Cremona - La Lega è per l’acqua pubblica

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Il 18 dicembre la Lega presenterà una mozione in consiglio provinciale chiedendo la gestione “in house” del servizio idrico.
Una Lega determinata a sostenere, nel prossimo consiglio provinciale, fissato per il 18 dicembre, una mozione per richiedere al presidente Salini e alla Giunta di convergere verso la gestione "In house" del sistema idrico provinciale. Una presa di posizione che potrebbe mettere in seria difficoltà gli equilibri di maggioranza. Ne abbiamo parlato con il segretario provinciale leghista, Simone Bossi. La Lega ha presentato una mozione, che verrà discussa tra una decina di giorni, in cui sosterrà la necessità che la gestione dell'acqua rimanga pubblica. Quali sono le vostre richieste? «Chiediamo che il presidente della Provincia modifichi il Piano d’ambito ed il connesso modello gestionale al fine di adottare la gestione del sistema idrico provinciale “in house”, ossia l'affidamento diretto a una società “esclusivamente e direttamente partecipata dai Comuni o altri enti locali compresi nell’ambito territoriale». Per quale motivo avete cambiato idea? «Noi non abbiamo mai cambiato idea. Siamo partiti ragionando su un Piano d'ambito che doveva essere ventennale, e che prevedeva quindi investimenti per tutto questo periodo.

Una gestione completamente pubblica, in questo caso, avrebbe obbligato i Comuni a fare tali investimenti, che però non avrebbero potuto sostenere, anche a causa del patto di stabilità, che gli impedisce di accendere mutui in banca. Questo ci ha portati a ritenere accettabile, in seconda battuta, un “modello di società mista” a condizione che la parte pubblica mantenesse la maggioranza e il controllo della gestione, e che la parte privata sponsorizzasse gli investimenti. Il controllo, in questo modo, sarebbe rimasto in mano agli enti pubblici. Poi invece, nel corso dell'ultima riunione, siamo venuti a sapere che la gestione sarebbe stata in capo ai privati». E' stato questo a spingervi a rimettere tutto in discussione? «Proprio così: è stato di fronte a questo ribaltone, voluto da Salini e dal resto del Pdl, che abbiamo deciso di rivedere le cose. Un cambio di rotta che ci lascia perplessi, perché ci fa pensare che Pd e Pdl abbiano deciso di fare "comunella", come dimostra la scelta di presidente e vice presidente della società unica dell'Acqua: Ercole Barbati, uomo del Pdl, e Alessandro Lanfranchi, espressione del Pd. E che peraltro dovrebbero avere due visioni contrapposte della questione, in quanto il Pdl ha sempre sostenuto la gestione privata, mentre il Pd quella pubblica...». Cosa vuole dire? «Che molto probabilmente i due partiti si sono messi d'accordo tra loro per spartirsi la società. Basti pensare che già tre giorni prima delle elezioni mi è arrivato il messaggio di un membro del Pdl che già mi anticipava quali sarebbero stati i due nomi prescelti. I redenti sviluppi ci fanno pensare che ci siano state delle pressioni affinché si andasse nella direzione di scippare ai sindaci il loro ruolo di garanti dell’effettivo controllo pubblico sull’acqua, a favore della difesa degli interessi della “casta”, mettendo in campo consigli di amministrazione eletti con logiche di spartizione e manovrabili dai partiti politici.

A questo punto sono proprio curioso di vedere se il Pd voterà o meno la nostra mozione... Loro hanno sempre affermato di sostenere l'ipotesi di gestione "in house", come del resto abbiamo sempre fatto noi. Invece le cose stanno andando diversamente, e i sindaci sono stati esclusi dalla rappresentanza». Come sarebbe dovuta andare, invece? I piccoli, medi e grandi Comuni avrebbero dovuto essere coinvolti nella rappresentanza e i sindaci avrebbero dovuto avere ogni potere decisionale, in quanto rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini e a cui essi debbono rispondere. Stiamo parlando di un piano d'ambito della durata di 20 anni: siamo sicuri di voler pagare delle tariffe stabilite da privati per tutto questo tempo? A questo punto, allora, meglio provare per tre anni la gestione direttamente "in house" e vedere come va...».

Pensa che questa possa mettere in crisi la maggioranza? «Non è quello il nostro intento, bensì di far riflettere. Se la maggioranza si sentirà messa in crisi, forse dovrà farsi delle domande. Non escludo che si possa verificare una spaccatura, ma questo non ci farà tornare sui nostri passi. D'altro canto, anche i nostri assessori in Provincia condividono la mozione». Come pensa che voteranno le altre componenti politiche del Consiglio provinciale? «Da questo punto di vista ne ho già sentite di tutti i colori: persone che cambiano continuamente idea, che un giorno sono convinti di votare la nostra mozione e quello dopo pensano l'esatto opposto. Secondo me questa votazione sarà una prova del nove: chi davvero vuole l'acqua pubblica la voterà, gli altri, con voto negativo, esprimeranno chiaramente di voler lasciare la gestione ai privati. Perché posso capire che altri movimenti politici possano non condividere le premesse del documento, ma quello che conta e che viene votato è il dispositivo finale, e quello non può non essere condiviso da chi dice di volere l'acqua pubblica». Questa vicenda ci mostra una Lega molto determinata.

Da cosa deriva questa vostra fermezza? «Vogliamo che finalmente si mettano le carte in tavola, e che i partiti dicano chiaramente alla gente quello che vogliono fare. E' giusto che chi ha votato al referendum per una gestione pubblica del sistema idrico sappia con chiarezza come stanno le cose». La vostra scelta non dipenderà anche dal quadro politico nazionale e dalle difficolta' di rapporti tra Lega e Pdl? «Assolutamente no: le scelte nazionali qui non c'entrano nulla. Siamo sempre stati coerenti con i programmi che abbiamo portato avanti insieme alle forze politiche con cui abbiamo governato. Solo che su questa vicenda ci siamo sentiti presi in giro, perché abbiamo trascorso mesi a lavorare sul tema dell'acqua andando in una determinata direzione, poi improvvisamente, durante una riunione, scopriamo per caso che le cose stanno andando diversamente. Questo non è certo quello che si può definire un comportamento corretto. Oggi viviamo in un momento di schizofrenia politica, in cui ideali e ideologie non contano più nulla. Ognuno ormai rappresenta solo se stesso».

di Laura Bosio

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