Cremona - La “ballata” del calcestre

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Dice che alla fine ha prevalso il compromesso. Che s’è trovata una onorevole via di fuga. Solo che per aver bisogno della via di fuga, uno deve prima finire nel cul de sac. Che se ci pensava prima, uno mica ci finiva e la via di fuga nemmeno gli serviva. Ma tant’è. La nostra giunta comunale quando vuole è campione mondiale nello sport di infilar vicoli ciechi. E anche stavolta ha centrato l’obiettivo. Così, in tempi di vacche non magre, vacche addirittura pelleossa, ha pensato bene di sbandierare l’ideona: là, ti rifaccio il pavimento ai giardini pubblici. Mandiamo a casa il calcestre, a far compagnia alla pensilina di piazza Stradivari, e recidiamo anche quest’altro cordone con le passate amministrazioni. Splendido. Tutti contenti. Si mette l’intervento nel Pop – Piano Opere Pubbliche, non fenomeno musical-culturale, eh – ed è cosa fatta. Splendido. Tutti ancor più contenti. Salvo poi pensarci su un momento e concludere che soffiare via il calcestre e piallare a nuovo i giardini è mica cosa che si fa col resto della spesa. Occhio e croce, hanno stimato, servono tra i 150 e i 200mila euro. Considerato il momento, la congiuntura finanziaria e quella economica, la crisi, le tasse, il governo, i tagli agli enti locali, la Corte dei Conti che indaga per via dei 32 precari, i bilanci rosso sangue, le previsioni dei Maya e amenità varie, s’è arrivati alla conclusione che forse, probabilmente, magari, 200mila euro per una mano di nuovo ai giardini non è proprio questa gran cosa.

Ma l’annuncio era fatto. Gli sbandieratori s’erano già messi in moto. E che si fa ora? Come se ne viene fuori? Ecco: ci vuole un bel “think-tank”, un “brainstorming”, un consesso di cervelli a confronto – ’somma, una bella riunione di maggioranza e si vede un po’ come uscirne. Ecco allora il compromesso, la via di fuga “onorevole” dal cul de sac in cui l’amministrazione s’era infilata ancora una volta: l’intervento mica lo depenniamo dal Pop – che ormai è tardi, si può mica dire: scusate abbiamo scherzato –, l’intervento lo lasciamo là dove sta, però… Però ci affidiamo ai privati. Al buon cuore dei privati. Se a qualcuno vien voglia di cavarsi 200mila euro di tasca, insomma, noi si fa fuori il calcestre. Noi, intanto, ci si butta su cose più importanti. Esempio, via Dante, che son mesi che pare una strada della Baghdad dei primi anni Novanta. Ora, uno segue la vicenda sul giornale. Sente l’annuncio, si domanda se è proprio il caso, vista l’aria che tira, poi vede il tentennamento, il brainstorming ai massimi livelli, e infine il mezzo passo indietro. La via di fuga definita onorevole. Uno sta lì e vede tutto questo e la domanda gli viene su fulminea come un singhiozzo: ma questi ci sono o ci fanno? Ma c’era bisogno di mettere assieme sedici, diciotto – quanti erano? – mettere assieme tutti ’sti cervelli per concludere che Cremona ha una sfilza di problemi e le casse son vuote e forse, magari, può darsi che ai giardini è meglio ci si pensa un’altra volta? Tanto più che, roba di poche settimane addietro, in via di aggiustamento di bilancio, la giunta che ha fatto?

E’ andata giù di cesoia sui servizi sociali. E via 130mila euro. Servizi sociali, mica distributori automatici di merendine. Per dirne una soltanto. Che un’altra sarebbe, per esempio, la cultura. Sempre ad esempio, eh: visto che lo inauguriamo giusto in questi giorni quel fiore all’occhiello che è il Museo del Violino, com’è che da Palazzo nessuno si degna di spiegare come, con quali idee e con quali risorse si pensa di gestirlo negli anni a venire, quel fiore all’occhiello? Ognimodo, fortuna che là in mezzo, là tra quei sedici, diciotto – quanti erano? – là tra quei cervelli a confronto ha prevalso il buon senso. E il solito paracadute dei privati. Ma attenzione a chiamarla onorevole via di fuga. Perché una via di fuga può essere onorevole se ti ci cacciano nel cul de sac. Se fai tutto tu, se nel cul de sac ti ci infili tu con le tue mani, più che onorevole, è una fuga con le braghe in mano.

di Federico Centenari

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