Cremona - Carcere sempre più sovraffollato

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La denuncia di Sergio Ravelli: «C’è una nuova palazzina ma non viene utilizzata per carenza di personale»
E' di nuovo emergenza carcere a Cremona: lo segnalano i Radicali cremonesi, che in questi giorni stanno conducendo uno sciopero della fame, per il diritto di voto dei detenuti e per richiedere l’amnistia. Si parla di emergenza, perché «i detenuti sono ormai 430, in una struttura capace di contenerne 250, con tutti i disagi che ne conseguono: tre detenuti per ogni cella e le attività curriculari ridotte ai minimi termini. Il problema è che la capienza del carcere oggi risulterebbe essere di 450 detenuti, in quanto la struttura è stata dotata di una nuova palazzina, che ha una capienza di 200 posti. Peccato che sia ancora vuota e inutilizzata, a causa della carenza di agenti di polizia penitenziaria. La situazione è scandalosa, con i detenuti che devono passare in cella la maggior parte del tempo ». I dati sono ha detto Sergio Ravelli, segretario cremonese dei Radicali. Del resto, la situazione generale delle carceri italiane è da tempo drammatica: sovraffollamento e carenza del personale penitenziario. «Si viene afferrati da un senso di sgomento, nello sfogliare il IX rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia elaborato dall'associazione "Antigone"» continua Ravelli. «Si documenta la situazione di vera e propria tortura in cui è costretta a vivere la comunità penitenziaria». Secondo i dati ufficiali, al 31 ottobre 2012 la capienza regolamentare dei 206 istituti penitenziari è di 46.795 posti (con 66.685 detenuti). «La notizia però incredibile» scrive Antigone nel rapporto «è che due mesi prima la capienza degli istituti era di 45.568 posti. A noi non risulta l'apertura né di nuove carceri, né di nuovi padiglioni in vecchi istituti di pena. A che gioco giochiamo?». «Giochiamo, si potrebbe rispondere, al giochino degli annunci ad effetto, quel tipo di “gioco” in cui sono stati eccellenti maestri i predecessori del ministro Paola Severino, che per parte sua si dimostra una bravissima allieva» attacca Ravelli.

«Giorni il ministro Severino, in visita al carcere veneziano della “Giudecca”, dopo aver promesso novemila posti in più ha aggiunto che ne erano stati già creati quattromila. Come e dove non lo ha chiesto nessuno, e lei non lo ha chiarito. Ma facciamo due conti: da agosto a ottobre 2012 sono stati “creati” circa 1.200 nuovi posti. Nel mese di novembre eccone altri 2.800 nuovi. La verità è che sono stati inseriti i posti derivanti dai nuovi padiglioni costruiti all'interno delle vecchie strutture carcerarie, che però ancora sono stati aperti, spesso a causa della carenza di agenti di polizia penitenziaria. Il caso di Cremona è emblematico: da mesi all'interno della struttura di via Cà del Ferro è a disposizione il nuovo padiglione, che però è ancora desolatamente vuoto!». L'Italia si attesta così come il Paese con le carceri più sovraffollate nell'Unione Europea: il nostro tasso di affollamento è oggi infatti del 142,5 per cento (oltre 140 detenuti ogni 100 posti)», contro una media europea del 99,6 per cento. I 66.685 detenuti nelle nostre carceri sono per lo più uomini. Le donne rappresentano solo il 4,2 per cento; gli stranieri (23.789) sono il 35,6 per cento. Le nazionalità più rappresentate: marocchina (19,4 per cento), romena (15,3 per cento), tunisina (12,7 per cento), albanese (11,9 per cento) e nigeriana (4,4 per cento). «Se è così, questa conclamata, abituale, flagrante violazione della legalità va interrotta subito, con misure deflative capaci di ripristinare il numero dei reclusi entro livelli compatibili con gli obblighi prescritti dall’ordinamento» afferma Ravelli. «Questi elementi ci sono, la Costituzione li prevede e si chiamano amnistia e indulto. Due parole ormai bandite dal vocabolario della politica. Escludere pregiudizialmente il ricorso alla clemenza pagherà sul piano dei sondaggi d’opinione.

Eppure le scelte di politica criminale dovrebbero rispondere ad un progetto di riforme razionali di cui amnistia e indulto rappresenterebbero l’indispensabile tassello iniziale. Sottraendosi alle proprie responsabilità, la classe politica continuerà così a rendersi corresponsabile di un crimine seriale e di massa, indegno di un paese che voglia definirsi ancora civile». In questi quattro giorni di sciopero della fame, iniziati lunedì e che si concluderanno giovedì sera, coloro che hanno aderito in carcere hanno effettuato anche la "battitura" delle sbarre ogni sera dalle 20 alle 20.15, seguita da tre quarti d'ora di silenzio. «Giovedì, in occasione del termine della protesta, all'esterno del carcere si raduneranno i cittadini che sostengono l'iniziativa, e accompagneranno da fuori la battitura delle sbarre dei detenuti» spiega Ravelli, che sottolinea l'importanza dell'amnistia. Sempre giovedì a Cremona è stata proclamata una giornata di astensione, da parte degli avvocati, dalle udienze penali, per attirare l'attenzione sulla necessità di concedere l'amnistia, che consentirebbe di cancellare tutti i processi più piccoli e insignificanti, riducendo così i tempi della giustizia.

di Laura Bosio

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