Nel cremonese l’inquinamento causa tre morti all’anno

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A Cremona, tre morti all’anno e dieci ricoveri aggiuntivi in ospedale sono causati dal superamento del livello di pm10 e NO2 stabilito dall’Unione Europea (e pari a 40 microgrammi per metro cubo). E’ il dato emerso nel corso del convegno “Respirando Cremona”, svoltosi ieri a Palazzo Cittanova. Organizzato dal Comune in collaborazione con l’Asl e il dipartimento cremonese dell’Arpa Lombardia, il convegno ha affrontato l’impatto dell’inquinamento atmosferico da pm10 e NO2 nella zona di Cremona. Lo studio compiuto da Alberto Bertazzi dell’Università di Milano su un periodo di riferimento che va dal 2003 al 2006 mostra come ad ogni aumento di 10 microgrammi di pm10 corrisponda un incremento della mortalità pari allo 0,70% (il dato relativo alla Lombardia è 0,30%). «Sono dati che non ci colgono di sorpresa - ha commentato l’assessore comunale all’Ambiente Francesco Bordi - ma che semmai ci spronano a fare ancora di più. Le azioni sono state definite e sono chiare, ora verranno messe in atto». L’aumento di mortalità corrispondente all’aumento di 10 microgrammi di NO2 sale allo 0,70%. Nel corso del convegno, il professor Bertazzi ha anche presentato lo studio epidemiologico sui lavoratori della ex raffineria di Cremona a seguito della convenzione stipulata con l’ASL di Cremona. 

Lo studio ha preso in considerazione gli 839 lavoratori maschi che sono stati impiegati in raffineria dal luglio 1961 al dicembre 2010 (in seguito “la coorte”) e ha indagato in tale periodo le speci? che cause di mortalità, per ricercare eventuali effetti nocivi delle esposizioni in raffineria sulla salute dei lavoratori addetti. L’analisi di mortalità è stata calcolata, per ogni causa, come rapporto tra i decessi osservati nei lavoratori in tutto il periodo dello studio e i decessi riscontrati nella popolazione lombarda di pari età e sesso, nel medesimo periodo. Il dato significativo e importante che emerge con chiarezza è il seguente: “la coorte dei lavoratori Tamoil Cremona non è stata interessata da una mortalità complessiva più elevata rispetto all’atteso” e in particolare anche la mortalità per tumori è risultata “inferiore all’atteso”. Si conferma anche l’impatto delle misure di sicurezza e protezione adottate nel tempo da Tamoil sul sito: «la coorte lavorativa – spiega ancora lo studio - non ha subito un evidente incremento della mortalità legata ad esposizioni con effetto cancerogeno. Tali esposizioni, tuttavia, esistono in questo tipo d’impianti. Ciò significa, con tutta probabilità, che il livello di esposizione e/o le modalità di lavoro (incluse le misure di sicurezza e protezione) devono essere stati tali da non comportare un’esposizione capace di produrre effetti rilevabili”. «Ciò rende anche assai improbabile – come precisato questa mattina nelle conclusioni il professor Bertazzi – che tali esposizioni possano aver comportato un rischio nella popolazione residente all’esterno».

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