioni regionali per rendersene conto. Se la nostra provincia ha sempre espresso due consiglieri è solo grazie al complicato meccanismo dei resti, in base al quale un consigliere entrava a pieno titolo e un secondo, appunto, grazie ai resti. «Per fare tre consiglieri – avverte Titta Magnoli, segretario provinciale del Pd – devi avere il peso per eleggerne due a pieno titolo e buoni resti per il terzo. E con il basso peso elettorale di Cremona sarà davvero dura».

Di qui i timori che serpeggiano in questi giorni nel centrodestra, dove ci si rende perfettamente conto che tra crollo delle percentuali, difficile rapporto con la Lega, rischio astensionismo (magari non in percentuali eclatanti come in Sicilia, ma comunque importanti) e, infine, boom dei 5 Stelle anche dalle nostre parti (grazie anche all’effetto di trascinamento avviato dalla Sicilia), la battaglia sarà durissima. Le percentuali lombarde, d’altra parte, parlano chiaro. E danno il Pd attorno al 28%, il Pdl al 16% e la Lega al 14%. Non solo. L’atteso boom dei grillini e l’altrettanto atteso astensionismo dove possono colpire se non, soprattutto, in casa Pdl e Lega?

Cautela, dunque. Anche a fronte del totonomi immancabilmente partito all’impazzata, come sempre in queste occasioni. «Per la scelta dei candidati – frena infatti Luca Rossi, coordinatore provinciale del Pdl – aspettiamo indicazioni dal nazionale. Parlo del metodo di scelta: primarie o meno, perché di certo l’individuazione dei candidati dovrà avvenire sul territorio. Non accetteremo scelte imposte dall’alto».

Le indiscrezioni, s’è detto, abbondano. Gianni Rossoni, forte anche della corposa buonuscita dopo ventidue anni al Pirellone, non dovrebbe ricandidarsi. C’è chi è pronto a scommettere sulla scesa in campo di Massimiliano Salini, che, in virtù dell’accorpamento delle Province decretato dal governo, da gennaio si ritroverà senza giunta e più vicino al ruolo di commissario liquidatore che non a quello di presidente. Un giro al Pirellone se lo farebbero, sempre per il Pdl, anche Gabriele Gallina, consigliere provinciale e vicesindaco di Soncino, così come Fabio Bertusi, vicesindaco di Soresina. Poi Mino Jotta, già coordinatore provinciale e, perché no, anche il vicesindaco Carlo Malvezzi.

Tutti nomi in libertà, per ora, dal momento che sono tutt’altro che chiusi i giochi sul candidato presidente (sebbene il nome dell’ex sindaco di Milano, Albertini, cominci ad essere un punto fermo), così come quelli sulle possibili alleanze. E senza la Lega, inutile ribadirlo, il rischio che il Pdl si veda scippare il seggio dai 5 Stelle è piuttosto concreto.


Alloni (Pd) si ricandida ma chiede le primarie

Nel quadro in via di definizione per le regionali un primo punto fermo c’è. E’ la ricandidatura del cremasco Agostino Alloni, consigliere regionale uscente per il Pd. Alloni ha già comunicato la sua decisione al partito, dicendosi però pronto a passare nuovamente per il filtro delle primarie. Conferma Titta Magnoli, segretario provinciale del Pd: «Per le regionali ogni partito presenterà una lista di tre candidati, alternando uomini e donne. Agostino si ricandida e vuole fare le primarie. Valuteremo insieme al partito altre candidature e, se si renderanno necessarie, faremo le primarie. Personalmente, a partire dalla prossima settimana inizierò una serie di incontri per capire come attrezzarci in vista non solo delle regionali, ma anche delle prossime politiche».

Settimana decisiva, quella che si apre lunedì, anche per la Lega, che deve ancora ufficializzare la corsa in solitaria candidando Roberto Maroni. «Il 5 novembre – commenta il segretario provinciale Simone Bossi – si riunirà il direttivo nazionale. All’ordine del giorno abbiamo proprio le regionali. In base alle indicazioni del nazionale valuteremo cosa fare a livello locale».

Dipendesse da lui, il segretario provinciale non avrebbe dubbi: nessuna alleanza con il Pdl. «Parlo a titolo personale – premette Bossi -: visto il passato e visti i risultati, io preferisco non allearmi con nessuno. Sì, vorrei che la Lega andasse da sola, così come la stragrande maggioranza dei leghisti, la base, che in occasione delle primarie con i gazebo ha chiesto di candidare Maroni».

Ancora tutta da decidere, infine, la linea dell’Udc. «Ne parleremo lunedì nel comitato provinciale – spiega il segretario Giuseppe Trespidi -. Lo schema sarà però quello nazionale. Diciamo che l’orientamento è per presentare una nostra lista in Lombardia». In caso di alleanze, a chi guarderanno i centristi? «E’ presto per dirlo – taglia corto il segretario provinciale -. Valuteremo anche in base alle candidature in campo».


LA NUOVA LEGGE - Dal punto di vista tecnico, per le prossime regionali lombarde (la prima data utile è il 27 gennaio), si voterà con la nuova legge elettorale approvata nell’ultima seduta al Pirellone. Sparisce dunque il listino bloccato collegato al presidente (16 consiglieri che entravano di diritto in caso di elezione del candidato presidente al quale il listino era collegato) ed entra in vigore il limite massimo del doppio mandato consecutivo per il presidente eletto. Previsto inoltre un premio di maggioranza attribuito su base circoscrizionale e il tetto massimo di 80 consiglieri eletti in rappresentanza di tutte le province lombarde. A questo proposito, la legge regionale fa riferimento alle province esistenti alla data del primo di gennaio 2012, dunque alle “vecchie province” e non ai nuovi enti derivanti dagli accorpamenti decretati dal governo.

di Federico Centenari

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