Hub del Nord, svanisce il sogno di Caprotti

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Il sogno di vedere l'aeroporto di Montichiari diventare l'hub del Nord Italia, caldeggiato recentemente dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti, si è infranto in tempi brevi: la società Catullo Spa, che ha in gestione l'aeroporto insieme a quello di Verona, ha infatti varato un piano decennale che prevede, sì, un implemento del traffico aereo e l'apertura a nuovi voli, ma che ancora è lontano dal trasformare lo scalo bresciano nel cuore pulsante del traffico aereo da e verso l'Italia. Una prima risposta è arrivata da Paolo Arena, presidente della società: «Capire se Brescia Montichiari un domani possa diventare un hub, credo assolutamente che, per quanto ci riguarda, sia un esercizio mentale troppo complesso». Sicuramente - prosegue Arena - il Brescia Montichiari, nel breve periodo, ha già grandi opportunità dal punto di vista delle merci, e nel medio lungo periodo, anche per i passeggeri. Ma pensare che si possa buttare via un investimento così importante, fatto a livello nazionale su Malpensa, credo sia molto difficile».

Indietro dunque non si torna, ma anche se per l'aeroporto bresciano sfumano le concrete possibilità di costituire un concorrente competitivo nei confronti dello scalo milanese, molto può essere ancora fatto per valorizzare quello che in termini di struttura e dimensioni ha poco da invidiare ad altri importanti scali internazionali, ma che attualmente è penalizzato da un traffico limitato e un bilancio in pesante deficit. In quest'ottica, sottolinea la direzione della società, sarà possibile crescere solamente con il rilascio della tanto attenta concessione quarantennale da parte del Governo: «La Catullo Spa ha investito in Montichiari 80 milioni di euro negli ultimi anni. Oggi Brescia è uno scalo in grado di accogliere e gestire fino 150.0000 tonnellate di merci. Ostacoli burocratici, come il continuo rinvio del rilascio della concessione, non ci consentono di valorizzare uno degli asset della società, qual è Montichiari. Vogliamo lavorare con il sistema Brescia su basi industriali per agganciare le opportunità concrete che ci sono nell’immediato, soprattutto trattenendo parte delle 567 mila tonnellate di made in Italy che escono dall’Italia verso i grandi hub europei per essere lì imbarcate e spedite in tutto il mondo». Dal potenziamento dello scalo quindi non trarrebbe giovamento soltanto il territorio o i viaggiatori che per praticità preferirebbero poter partire e atterrare a Montichiari: qui si discute, come sottolinea il presidente Arena, dello sfruttamento di potenzialità già presenti con ripercussioni positive sull'economia nazionale. «Possiamo trattenere in Italia almeno il 20% di merci in ‘fuga’, grazie alle infrastrutture e alla tecnologia di cui Montichiari è già dotato. Gli aeroporti di Verona e Brescia operano in un area che, con Londra, Ile de France, Baden Wurtenberg, Rhone Alpes e la Catalunia, è ritenuta una tra le regioni che guideranno lo sviluppo economico europeo nel prossimo futuro. E’ necessario lavorare per cogliere oggi le opportunità che il mercato offre. Il mercato c’è, noi abbiamo le infrastrutture e la tecnologia per intercettarlo e il progetto industriale per attuarlo. Il Governo deve metterci nelle condizioni di poter attuare i nostri piani di crescita». Ma l'hub, per ora, resta un miraggio.

di Martina Pugno

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