Figli naturali e legittimi, finalmente gli stessi diritti

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«Mio figlio è soltanto naturale, per la crudeltà d’una legge antiquata e per la malvagità d’una donna, che mi ha rovinata l’esistenza e impedisce la legittimazione per pura cattiveria, avendo la legge dalla sua e servendosene come d’uno strumento di male»: così recitava un vecchio e divertentissimo sketch di Achille Campanile, "Acqua minerale", in cui, con un arguto gioco di parole, si mette in risalto la difficoltà di un padre nel gestire la situazione di un figlio naturale.

Tuttavia, da mercoledì quella "legge antiquata" è finalmente superata. La Camera ha infatti dato il via libera al testo unico che eguaglia i diritti dei figli naturali (nati da genitori non coniugati) a quelli dei figli legittimi (nati all'interno del matrimonio). Il disegno di legge è stato approvato in terza lettura dall'aula di Montecitorio.

Il nuovo testo di legge mira ad eliminare dall’ordinamento le residue distinzioni tra figli legittimi e figli naturali, affermando il principio dell’unicità dello stato giuridico dei figli, indipendentemente dal vincolo giuridico o meno dei loro genitori. Ciò sul presupposto della palese incostituzionalità della distinzione tra figli legittimi e figli naturali, che era ormai obsoleta e contrastava con il comune sentire sociale e con il diritto europeo. La legge sui figli naturali è composta da sei articoli e modifica il Codice Civile con l'obiettivo di eliminare le distinzioni tra status di figlio legittimo e status di figlio naturale.

Niente più figli di serie A e di serie B, quindi, grazie una decisione che rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale del diritto di famiglia. Ma quali sono ile effettive ricadute? Ne abbiamo parlato con Ne abbiamo parlato con il professor Michele Sesta, avvocato e professore ordinario di Diritto civile e docente di Diritto di famiglia nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna.

«La portata della decisione presa dalla Camera è davvero grande» spiega. «Da un lato un'importanza ideologica, per cui non c'è più una differenziazione tra i figli legittimi e naturali. Questo rappresenta un momento storico: il superamento di una concezione che aveva sempre distinto in maniera marcata le due tipologie di figlio. Infatti, anche se la riforma del 1975 aveva parificato le due categorie, vi erano ancora delle discriminazioni residue tra le stesse. Dall'altro lato questa legge sminuisce l'importanza del matrimonio, che giuridicamente era nato proprio per sancire la differenza tra figlio legittimo e naturale».

Quali sono le principali novità introdotte da questa legge?

«Quella principale è senza dubbio l'aspetto legato alla parentela naturale, soprattutto collaterale, come fratelli, zii e cugini. Prima infatti il figlio naturale poteva vantare parentela solo con i genitori, con il paradosso che i fratelli naturali non erano giuridicamente tali a tutti gli effetti. La nuova legge dispone invece l'eliminazione di qualsiasi oggettivazione del sostantivo "figlio", sancendo che tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico, e fissa il principio secondo il quale la parentela esiste indipendentemente dalla circostanza che la filiazione sia avvenuta all'interno del matrimonio.

Un'altra novità è aver sancito il diritto del figlio naturale a essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni».

Ha fatto discutere il riconoscimento del figlio nato da relazioni tra consanguinei...

«Questo è un tema controverso. Riguarda bambini nati da persone con vincolo di parentela o affinità in linea diretta (padre-figlia, suocero-nuora) o di parentela in linea collaterale di secondo grado (fratello-sorella). Tuttavia, perché tale riconoscimento sia possibile, deve esserci la piena autorizzazione del giudice, in quanto talvolta tali figli nascono da situazioni di violenza, per cui il riconoscimento potrebbe rivelarsi più un male che un bene».

Questa normativa vale anche per i figli già nati?

«Sì, in quanto ha effetto retroattivo».

Quali sono gli effetti dal punto di vista processuale?

«Viene ridimensionata la competenza del tribunale per minorenni, ai quali sono state sottratte, in favore dei giudici ordinari, tutte le controversie in materia di affidamento e di mantenimento dei figli minorenni nati fuori dal matrimonio, anche se non conviventi. Questo semplifica notevolmente le procedure giudiziarie, e questo è un bene, perché i tribunali minorili non erano attrezzati per questo tipo di procedimenti».

di Laura Bosio

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