Lombardia leader dell’hi-tech

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Paloschi, Linea Com: «Se ben sfruttato, potrà offrire oltre un milione di posti di lavoro»
Alle brutte notizie relative al mondo del lavoro siamo ormai abituati. Quelle positive, però, fortunatamente non sono del tutto assenti e riguardano in particolare la Lombardia, che, all'interno di un difficile quadro economico e produttivo, pur risentendo anch'essa delle difficoltà del periodo, si rivela trainante nei due settori che registrano maggiore crescita e sviluppo, andando controcorrente rispetto al trend generale: si tratta dell'hitech da un lato e della green economy dall'altro. Due comparti solo in parte separati, che proprio attraverso la sinergia possono trovare una via di reciproca ottimizzazione. Secondo i dati recentemente diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, su elaborazione di dati Infocamere al 2011, sono circa 25.000 le imprese di settore tecnologico in Lombardia, con un aumento del 2.3% negli ultimi due anni.

Di queste, circa 5.500 sono femminili, il 22%, circa una su cinque. Centrali, tra i servizi che sembrano non risentire della crisi, la produzione di software e le attività d'informazione. Nel settore manifatturiero hi-tech, prevalgono la fabbricazione di apparecchiature di cablaggio, di strumenti e apparecchi di misurazione e di computer. Tra le province, le imprese si concentrano prevalentemente a Milano (oltre 12mila), Brescia, Bergamo e Monza con oltre 2mila, ma non mancano neppure nel cremonese realtà importanti, che attestano come la crescita interessi in modo capillare il Paese e come il settore sia destinato a mantenersi uno dei principali traini per la ripresa economica. Lo afferma Gerardo Paloschi, direttore generale di Linea Com: «Oggi l'economia digitale costituisce il 2% del Pil nazionale: questo è un dato significativo, che rivela le ampie potenzialità del settore, anche se è innegabile che ci sia ancora molta strada da fare. In Inghilterra il 7% del Pil è legato a internet.

A sentire di più la crisi sono i settori con bassa possibilità di crescita, mentre altri, come quello tecnologico, iniziano ora a dare i loro maggiori e più significativi contributi. Peraltro, l'età media è molto bassa, il settore lascia ampio spazio ai giovani e ai cosiddetti “nativi digitali”, che costituiscono circa il 60% degli occupati. Naturalmente, ci sono ancora ostacoli da superare: in Italia solamente il 45% della popolazione utilizza abitualmente internet. Ciò costituisce un notevole freno: basti pensare che se la diffusione dell'utilizzo del web fosse pari a quella registrata invece in Inghilterra o in Olanda si avrebbero un milione di posti di lavoro in più, proprio legati a questo settore. Indubbiamente quindi il mondo dell'hi - tech ha le potenzialità di fornire un notevole contributo per la ripresa economica del Paese, se adeguatamente sfruttato».

Se, da una parte, i dati pubblicati dalla Camera di Commercio di Milano parlano chiaro in termine di economia e nuove tecnologie, non sono da meno neppure i risultati del recente rapporto "Green Italy 2012" di Unioncamere e Fondazione Symbola, che rivelano come il 26,3 % delle aziende stia puntando sulla green economy per uscire dalla crisi. Due settori autonomi, quello "verde" e quello tecnologico, che si riscoprono però strettamente connessi, come conferma Paloschi: «Oggi e in futuro, la sostenibilità è e sarà sempre più un must. Tutte le aziende al momento ricercano il risparmio energetico, la realizzazione e l'utilizzo di macchine a basso consumo. Il futuro è assolutamente verso la sostenibilità, in ogni comparto produttivo».

di Martina Pugno

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