Pdl, “bella senz’anima” con dirigenti non all’altezza

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La cruda analisi della situazione da parte del coordinatore provinciale, Luca Rossi.
Percentuali sconfortanti e il rischio, per la prima volta, di non vedere un suo candidato al Pirellone. Per il Pdl cremonese il momento non è dei più entusiasmanti. Ne parliamo con il coordinatore provinciale, Luca Rossi, in un’intervista a tutto campo, dai temi di politica nazionale, passando per le regionali, fino al quadro locale. Pdl al 12,5% in Lombardia. Un crollo. Troppi scandali o il partito è arrivato a fine corsa, come sostiene una parte dello stesso Pdl? «L’analisi da fare è più profonda. Io credo che l’idea fondante del Pdl, ossia l’ispirazione ai valori della tradizione popolare, liberale e riformatrice che si richiamano al Partito Popolare Europeo, sia ancora di grande attualità. Purtroppo l’attenzione è stata posta più sulla governance del partito che sulle idee. Il Pdl è rimasto così un contenitore dove i contenuti sono stati sviluppati poco o nulla. La figura carismatica di Berlusconi è stata per anni il traino elettorale che ha coperto queste carenze, venendo meno lui è esplosa drammaticamente questa mancanza. A questo aggiungerei una classe dirigente talvolta non all’altezza e scelta non per merito o competenze ma fatta da cortigiani e nomenklatura del passato che non ha rappresentato lo slancio innovativo che ci doveva contraddistinguere. A questo poi, gli scandali e una certa debolezza nell’affrontarli non ha certo giovato». Ma il Pdl ha ancora qualcosa da dire? Come ridare credibilità al Pdl e, più in generale, alla politica? «Come dicevo, l’idea fondante del partito e i valori ai quali si richiama per me sono attuali. Occorre innanzitutto fare un coraggioso e profondo rinnovamento della classe dirigente: spazio ai giovani, a quei sindaci che hanno dimostrato di avere il gradimento della gente per la loro vicinanza, a tutte le risorse della società civile che per competenza hanno qualcosa da dare al Paese. Occorre porre l’accento sulla moralità del partito e della politica in generale, e il Pdl deve diventare protagonista di questa battaglia proponendo l’abolizione del finanziamento pubblico passando al finanziamento dei privati come negli Stati Uniti. Occorre riprendere la bandiera del cambiamento liberale, sviluppando contenuti culturali cari alla nostra tradizione: la centralità della famiglia, il lavoro che parte dalle imprese, e porre l’accento sul merito. Occorre tornare tra la gente e testimoniare questi nostri valori. Occorre soprattutto avere il coraggio di cambiare marcia. Finalmente». Come giudica il passo indietro di Berlusconi? E’ davvero un passo indietro?

«Non credo che Berlusconi abbia fatto un passo indietro, semmai credo ne abbia fatto uno a lato. Berlusconi aveva deciso di assumere un ruolo diverso nel partito e il suo esempio doveva essere colto come un invito a molti a fare un passo indietro, creando le condizioni per un ricambio generazionale. Se questo monito fosse stato colto, con la consapevolezza che certe posizioni politiche sono un momento di passaggio nella vita di una persona e non un mestiere per sempre, oggi il Pdl sarebbe in una situazione meno critica». Senta, ma ha senso cambiare nome e simbolo? O è solo “trasformismo” per tentare un rilancio disperato? «Cambiare nome e simbolo ovviamente non serve a nulla se sono solo operazioni di maquillage o marketing. Come dicevo prima, serve un profondo cambiamento di classe dirigente e di strategia politica. Dobbiamo dare un’anima al Pdl». Alfano si è opposto alle regionali in febbraio. Teme il disastro elettorale o ne fa davvero una questione di risparmi? «Tenere le elezioni regionali a febbraio e quelle nazionali ad aprile innanzitutto costringerebbe il Paese a sopportare una campagna elettorale estenuante lunga ben cinque mesi, con le conseguenti ripercussioni sui mercati che ben abbiamo conosciuto recentemente. Ma soprattutto, indire due consultazioni elettorali a distanza di soli cinquanta giorni l’una dall’altra costerebbe all’erario cento milioni di euro in più. Mi sembra una scelta scellerata e uno schiaffo alla situazione economica delle famiglie italiane». Regionali. Lei come vede la candidatura di Albertini? «Può essere vincente se riesce a essere un elemento catalizzante: tra quell’arcipelago che si riconosce nei valori cari alla tradizione che si richiama al Partito Popolare Europeo, a quell’area liberale riformatrice che si rivede nelle posizioni di Giannino e del mondo imprenditoriale, ma che tiene anche unito il rapporto con la Lega. Se vogliamo vincere, allo stato attuale i numeri danno indicazioni chiare». Ma il Pdl proprio non riesce ad esprimere una candidatura forte, senza doversi appoggiare alla civica di Albertini? «Guardi, io penso che i nomi siano sempre secondari rispetto al progetto. Credo che il Pdl debba riprendere il suo ruolo di attore protagonista sul palcoscenico della costruzione di un’area liberale, popolare e riformatrice che in Lombardia è straordinariamente maggioranza». Rapporto con la Lega. Ci sono margini di recupero? «Se guardiamo alla provincia di Cremona, il Pdl governa con la Lega realtà importanti come Soresina, Soncino, Castellone solo per fare tre esempi. E Massimiliano Salini governa la Provincia con una maggioranza coesa tra Pdl e Lega. Se qui riusciamo a fare bene insieme, perché non possiamo farlo altrove? Se lo abbiamo fatto per anni insieme perché non potremmo ritrovare le motivazioni e le progettualità per farlo insieme ancora?». In Lombardia finirà come in Sicilia? Mi riferisco al fenomeno Grillo e all’astensione.

«Certo, i sondaggi attuali lo fanno pensare. Questi sono i dati, ma i numeri devono servire anzitutto a fare serie analisi, a capire dove si è sbagliato ». Allora è vero che i partiti hanno fallito, come urlano i grillini… «Il successo del Movimento di Grillo è certamente dovuto ad un reflusso dell’antipolitica, ma anche dal contesto macroeconomico, dagli scandali e da una politica che non è stata vicina alle persone. E’ un segnale di malessere, va certamente colto, analizzato e non sottovalutato». Lei come vede le primarie del Pdl? Semplice “vetrina” o vera necessità? «Ciò che conta è il progetto. E se il progetto, come io ritengo, prevede che le scelte debbano partire dal basso, allora vanno bene anche le primarie. Ma attenzione: le primarie non sono la panacea di tutti i mali». I candidati a Cremona. Nomi ne sono già usciti a pacchi. Con quali criteri pensate di sceglierli? «La scelta deve esse fatta in modo trasparente e condiviso. E anche questo nuovo metodo, mi permetta, segna un rinnovamento. Chiederemo a chi vuole proporre la propria candidatura di portarla all’interno del coordinamento provinciale. Ne discuteremo, ci confronteremo e sceglieremo chi ci saprà meglio rappresentare e chi avrà maggiori chance di vincere. Ma tutto in modo condiviso e trasparente». Lei si candiderà, magari come garante dell’unità a livello locale? «No. Non mi candiderò a nulla. Solo pochi mesi fa sono stato eletto alla guida provinciale del partito e il mio compito è stare qui, proseguire su un lavoro faticosissimo di rinnovamento. Per serietà non si lascia mai il proprio posto se non si finisce ciò per cui si è stati scelti. E poi ho un lavoro, quello di giornalista professionista, che amo e per il quale ho fatto tanti sacrifici negli anni e che non voglio lasciare. Avere un lavoro garantisce la mia libertà ». Ecco, a proposito del suo ruolo. Qui ha raccolto una sfida difficile. Primi risultati?

«Premettiamo che le condizioni di contorno sono molto difficili: una disaffezione alla politica e un Pdl in crisi. In Provincia comunque, cerchiamo di portare avanti il rinnovamento. Un mese fa abbiamo presentato, per la prima volta nella vita del partito, un bilancio economico di entrate ed uscite certificato da un revisore dei conti proprio come si fa nelle aziende. Abbiamo individuato molti giovani ai quali abbiamo affidato dei ruoli, creando loro percorsi di crescita. Abbiamo fatto molti incontri coi nostri amministratori per condividere con loro le scelte più importanti da fare. A fine mese partirà la scuola di formazione politica e culturale. Siamo in fase di ultimazione di una newsletter di approfondimento per gli amministratori. E lunedì ci incontreremo coi coordinatori comunali per partire con una serie di incontri pubblici su temi caratterizzanti ». Va bene, ma visto da fuori ultimamente il Pdl cremonese sembra poco reattivo, poco presente. Qual è il vero stato di salute del partito? «Guardi, io credo proprio il contrario. Abbiamo fatto un enorme lavoro di ricostruzione del partito soprattutto dal punto di vista organizzativo. Ora questa operazione dovrebbe iniziare a dare i suoi frutti. Sulle partite importanti siamo protagonisti, come in quella sul riordino delle province, dove abbiamo prodotto e condiviso con i nostri amministratori un documento di chiara visione strategica. E così sulle questioni più cruciali del governo delle città più importanti del territorio».

di Federico Centenari

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