Un'altra tassa sui risparmi

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Non tutti lo sanno, ma dal 2012 lo Stato ha introdotto una nuova imposta sul risparmio.
Cè molta confusione rispetto alle imposte sui conti correnti e alle novità recentemente introdotte dal “Decreto salva Italia” del governo Monti. Vediamo di fare un po' di chiarezza sul tema, parlandone con il professor Fabrizio Maiocchi, docente di economia presso l'Università Cattolica di Piacenza. «Il decreto ha introdotto una imposta di bollo su conti correnti, polizze, prodotti e strumenti finanziari. Si tratta di una vera e propria "mini-patrimoniale". Per quanto riguarda i conti correnti l'imposta è fissa e pari a 34,2 euro l'anno per le persone fisiche e 100 per le persone giuridiche. La banca addebita tale importo ogni trimestre, ossia ogni qualvolta invia al cliente l'estratto conto. Esenti da tale imposta sono i conti correnti con saldo medio inferiore ai 5mila euro o con saldo negativo. Quest'ultima esenzione vale però solo per le persone fisiche; le aziende dovranno invece corrispondere l'importo in ogni caso. Vi sono alcune banche che, facendo un'operazione di marketing, hanno promesso una "esenzione" dal pagamento di tale tassa per chi apre un nuovo conto corrente. In realtà non si tratta di una vera esenzione: semplicemente, la banca si accolla tale onere per attrarre nuovi correntisti».

Ad essere definito più di tutto il resto come "prelievo forzoso" è l'imposta che riguarda il deposito titoli. Di cosa si tratta?
«Di un prelievo annuo dell’1 per mille su prodotti e strumenti finanziari con un importo minimo di euro 34,2 (aliquota che nel 2013 diventerà 1,5 per mille per il solo 2012, si applica un’aliquota dell’1 per mille. Quindi nel momento in cui arriva l'estratto conto della posizione titoli, viene prelevata l'aliquota stabilita rispetto al valore di mercato del titolo, indipendentemente dal fatto che esso stia guadagnando o perdendo. Tra l'altro, l'imposta viene conteggiata nella misura minima di 34,2 euro. Questo significa che se anche il risparmiatore ha investito soltanto 100 euro di azioni dovrà comunque corrispondere tale cifra. Dunque per i piccoli patrimoni l'effetto è senza dubbio negativo».

Come vengono percepite queste imposte dalla popolazione?
«Da un lato si percepisce molta ignoranza sui temi finanziari, specialmente nel nostro Paese. Spesso, quindi, il correntista che non è abituato ad analizzare accuratamente il proprio estratto conto, paga senza nemmeno rendersene conto. Le banche in tutto questo si trovano loro malgrado nel ruolo di intermediari d'imposta. D'altro canto questa situazione ha creato polemiche in alcuni ambienti, in quanto per qualcuno imposte come questa rappresentano importi importanti, soprattutto dopo 3-4 anni che non vi sono guadagni in borsa e che non si può essere tranquilli neppure con i titoli di Stato».

Quanto potrebbe guadagnare lo Stato con queste misure?
«E' difficile quantificarlo, in quanto il valore dei titoli e i saldi dei conti correnti non sono facilmente prevedibili, anche se è facile ipotizzare che alla fine del 2012 saranno inferiori rispetto all'inizio dell'anno».

Quale sarà il peso di queste imposte sul bilancio di una famiglia o di una azienda?
«Il problema è che la famiglia si vede addebitare tante piccole imposte, che però accorpate fanno una grande tassa, con un peso notevole. Del resto con i limiti imposti dalla normativa antiriciclaggio non si può fare a meno di avere un conto corrente. Dunque da un lato ti obbligano ad avere questo strumento, e dall'altro te lo fanno pagare sempre più. Anche perché accanto all'imposta abbiamo registrato, negli ultimi anni, un incremento degli oneri bancari fino al 15% per le aziende, che però non possono, a loro volta, aumentare della stessa misura i propri prezzi».

di Laura Bosio

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