Acqua, in Provincia maggioranza a un passo dalla rottura

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Il Pdl in pezzi, il presidente della Provincia sconfessato da una quota del suo stesso partito e la Lega che si smarca accusando Pd e Pdl di inciucio. La partita per la gestione del servizio idrico cremonese è, ancora una volta, il terreno di scontro e insieme la cartina di tornasole dello stato di (mala)salute della politica locale. Martedì sulla gestione dell’acqua sono stati scritti due nuovi, complessi capitoli.

Sul tavolo, da mesi, c’è la riforma del servizio idrico provinciale, per la cui futura gestione è stato deciso l’accorpamento delle “sette sorelle” (le società che già gestiscono l’acqua in provincia di Cremona) sotto l’ombrello di Padania Acque Spa, società dei Comuni e della Provincia di Cremona per la gestione del ciclo idrico integrato. Sarà di fatto Padania Acque, in veste di società unica provinciale, a muovere investimenti per 380 milioni di euro per la gestione del ciclo idrico territoriale.

Il nodo sta nel modello di gestione della società. E’ su questo campo che la battaglia prosegue da mesi tra i sostenitori del modello “in house” (gestione interamente pubblica, in linea con quanto delineato dal referendum del 2011) e i sostenitori del modello misto, a dire società pubblica con apertura ai privati.

Ebbene, la Lega Nord in Provincia ricorda di avere «sempre dichiarato la necessità che il modello (di gestione) prevedesse il mantenimento del presidio pubblico, attuabile per mezzo della presenza diretta degli enti locali nel capitale della società di gestione». Sì dunque alla società mista, ma a condizione che il pubblico mantenga il controllo. Su questa stessa linea, sostiene la Lega, si era attestato il presidente Salini, che avrebbe fornito ai leghisti precise garanzie in tal senso.

Sabato scorso, però, il colpo di scena: in un incontro tra le segreterie di Pdl e Lega e in assenza di Salini, fanno sapere i leghisti, «gli esponenti del Pdl hanno informato di non ritenere opportuno l’ingresso nella compagine societaria di Padania Acque dei sindaci, sconfessando l’intero operato e le rassicurazioni più volte espresse dal presidente Massimiliano Salini, arrivando a dichiarare che il presidente non è il Pdl e pertanto non poteva essere considerato come interlocutore per la società di gestione del servizio idrico integrato».

Immediata la contromossa del Carroccio, che nella seduta del Consiglio provinciale di martedì ha presentato una mozione per impegnare il presidente a far sì che nella futura società di gestione dell’idrico «la parte pubblica sia rappresentata da un unico soggetto giuridico partecipato dagli enti locali o da società integralmente possedute da un unico ente locale».

Alla prova del voto, la mozione è stata respinta dal Consiglio con i voti di Pdl, Pd, Rifondazione e Lista Torchio. Perché? Per i leghisti è presto detto: «Pdl e Pd intendono mantenere un forte presidio politico sulla gestione dell’acqua utilizzando gli esponenti del corporativismo delle società municipalizzate a proprio gradimento e a scapito dei cittadini».

In una parola: inciucio. Di più, inciucio dettato – sul versante Pdl – anche da logiche riconducibili a battaglie interne, tra le distinte anime del partito giunto ormai alla resa dei conti sull’onda del caos scoppiato a livello nazionale.

«La prova? Basta guardare i giornali di mercoledì», dice l’assessore leghista Matteo Soccini. Il riferimento va ai titoli sull’assemblea dei sindaci di Padania Acque, tenutasi giusto martedì sera per eleggere i vertici della società. Ben quattro i candidati alla presidenza indicati dal Pdl, poi ridotti a due: Ercole Barbati (sostenuto dall’ex assessore regionale Gianni Rossoni e dalla sua componente) e Giovanni Leoni (sostenuto da Salini e dall’area pidiellina vicina al presidente). Alla fine l’ha spuntata la componente rossoniana, grazie anche al passo indietro di Leoni concordato con Salini, costretto a incassare la sconfitta. Prova, questa, dice la Lega, della sconfessione del presidente da una parte del Pdl.

Ma non è tutto. La vicepresidenza di Padania Acque è andata ad Alessandro Lanfranchi, in quota Pd. Di qui, sempre a giudizio della Lega, la prova dell’inciucio. Tira le fila Federico Lena, vicepresidente della Provincia in quota Lega: «Pd e Pdl sono nella presidenza di Padania Acque. Formalmente il Pd sostiene il modello pubblico di gestione dell’acqua, mentre il Pdl sostiene il modello misto. Uno dei due, evidentemente, mente. Di qui il sospetto di inciucio».

A fronte di un simile quadro politico, ci si attendeva lo strappo definitivo della Lega dalla maggioranza in Provincia. Ma mercoledì, in conferenza stampa, quello strappo non è arrivato. «Non strumentalizziamo questo tema per logiche di campagna elettorale – ha detto il segretario Simone Bossi -, ma nemmeno sottostiamo a questo imbarazzante inciucio». Per questo il Carroccio tenta un’ultima carta e nel prossimo Consiglio provinciale presenterà una nuova mozione per impegnare il presidente Salini a modificare il modello gestionale della società per la gestione dell’acqua, adottando “a titolo sperimentale (ossia per 3 anni anziché i previsti 20; ndr) il modello in house”.

Classica mozione “spalle al muro”. Sulla quale le singole forze politiche – in primis il Pd – dovranno venire definitivamente allo scoperto prendendo una posizione chiara: gestione pubblica o apertura al privato. Mozione che, comunque vada, rischia di mandare del tutto in frantumi l’unità di una maggioranza già fortemente sfibrata.

di Federico Centenari

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