Capralba - Padrone muore sui binari il cane non lo abbandona

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Pensionato 67enne investito da un treno. L’animale lo “veglia” fino all’arrivo dei soccorsi

Un cane fedele fino alla morte ed oltre è rimasto a vegliare il corpo senza vita del proprio padrone, deceduto nei pressi di un piccolo attraversamento dei binari a Capralba, dove è stato rinvenuto verso le 10 di ieri mattina dai Vigili del Fuoco, dagli agenti della Polfer di Treviglio e dal personale del 118. Stando alle prime ricostruzioni, che avrebbero escluso l’ipotesi del suicidio, l’uomo sarebbe deceduto all’istante in seguito ad un forte colpo alla testa (come testimonierebbero le numerose ferite al volto): anche se gli accertamenti sulla dinamica sono ancora in corso, lo sfortunato anziano potrebbe essere stato travolto dai treno nel tentativo di recuperare il proprio cane. Trasportata all’obitorio di Crema, la salma è stata messa a disposizione del magistrato e riconosciuta dai parenti nel pomeriggio: pare si tratti di un 62enne residente ad Arzago d’Adda. L’animale è stato trasportato all’Allevamento e Pensione Di Casa Biondi a Campagnola Cremasca. Ma, fortunatamente per lui, ne avranno cura i parenti del defunto, che sono passati a prelevarlo ieri pomeriggio.
La bestiola, un meraviglioso esemplare di razza dalmata, è stato trovato mentre piangeva sommessamente con il consueto lamento accanto al corpo straziato del padrone, che ha cercato di proteggere persino dagli uomini della squadra di soccorso, ai quali, ringhiando, ha impedito di avvicinarsi. Circostanza quest’ultima che ha richiesto l’intervento dell’accalappiacani, dal quale l’animale infine si è lasciato docilmente agganciare al guinzaglio, senza distogliere lo sguardo dal padrone anche mentre lo caricavano in ambulanza, con gli occhi fissi sulla salma per l’ultimo saluto. Occhi smarriti ma consapevoli e rassegnati, pieni di pianto senza tuttavia la presenza di una lacrima («piangere è come lavare via ogni cosa» scriveva Bukowski). Umanizzare i sentimenti dei cani sarebbe un pretenzioso e un po’ campanilistico,  eppure nel gesto del dalmata che veglia il suo padrone (come nella vicenda del piccolo Hatchiko, portata sugli schermi con Richard Gere nell’omonimo film, o in quella di Capitàn, meticcio argentino che da sei anni si reca sulla tomba del padrone) c’è qualcosa di possessivo e quasi di simbolico, che porta a dove le parole umane non arrivano, stabilendo una serie di rapporti tra i suoi pensieri e l’improvvisa, tragica evidenza dei fatti, in un silenzioso e rassegnato discorso d’addio oltre le lacrime e le parole.

di Michele Scolari
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