Malpensa cederà il passo a Montichiari?

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Ampliare l'aeroporto di Montichiari fino a renderlo un hub per il Nord Italia: una proposta non del tutto nuova, ma che riapre il dibattito sul futuro di uno scalo che attualmente provoca perdite economiche per la società Catullo, che lo ha in gestione, e appare agli occhi di molti bresciani come una potenziale risorsa mal utilizzata. La direzione, questa volta, viene indicata dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti, che ha sottolineato come non solo lo scalo bresciano abbia tutte le carte in regola per diventare il punto di riferimento per i voli del Nord Italia, ma anche come tale ruolo sia impossibile da ricoprire per Malpensa, per la quale dunque non avrebbe senso un ulteriore potenziamento, soprattutto per quanto riguarda il traffico a lungo termine: entro il 2030 si prevede, infatti, il raddoppio del traffico passeggeri, con un bacino di utenza per il Nord ovest di circa 75.000 passeggeri.

Nel disegno di Caprotti, tutti i ruoli sono già stati chiaramente definiti: «Montichiari ha tutto: posizione, bacino d’utenza, un’area vincolata di 44 kmq, futuri collegamenti. Buttiamo tutto per salvare Malpensa?». Prosegue l'imprenditore: «E visto che abbiamo perso la possibilità di avere una nostra grande compagnia (in Europa non c’è più spazio, già premono gli asiatici) la soluzione è quella di creare uno scalo aperto ai vettori globali». All'aeroporto milanese resterebbe dunque il ruolo di bacino per il traffico cargo e passeggeri low cost per destinazioni lontane, mentre Linate diventerebbe a tutti gli effetti un city-airport con potenziamento dei collegamenti business.

Inutile sottolineare come, dal punto di vista dei voli per i passeggeri, anche il cremonese ne trarrebbe diretto vantaggio, vista la posizione strategica rispetto agli attuali aeroporti di Bergamo e Verona che costituiscono i principali scali per compagnie low cost con tratte internazionali. Il piano di Caprotti si rivela, del resto, in linea con i programmi già annunciati dalla Regione Lombardia e con la direzione che si intende dare all'aeroporto nel corso dei prossimi anni: «La programmazione regionale degli ultimi decenni- ha commentato l'assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia Andrea Gilardoni - ha individuato un ruolo preciso per ciascuno scalo: Malpensa aeroporto intercontinentale, Linate city airport, Orio al Serio dedicato al traffico low cost e Montichiari come cargo e riserva di traffico per un bacino che potrebbe raddoppiare in termini di domanda. Un disegno strategico che Enac ha fatto suo».

In particolare, l'assessore ha ricordato che «nel Piano nazionale redatto da Enac, che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha assicurato dovrebbe essere approvato entro la fine di quest'anno, Malpensa, insieme a Roma Fiumicino e Venezia Tessera, rappresenta uno degli accessi intercontinentali, da e per il resto del mondo, che rispondono efficacemente alla domanda di trasporto aereo di ampi bacini di utenza. Milano Linate e Orio al Serio sono classificati tra gli aeroporti strategici e Montichiari costituisce una riserva di capacità a lungo termine. Interessante sottolineare che anche il piano nazionale li riconosce tutti appartenenti a un unico sistema».

L'assessore ha sottolineato, però, anche i costi dell'operazione, che si aggirerebbero intorno ai 5 miliardi di euro e che richiederebbero dunque non solo un coordinato piano regionale, ma anche un intervento a livello statale. La realizzazione di tale hub per il Nord Italia andrà valutata all'interno di un programma nazionale nell'ottica di ripensare la strutturazione della ricezione aerea di tutta l'area settentrionale del Paese: non avrebbe senso, in questo caso, la realizzazione della terza pista su Malpensa, mentre anche Venezia Tessera potrebbe vedere ridotta la propria importanza a livello internazionale.

Intanto, per l'aeroporto D'Annunzio di Montichiari, resta indiscutibile il primo obiettivo: il ritorno da un bilancio in perdita a uno di nuovo in attivo.

di Martina Pugno

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