L'Air Crash Po partecipa al recupero di un bombardiere inglese

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Basandosi sulle testimonianze dei contadini e sulla collaborazione con storici britannici di fama internazionale, l’associazione di Soncino (Cremona) ha ricostruito interamente l’ultima missione dell’equipaggio, precipitato nel ’45, individuando il luogo dell'impatto nei pressi di Anguillara Veneta

I resti di un aereo da guerra risalente alla Seconda Guerra Mondiale sono stati riportati alla luce in Veneto, assieme alla tragica vicenda che, il 25 aprile 1945, lo vide precipitare schiantandosi nella zona del Comune di Anguillara (PD). Si tratta di un bombardiere leggero britannico modello “Baltimore”.
L’Air Crash Po (AcPo, www.acpo.it) di Soncino (Cremona), gruppo di ricercatori impegnato da tempo nella ricerca di aerei da guerra caduti nella valle del Po durante il secondo conflitto mondiale, ha ricostruito la missione nella quale persero la vita il pilota, maggiore W.M.P. Mathias, il navigatore, capitano D.L. Gould, e i due mitraglieri-operatori radio, il luogotenente D. Bullard e A. L. Tennant, precipitati a bordo del veivolo colpito dal fuoco di contraerea.

LA CRONACA DELLA MISSIONE
«Il bombardiere, appartenente al 15esimo Squadron del South African Air Force, armato con 6 bombe da 250 libbre e 30 ordigni incendiari da 4 libbre, decollò dal Cesenatico landing ground alle 00:30 del 25 aprile» raccontano dall’AcPo. «Obiettivo della missione: il ponte sul Po di Corbola». In quel periodo, infatti, tutti gli attraversamenti sul Po erano diventati obiettivi di primaria importanza per l’aviazione angloamericana, dopo che, in primavera, l’offensiva Alleata aveva sfondato la Linea Gotica. «In base alle testimonianze  raccolte nel War Diary (Diario di Guerra) del 15esimo Squadron - proseguono gli storici - l’avvicinamento a Corbola fu effettuato a bassa quota, in un cielo terso ed illuminato dalla luna piena. Quattro aerei riuscirono a colpire gli obiettivi (la seconda campata meridionale del ponte venne centrata, frantumandosi) ma il “Baltimore” del maggiore Mathias fu inquadrato dal fuoco antiaerei leggero e, colpito, venne visto precipitare in fiamme verso le 2:30. Il maggiore, probabilmente ferito, non riuscì ad abbandonare l’aereo oppure urtò la deriva mentre tentava di “saltare”; il luogotenente Bullard non riuscì ad abbandonare l’aereo e probabilmente rimase ucciso nella sua postazione in torretta. Il luogotenente Tennan ferito ad una gamba riuscì ad atterrare, venendo più tardi ricoverato in un ospedale. Anche Gould riuscì a lanciarsi atterrando indenne ma rimase purtroppo ucciso in una casa diroccata dal fuoco dell’artiglieria britannica il giorno successivo».

LE RICERCHE STORICHE E LO SCAVO
Su richiesta di Alessandro Voltolina, ricercatore aeronautico di Chioggia, gli appassionati cremonesi dell’AcPo hanno condotto una dettagliata attività di ricerca, in collaborazione con noti studiosi anglosassoni come David Gunby, Phel Temple, Chris Shores e a due massime autorità della storia della South African Air Force, Ken Smy e Stefan Bouwer. A partire da testimonianze raccolte dalla Romagna Air Finders (in cui alcuni contadini del luogo - ora ultraottantenni - riferivano di «un aereo inglese che era stato abbattuto dall’antiaerei tedesca la notte del 25 aprile ‘45 schiantandosi in fiamme in un podere vicino» oltre che di «resti umani sparsi nell’erba e di cadaveri sotto l’aereo»), l’AcPo è riuscito ad individuare l’ubicazione del veivolo. Gli scavi sono stati condotti in un campo vicino al paese il 6 ottobre da una squadra coordinata da Leo Vernieri (della Romagna Air Finders), composta da Luca Merli e Diego Vezzoli (cremonesi dell’AcPo) e dai rappresentanti del gruppo Gotica Toscana: a profondità minima, sono spuntati frammenti di alluminio, bossoli di proiettili calibro 12,7mm, pezzi di metallo avio, tubolature e rivetti, assieme ad alcuni resti umani: si pensa appartengano al Lt Bullard e sono stati consegnati all’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Ferrara che, tramite test del Dna, procederà alla identificazione. Il ritrovamento di una bomba inesplosa da 250 libbre (in dotazione al bombardiere) ha purtroppo interrotto le operazioni di recupero che riprenderanno dopo la bonifica dell’area. Nello strato di terriccio sotto i resti del bombardiere, la salma del maggiore Mathias, tragicamente deceduto in quella notte di 67 anni fa, attende ancora di essere riportata alla luce.

di Michele Scolari
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