Magnoli pronto a correre con Alloni per il Pirellone

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Al di là dei conteggi “bilancino alla mano” e dei raffronti con le precedenti primarie, al centrosinistra va dato atto di aver riacceso un interesse vero per la partecipazione politica. In attesa del ballottaggio tra Renzi e Bersani, ne parliamo con il segretario provinciale del Pd, Titta Magnoli. Nell’intervista che segue, Magnoli commenta questo primo turno delle primarie non senza allargare lo sguardo alle prossime regionali. A proposito delle quali il segretario regala una anticipazione non di poco conto, là dove lascia chiaramente intendere la sua volontà di scendere in campo per la corsa al Pirellone.

Primo turno per le primarie. Che ne pensa?

«So che sembra una litania, ma la soddisfazione è per i nostri volontari che si danno da fare per consentire alle persone di esprimere democraticamente il proprio voto. E’ la miglior risposta a chi pensa che la politica faccia schifo, a chi confonde il volontariato con i Fiorito, i Lusi e altri cattivi esempi».

Secondo lei cosa insegnano queste primarie? Quale messaggio danno al Pd e quale agli italiani?

«Al Pd che non si sbaglia mai a sentire direttamente gli elettori. Al Paese che c’è una grande voglia di democrazia, di decidere direttamente, di esprimersi. E’ il più grande patrimonio che questa esperienza consegna a tutti noi».

Secondo alcuni commentatori, queste sono le prime “vere” primarie del centrosinistra. E’ d’accordo?


«Tutte le primarie sono state vere, giocate con le stesse regole del gioco e partecipate, anche quando il Pd ha perso, come a Milano o a Genova. Queste sono state più vere, perché più vivaci, più apparentemente aperte a ogni risultato».

Non vi siete fatti mancare grandi polemiche sulle regole prima delle primarie e polemiche dopo, sul conteggio dei voti. L’establishment del partito teme forse il confronto?


«Se l’establishment temesse il confronto non farebbe le primarie. Le polemiche sono parte della campagna elettorale di qualcuno, ma vere menomazioni del diritto di voto non se ne sono viste. Sembrava dovesse succedere chissà cosa, e invece ai seggi è filato tutto liscio. Meno nei conteggi, e questo mi può solo innervosire. Penso sia stata più incapacità organizzativa romana che timore».

Lei ha votato Bersani. Cosa l’ha convinta del segretario e cosa non la convince di Renzi.


«Io ho votato Bersani e lo rivoterò. Detto questo rimando le analisi sui candidati a dopo il voto. Non voglio condizionare con le mie considerazioni, pur legittime, un buon clima che si è instaurato a Cremona. Diciamo solo che se uno sceglie un candidato è perché lo convince di più».

Renzi ha vinto in regioni “rosse” e in comuni feudo del vecchio PCI. A dire che il sindaco di Firenze non fa presa solo sui moderati o sull’area di centrodestra. Come se lo spiega?


«A parte che definire quelle regioni ancora “rosse” vuol dire non cogliere i fermenti che proprio lì stanno nascendo da anni. Detto questo, c’è una richiesta di cambiamento forte. Le “regioni rosse” sono in mano al Pd, partito di Renzi. Un Pd che forse chiede maggiormente un cambiamento di schemi. Renzi doveva sfondare in Lombardia, e invece qui il cambiamento forse è già iniziato».

Già il fatto di portare Bersani al ballottaggio cambia gli equilibri nel Pd. Secondo lei Renzi rischia davvero di stravolgere il partito?

«Sinceramente penso di no. Chi è stato con Renzi è un pezzo del partito parimenti affidabile a chi è stato con Bersani. Cambiano solo le modalità politiche e alcune visioni programmatiche».

Tabacci e Puppato: idee interessanti, bene il fatto di allargare la competizione. Ma le loro basse percentuali erano prevedibili. Dispersione di voti che si poteva evitare?

«Non c’è mai dispersione, soprattutto se c’è un secondo turno. Puppato, fra l’altro, a Cremona ha avuto un ottimo risultato. Solo chi non fa politica non può cogliere la fatica enorme che si fa a conquistarsi un pur minimo spazio, soprattutto per una donna, purtroppo».

Guardiamo un momento al centrodestra: primarie in forse e nuova scesa in campo di Berlusconi. Come giudica le vicende in “casa altrui”?

«Diciamo che non invidio il travaglio che stanno attraversando. L’Italia ha bisogno di una destra seria e forte. Vederli così in difficoltà non fa bene alla democrazia nel suo complesso e, da avversario, non ne traggo alcun piacere».

Cosa sente di dire al centrodestra?

«Che devono liberarsi definitivamente da Berlusconi. Quando un grande uomo di potere allunga l’agonia del suo abbandono, fa solo dei danni ai suoi. L’uomo ha fatto la sua stagione, ma non se ne andrà per generosità, va aiutato a uscire di scena. La gente non ne può più di quel periodo». Passiamo alle Regionali. Alleanze. Bersani apre all’Udc, Renzi no, ritiene il Pd autosufficiente.

«Non collegherei il tema alle regionali. Non credo che Renzi abbia titolo di definire le alleanze in Lombardia. Bersani di più, è il segretario, ma mantengo una certa gelosia autonomista. Penso che in Lombardia occorra una fase costituente per uscire dal formigonismo e questo richiede un consenso elettorale ampio».

E lei con chi vede il Pd? Con Sel e la sinistra radicale o con il centro e l’area moderata dei tanti movimenti nati di recente (Giannino, Montezemolo, ecc)?


«Se lei ritiene Giannino un moderato e Giuseppe Azzoni di Sel un pericoloso radicale, le dico che sto mille volte dalla parte del radicalismo. Le due categorie non sono più in appalto a singole forze politiche. Io stesso su alcuni temi sono molto moderato, su altri eccessivamente radicale. Quello che conta è se si è di sinistra o di destra, io credo nella differenza». E del Movimento 5 Stelle cosa pensa? In Lombardia ripeterà l’exploit siciliano o si ridimensionerà dopo questa prova di democrazia offerta dal centrosinistra?

«Credo che il M5s andrà molto bene anche in Lombardia. E’ un movimento lontano dal mio modo di concepire la società e la politica ma non per questo non ne trovo tratti di senso. Apprezzo chi si dà da fare in politica, qualsiasi sia la strada che più lo convince. Detesto solo gli apatici».

Chi vorrebbe come candidato presidente del Pd per la Lombardia?

«Guardi, da quando ho conosciuto Umberto Ambrosoli mi sono convinto che lui è l’uomo giusto al posto giusto e lo sostengo senza se e senza ma. E’ un uomo intelligente, onesto e parla una lingua nuova, diversa da chi è ormai impelagato da una vita nella politica tradizionale».

Chiudiamo con i candidati cremonesi. Alloni è sicuro. Già individuati gli altri?

«Alloni è una grande risorsa per tutti noi, è un lavoratore infaticabile, sempre a disposizione del territorio, un uomo che fa politica perché ha dei valori in cui crede ed ha la testa dura. Per gli altri decideremo insieme: vorrei una lista molto competitiva, che mobiliti tutti. Non è più il tempo di candidati ‘designati’ e di altri di puro contorno. Voglio una gara vera come è stata nel 2010, il Pd ne ha solo giovato».

Titta Magnoli al Pirellone. Un pensierino l’ha fatto?


«Perché escluderlo…». Ah. Il segretario si candida, allora. «Ci sto pensando…».

di Federico Centenari

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