«Meglio il voto anticipato che questo accanimento terapeutico»

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Crisi di governo: il commento di Luciano Pizzetti, deputato del Partito Democratico
Finale di Legislatura convulso e caotico, con il Pdl che trasferisce in Parlamento il tormento interno che attraversa il partito. Nelle ore in cui il centrodestra faceva mancare la fiducia all’Esecutivo Monti, abbiamo raggiunto al telefono, direttamente in aula, il parlamentare cremonese Luciano Pizzetti (Pd) per un commento a caldo sulle vicende romane.

Pizzetti, cosa sta succedendo lì a Roma?
«Sta succedendo che Berlusconi non vuole il decreto sull’incandidabilità. Stanno pertanto mettendo in atto tutte le azioni possibili per impedire che l’iter della norma vada a buon fine».

Basteranno?
«No, non ci riusciranno perché è vero che il governo ha l’obbligo di sentire le commissioni, ma può procedere comunque».

Chiaro che la tenuta del governo è compromessa…
«Si avviano al voto anticipato. Ma, vede, il problema non è tanto questo. Il problema è in che condizioni ci si va al voto. Ad esempio, il pertugio per cambiare la legge elettorale si sta ormai chiudendo e a questo punto molto dipende dal presidente Napolitano».

Questo per dire?
«Per dire che se non si arriva alla naturale conclusione della Legislatura non è necessariamente un male. Personalmente, considero il fatto di tenere in vita una maggioranza del tutto priva di amalgama come un accanimento terapeutico. Ciò che conta, adesso, è mettere in sicurezza alcune cose, a partire dalla legge di stabilità. Ripeto, non vedo male l’anticipo del voto, a patto di salvaguardare alcuni temi. Come anche la riforma delle Province».

Perché anche le Province?
«Perché si rischia il paradosso. Se non viene approvato il decreto sull’accorpamento delle Province, questo decade e ci ritroveremo con un guscio senza il gambero dentro. Voglio dire, le Province resterebbero, ma del tutto svuotate delle loro funzioni. A quel punto sarebbero enti inutili, province fantoccio».

Come giudica queste manovre del Pdl?
«Quello che mi impressiona è che il Pdl se ne frega di ciò che accade nel Paese. Ha in mente solo la salvezza di un pezzo del partito e di Berlusconi». Berlusconi. Prima esce di scena, poi rientra e detta l’agenda. Cosa ne dice? «Il suo è il classico atteggiamento di chi dice: io vi ho creato, io vi distruggo. La realtà è che Berlusconi ha messo in conto che il centrodestra perderà, quindi cerca di crearsi una ‘falangetta’ a sua protezione».

Può spiegarsi meglio?
«Berlusconi ha bisogno di un gruppo di parlamentari che, come pretoriani, lo difendano in Parlamento. Così potrà restare a dettare determinate condizioni sui punti di suo interesse. Vuole un gruppo di fedelissimi, un po’ come la guardia scelta di Saddam. Ha rotto tutte le relazioni della dinamica politica e da grande liberale è passato a piccolo difensore di un sistema d’interessi che fa perno su di lui». Dunque, meglio andare subito al voto... «L’ho detto: piuttosto che andare avanti così, meglio accorciare di un mese i tempi. Il voto anticipato non è necessariamente un male. Male sarebbe andare al voto senza aver messo in salvaguardia temi importanti come l’incandidabilità, la riforma elettorale e quella delle Province».

di Federico Centenari

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