Crema - Politica:«Ecco perché siamo delusi»

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Chi sono i due consiglieri del «Cinque stelle» e qual è il loro giudizio sulla giunta e i consiglieri.
Sono entrati in consiglio comunale un po’ a sorpresa. Alessandro Boldi e Christian Di Feo, sono i consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle. Meno di 60 anni in due, uno esperto di informatica, l’altro ingegnere, si sono affacciati per la prima volta al consiglio comunale sei mesi fa. «E’ presto per fare un bilancio concreto» dicono, «ma stare dall’altra parte della “barricata” è sicuramente differente, in quanto l’esperienza è molto formativa sia a livello politico che umano, in quanto siamo a stretto contatto con molte figure in gioco». Qual è stato l’impatto che avete avuto, da cittadini comuni, con la struttura comunale? «All’interno del Comune abbiamo trovato tecnici con i quali ci siamo relazionati e confrontati spesso, ma al momento è troppo presto per valutare l’efficacia di questo confronto. Non troppo presto, però, per fare valutazioni su alcuni iter e alcune metodologie che abbiamo trovato obsolete e inefficiente per le quali abbiamo presentato delle proposte di modifica al fine di rendere il tutto più efficiente sia per i rapporti interni del Comune sia per quelli esterni col cittadino».

E con il consiglio comunale del quale siete le facce nuove? «Rimaniamo un po’ delusi. Troppo spesso è teatro di battaglie ancora troppo ideologiche e poco concrete. Solo il fatto che alcune mozioni presentate prima dell'estate non siano ancora state discusse fa capire la lentezza dei lavori del Consiglio. Riteniamo che in questo i consiglieri abbiano la loro responsabilità: la sintesi è merce rara e molti tendono a sfruttare sempre l'intero tempo a loro disposizione, allungano inutilmente i tempi del dibattito. Anche su questo tema ci muoveremo con delle proposte concrete nel regolamento del Consiglio comunale che speriamo verranno condivise. Inoltre, dei 24 consiglieri presenti, troppo pochi sono quelli “attivi”. Vorremmo vedere più iniziativa da parte di tutti i membri del Consiglio, siano essi di maggioranza (che non devono solo alzare la mano) che di opposizione. E cosa ne pensate della giunta Bonaldi?

«Un bilancio obiettivo dopo solo sei mesi di amministrazione non è facile. Certamente vanno scisse le questioni politiche da quelle prettamente amministrative. Le prime sicuramente hanno influenzato molto lo start up della giunta: gli screzi interni con alcune forze di coalizione per le poltrone non hanno messo sotto una buona luce la politica del gruppo, ma la cosa non ci stupisce, in quanto non ci aspettavamo nulla di diverso dalle vecchie logiche operative di partito. Inoltre, capita spesso alle nuove amministrazioni le nuove nomine di CdA: queste hanno attirato le nostre perplessità e critiche, soprattutto riguardo al metodo che riteniamo molto incentrato alla rappresentatività e poco sulla competenza». Lavoro, mondo delle imprese, crisi. Come si sta muovendo secondo voi questa amministrazione?

«La pressione fiscale ha raggiunto livelli ai limiti della decenza e i servizi hanno sempre meno qualità. Qualcosa non funziona, gli equilibri non tornano. La riforma non deve partire solo a livello normativo ma anche nelle modalità, nelle tipologie di lavoro e tutto potrebbe nascere anche a livello di territorio comunale, incentivando sistemi che aiutino aziende e cittadini allo stesso tempo, creando opportunità con nuovi lavori. Un esempio: siamo ancora uno dei pochi Paesi in cui ciò che buttiamo lo chiamiamo rifiuto, quando in realtà si tratta di materie prime secondarie. Poche sono le aziende che sfruttano questo principio e lo hanno trasformato in opportunità e posti di lavoro. Hanno superato le forme standard del lavoro per crearne di nuove. Ecco, sarebbe bello poter incentivare queste nuove politiche sul territorio». Un altro esempio di opportunità? «E’ sicuramente la cultura e il turismo locale. D'altro canto la politica nazionale di oggi non aiuta, per cui iniziare anche dai territori potrebbe essere una soluzione e al momento, la giunta vigente, non ha speso molto. Sul tema lavoro infatti, sono stati aperti e condotti diversi tavoli di discussione e confronto, ma finora non hanno avuto i risultati sperati. Anche l'aspetto “burocratico”, che molti imprenditori lamentano, prima ancora dell'aspetto "tasse" è ancora messo troppo da parte: il famoso Sportello per le Imprese, ad esempio». E su costi della politica e società partecipate?

«I costi della politica, a livello locale, intesi come “casta” sono veramente irrisori, per certi aspetti, tendenti allo zero se confrontati con il tempo e le risorse impiegate. I veri costi sono gli sprechi, quelli che, come MoVimento 5 Stelle, ci stiamo mobilitando a individuare e aiutare la pubblica amministrazione a ridurli, a partire dal Comune. Le partecipate sono veramente un mondo a parte. Come Commissione di Garanzia abbiamo già avuto alcune audizioni importanti, dalle quali emerge una situazione preoccupante per Crema e i Comuni del territorio. Alcune cose sono state fatte, “Scs Locali” ora ha un amministratore unico, ma troppe ancora da fare. La via intrapresa è quella giusta della razionalizzazione e accorpamento, ma il cammino è ancora troppo lento». Il Movimento Cinque Stelle sta crescendo in tutta Italia. Anche a Crema. Perché i cittadini dovrebbero scegliervi?

«Perché il cittadino è il MoVimento 5 Stelle, il mattone elementare. Senza di lui non esisterebbe questo progetto. Chiunque può venire e dire la sua, contribuire con idee, risorse e quant’altro di propositivo, non ci sono vincoli! Noi non chiediamo voti, chiediamo di partecipare. Del mero voto non ce ne facciamo nulla! La gente è stufa dell’incapacità della classe politica attuale e del suo modo di operare. Allo stesso tempo però c’è la tendenza a lamentarsi e al non far nulla. Quel tempo è finito, altrimenti finisce tutto quello per cui stiamo contribuendo e lottando. Molti cittadini hanno capito che non devono aspettare che lo Stato gli entri in casa a portare via televisore, auto, eccetera… per potersi indignare e contribuire a cambiare le cose. Esiste un metodo più pacifico e democratico, chiamato partecipazione. Se vogliamo che le cose cambino i cittadini devono fare parte del cambiamento».

di Michela Bettinelli Rossi

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