Ciclismo: per Antonio Pegoiani non tutto è da buttare

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Assemblea ordinaria accesa e vibrante della Federciclismo della Provincia di Cremona, organizzata nel tempio del Coni. Soprattutto è stata una delle più grandi occasioni per parlare dei problemi che assillano l’ambiente delle due ruote. Motivo fondamentale è stato quello di ascoltare dalla voce del presidente Antonio Pegoiani, la relazione morale e finanziaria, tanto per avere un idea precisa di quello che è stato e sarà il ciclismo provinciale e soprattutto quello di recarci alle urne a eleggere il presidente e consiglieri per il quadriennio olimpico. Pegoiani non è mai banale. Magari antipatico, forse presuntuoso, sicuramente convinto di quello che fa e di quello che dice. Pegoiani è stato rieletto per il secondo mandato all’unanimità, fra gli applausi generali di coloro che tifavano per lui e sarà coadiuvato da quattro consiglieri: l’ex professionista Enrico Guadini, con la carica di vice presidente, Eleonora Soldo, delegata amministrativa e ai rapporti con gli organismi nazionali, Alessandro Rossi, responsabile della categoria Ggiovanissimi e Andrea Biondini, coordinatore del settore mountain bike. Come detto, non è mai banale Pegoiani e va dritto al sodo: «Anche se non sembra, sono uno di voi e vi dico che il prodotto ciclismo non va bene, manca l’unità d’intenti e conflitti di potere tra provincia e la sala dei bottoni della Federazione nazionale che al momento sorvola e il confronto comincia a farsi imbarazzante. E qualche conclusione andrà tratta». Tagliente, deciso, diretto, il presidente Pegoiani calamita l’attenzione dei delegati delle società, spinge l’acceleratore come Vettel alla partenza di un Gran Premio di F1, dice: «Difficoltà ci sono dappertutto, comunque il ciclismo è qui, contiamo 900 tesserati, 25 società affiliate alla Federciclismo e sul piano organizzativo sono state 60 le gare in calendario anche nel 2012». Tanti i punti cardini toccati negli interventi, a cominciare dalle soppressioni delle province, di una Italia alla deriva, alla mercè di una classe dirigenziale con il dna di Pulcinella. La metà delle nostre disgrazie le “costruiamo” noi stessi con tenacia. Godiamo a parlar male del prossimo e a litigare con lui, egoisti e incapaci di coltivare buoni sentimenti e di realizzare l’unità nazionale.
Achille Cotrufo, presidente provinciale del Coni, ha criticato il travagliato momento che sta vivendo il nostro Paese sul taglio delle sedi provinciali dello sport. Altre critiche sono arrivate con gli interventi di Daniele Maggi, vice presidente del comitato lombardo della Fci e Francesco Bernardelli, presidente del Comitato lombardo della Fci, che senza remore ha detto: «La Lombardia si conferma regione guida, è la più importante per volume di attività dell’intero territorio nazionale, con un gran mole di lavoro».

di Fortunato Chiodo

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