Nutria uccisa col badile. Lo sdegno della gente.

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Occorre contrastare, nel rispetto delle leggi, il fenomeno di “inurbamento” della nutria, sempre più frequente
Una vicenda sgradevole, che ha scosso molte delle persone che vi assistevano. Questi i fatti: venerdì scorso, una nutria è apparsa improvvisamente nei pressi del consultorio familiare dell'Asl, in vicolo Maurino, richiedendo l'intervento della polizia municipale e di un volontario appositamente formato dalla Provincia. L'intervento, tuttavia, non è andato come si sperava: il tentativo di far entrare l'animale in una gabbia, infatti, non è riuscito, e il volontario non ha avuto alternativa se non abbattere la nutria con una badilata, prima che fuggisse. Un gesto che ha però scatenato l'indignazione di tantissime persone, che hanno scritto al Comune per protestare. E mentre dagli uffici della Polizia Municipale si compiono le adeguate verifiche, c'è chi cerca di ridimensionare la vicenda. «Posso capire il disappunto, ma un intervento era d'obbligo, in quanto lì attorno c'erano mamme con bambini, e la situazione avrebbe potuto diventare pericolosa per qualcuno » spiega l'assessore comunale all'ambiente Francesco Bordi. «Il vero problema è invece il fenomeno di diffusione di questo animale, che si sta inserendo sempre più nel nostro tessuto urbano. Giusto ieri (lunedì, ndr) all'ufficio reclami abbiamo avuto una segnalazione per la presenza di una nutria in un cortile privato. E di queste segnalazioni ne arrivano continuamente». Bordi sposta l'attenzione: «Mi sembra che si dia più spazio all'animale che all'uomo. Quotidianamente abbiamo a che fare con sfratti, tagli delle utenze, famiglie che non ce la fanno, e nessuno ha niente da dire. L'altro giorno è stato ucciso un carabiniere e tutti se ne sono già dimenticati. L'accanimento contro una persona che è intervenuta tempestivamente in una situazione di emergenza è sintomo di una società che si concentra sui piccoli episodi e che non coglie i veri problemi».

La cosa certa, tuttavia, è che uccidere una nutria con il badile non è un'azione accettata dalle normative vigenti, come sottolinea l'assessore provinciale Gianluca Pinotti: «Abbattere le nutrie con sistemi non rispettosi del benessere dell'animale è vietato dalla legge» spiega. Tuttavia sottolinea la necessità di affrontare al più presto il problema della diffusione della nutria. «La Provincia ha predisposto un Piano per il controllo della specie, che ci ha permesso di individuare quali possano essere gli strumenti utili a questo scopo: nella fattispecie la gabbia, attiva tutto l'anno, e l'utilizzo del fucile, limitato a cacciatori provvisti di licenza, che possono operare solo nel periodo e nei confini prestabiliti, come ognuno degli operatori impara in appositi corsi». Tuttavia, l'assessore non nasconde di comprendere perfettamente «lo stato di apprensione che genera la presenza di questo animale nei centri abitati».

Il fenomeno di "inurbamento" della nutria è infatti sempre più frequente. «Si stanno inserendo sempre più nei centri abitati. Questo clima di apprensione crea una situazione difficilmente gestibile. Del resto, ricordiamo che il 78% del nostro territorio è rappresentato da terreno agricolo e forestale, solcato da migliaia di chilometri di corsi d'acqua, che rappresentano il clima ideale per la proliferazione di questa specie. Riceviamo spessissimo segnalazioni da parte dei Comuni rispetto alla presenza di questa specie nei corsi d'acqua che attraversano i centri abitati». Inoltre la presenza della nutria in pianura padana costituisce un problema per i danni arrecati alle colture agricole e per la minaccia che essa rappresenta al sistema di difesa idraulica. Lo scorso anno in provincia di Cremona ne sono stati catturati e poi soppressi 77.000 esemplari. L'episodio verificatosi a Cremona, in ogni caso, verrà vagliato attentamente dalla locale polizia municipale, il cui comandante sta appurando quanto accaduto realmente. A determinare un'eventuale sanzione al volontario che ha colpito la nutria sarà la valutazione dello "stato di necessità", ovvero se l'animale poteva essere, in quel momento, pericoloso per i cittadini: in questo caso, secondo il comandante, un'azione violenta potrebbe anche essere giustificata dalle condizioni.

di Laura Bosio

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